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La Maratona di Milano

di Orlando (09/10/2006)

Le sensazioni che ho vissuto ieri, nel seguire la maratona di Milano, sono state contrastanti, un po’ come mi è successo a Torino. L’entusiasmo era conseguente all’ottimo risultato cronometrico ottenuto da Cherono (2° tempo mai fatto registrare in Italia) e dalla presenza di Baldini, in corsa per un test di preparazione in vista di NY. La parte meno entusiasmante era dovuta al completo disinteresse della città per la maratona: per le strade non c’era praticamente nessuno, e quelli che assistevano al transito dei podisti erano gli automobilisti in attesa che la strada si liberasse. Io ero convinto che il cambio di data fosse stato fatto per aver la certezza che ci sarebbe stata la domenica ecologica - quindi con il blocco del traffico - ma così non è stato. Commentare la maratona di ieri è stato facile fintanto che Baldini è stato in corsa: le occasioni per cogliere spunti tecnici erano numerose, com’è logico attendersi da un campione olimpico, per di più italiano e in preparazione per un’imminente importante maratona. Baldini è un maratoneta di grandissima sensibilità tecnica, dote che ritengo fondamentale per eccellere in una disciplina che fa della corretta distribuzione dello sforzo la regola fondamentale. Il suo allenatore, Gigliotti, aveva dichiarato che in corsa Stefano avrebbe seguito una tattica un po’ particolare, di “tira e molla” : su un ritmo previsto di 3’01-3’02” al chilometro, si sarebbe lasciato sfilare dal gruppo di qualche decina di metri, per entrare in leggera progressione. L’obiettivo tecnico era duplice: 1) reagire a situazioni tattiche difficili, 2) addestrarsi a dosare lo sforzo. Se questo era l’obiettivo, penso sia stato bene eseguito perché, in effetti, Baldini spesso si trovava distaccato di qualche metro dal gruppo di testa, ma nel giro di qualche centinaio di metri era nuovamente in pieno contatto. Stefano ha dichiarato invece che l’attardarsi rispetto al gruppo non dipendeva dalla sua volontà, ma dal fatto che le lepri non mantenevano un’andatura regolare. In corsa ho chiesto a Stefano com’era l’andamento della sua frequenza cardiaca, e cioè se fosse costante; mi ha risposto che variava spesso, e questo è segno evidente che l’andatura era appunto irregolare. Dopo lo stop di Stefano, avvenuto al 23° chilometro, la corsa è diventata meno coinvolgente, ma sotto l’aspetto tecnico è stata molto interessante. L’andatura era sempre molto sostenuta, e ciò faceva presagire un’ottima prestazione cronometrica, com’è poi stato. Dopo aver tagliato il traguardo e concluso la telecronaca, ho atteso gli amici maratoneti. Come sempre avviene in una gara impegnativa come la maratona, nella quale basta che un dettaglio non sia perfetto per alterare l’efficienza (fisica e mentale), ci sono quelli che hanno corso bene (si sono migliorati) e quelli che sono rimasti delusi della propria prestazione. Il clima ha secondo me influito in maniera considerevole, perché verso la tarda mattinata (11,30), la temperatura è salita a 22-23° e l’irraggiamento era piuttosto forte, tanto che stare sotto il sole in piazza Duomo era un po’ disagevole. C’è chi non ha avuto problemi con il traffico, ma sono stati quei podisti che hanno corso con ottimi tempi (3 ore), e quelli che invece mi hanno riferito dell’insofferenza degli automobilisti condizionati dal passaggio della corsa. Penso che in una città come Milano sia particolarmente difficile gestire una maratona, ed è però un peccato che la gente e gli automobilisti non sappiano o non vogliano convivere con un evento che, in altre capitali europee, è considerato come un importante aspetto, economico e culturale. Chissà mai se in Italia saremo in grado di acquisire quella cultura sportiva che ci farà vivere le strade piene di sportivi (in genere) come una festa…  

 

Orlando

 

 

Categoria: Maratone
Tag: maratona,milano
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