La mia prima medaglia
Dai maratoneti che domenica hanno corso a Milano ho ricevuto numerosi messaggi di disapprovazione riguardo la mancata consegna della classica medaglia. La questione mi ha fatto riflettere sull’importanza di una gratificazione tangibile per lo sforzo sostenuto: un oggetto di poco valore come la medaglia testimonia a se stessi l’impresa sostenuta. Chi è stato a New York ha potuto verificare quanto i maratoneti siano orgogliosi di indossare la medaglia ricevuta all’arrivo: la indossano la sera quando escono a cena, o all’indomani quando si presentano in ufficio, suscitando l’ammirazione e l’invidia di chi non riesce a correre la maratona.
Si sa che il podista gareggia spesso per migliorare le proprie prestazioni cronometriche e la gratificazione dovrebbe quindi giungere dal tempo conseguito, ma avere un oggetto che simbolizza lo sforzo fatto, è veramente importante. Il mio pensiero è quindi andato alla prima medaglia che ho vinto nella mia carriera, piazzandomi terzo sui 2000 metri alla fase intercomunale dei Giochi della Gioventù. Il ricordo è ancora vivo perché da ragazzino (14 anni) ho vissuto emozioni molto forti: salire sul podio e mettere al collo la mia prima medaglia mi ha gratificato veramente tanto, ed ancora più forti erano le motivazioni che sentivo ogni volta che guardavo quel premio appeso al muro della mia camera, e che mi spingevano a continuare con gli allenamenti. La medaglia, un piccolo oggetto, spesso dal valore economico irrisorio, ma che racchiude tante emozioni, che a volte valgono una carriera. Orlando





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