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Prove sui 1.000 metri

di Orlando (18/10/2006)

Oggi avevo proprio voglia di correre perchè sentivo emotivamente la seduta. Avevo voglia di mettermi alla prova non tanto per verificare se rispetto alla corsa settimana avrei conseguito tempi migliori, ma perché la volta precedente non avevo corso bene come volevo. La passata settimana avevo sostenuto la prima “seria (!)” seduta di ripetute: 5 x 1000m. Spinto dalla voglia di conseguire un riscontro positivo, mi ero fatto prendere la mano ed avevo sì ottenuto buoni tempi (per le mie aspettative), ma l’impegno era stato eccessivo. Questa era stata la sequenza: 3’28/3’31/3’29/3’30/3’32”. Un’altra prova in più non l’avrei sostenuta ed inoltre avevo faticato parecchio nel completare la quarta e la quinta. Sentivo dalla pesantezza delle braccia che avevo invaso abbondantemente il campo anaerobico. Insomma, i tempi erano stati buoni (pensavo di correre attorno ai 3’35”), ma con uno sforzo eccessivo ed un disagio piuttosto elevato.

La seduta di oggi è stata molto più piacevole perché sentivo di essere padrone dello sforzo: i tempi sono stati quasi analoghi a quelli della volta precedente ed inoltre ho sempre corso in controllo. In un paio di occasioni mi sono anche frenato: sentivo che le gambe potevano spingere di più ma il fiato saliva un po’ troppo. In questi frangenti mi ripeto sempre di “aver pazienza” e ricerco l’azione decontratta rilassando i muscoli delle spalle e delle braccia, e tenendo in controllo l’ampiezza della respirazione. Riesco a spostare anche l’impegno muscolare dal lavoro delle cosce (che tende a prevalere in generale ma specialmente nel finale di seduta), all’uso dei piedi. Per evitare condizionamenti del cronometro, durante la seduta non ho mai controllato i tempi. A casa, in sede di registrazione dei tempi nel mio diario di allenamento, questa è stata la sequenza: 3’32”/3’29”/3’33”/3’30”/3’33”/3’30/3’33”. Sono praticamente gli stessi della volta precedente; la soddisfazione riguardo la seduta svolta oggi deriva dal fatto di aver faticato nettamente meno della volta precedente. Insomma, ho gestito lo sforzo e non mi sono fatto condizionare dalla ricerca del tempo. L’aspetto che però maggiormente mi ha impressionato riguarda la durata del recupero. Le prove le corro su strada e in linea facendone una in un senso e una nell’altro. La durata del recupero la gestisco io: avanzo in un senso per un tempo che ritengo sia sufficiente per farmi recuperare parzialmente lo sforzo e sostenere la prova successiva senza scadere troppo nel rendimento. La settimana precedente la durata media del recupero era di 2’20/26”; oggi invece, con grande meraviglia ho notato che in 2 prove sono partito dopo 1’46/50”, e che mediamente stavo a 2’05”. Insomma, non sarò andato tanto più forte della volta precedente, ma pur lavorando di più ho avuto molti meno disagi. Orlando

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