La Maratona di Venezia 2006
Se per il maratoneta l’elevato tasso di umidità è un elemento che condiziona il rendimento, per la RAI la nebbia presente nella laguna veneta ha limitato considerevolmente la telecronaca della Venice Marathon, una gara piuttosto attesa per la presenza di italiani in grado di vincerla. La nebbia che persisteva nella zona dov’erano parcheggiati gli elicotteri non ha permesso loro di alzarsi in volo, mentre in zona partenza e arrivo la visibilità era abbastanza buona. Commentare la maratona di Venezia è sempre entusiasmante, perché le caratteristiche del tracciato rendono particolare l’andamento tattico: non succede quasi nulla di particolare fino a quando s’imbocca il lungo Ponte della Libertà e sullo sfondo appare Venezia. Credo che visualizzare il punto finale della maratona agisca da forte stimolo sui maratoneti, ed è proprio in prossimità del 32-33° chilometro che i corridori iniziano le schermaglie più interessanti. Dei 5 maratoneti in testa alla gara tutti hanno recitato un ruolo da protagonisti, prodigandosi con cambi di ritmo, per tentare di mettere in difficoltà gli avversari e puntare a vincere la maratona. E’ poi sulla zona dei 14 ponti che si decide la gara perché i dislivelli, seppure brevi, incidono sulle residue forze e la selezione si va più dura. Personalmente, questo breve tratto di 4 chilometri è quello che gradisco di più considerando tutte le maratone che commento: mi trovo solo con i maratoneti, visto che nessun altro mezzo mi può seguire, ed ho così modo di “sentire” meglio la gara. I rumori dei motori dei motoscafi e degli elicotteri sono molto lontani ed il contatto con i corridori è più diretto: in questi momenti è più facile avvertire l’ansimare del respiro, l’impatto dei piedi con la superficie, segnali che mi consentono di percepire chi è più o meno in difficoltà. Oltre a ciò, transitare con la bicicletta sul Canal Grande e di fianco a Piazza San Marco, oltre che al ponte dei Sospiri, è un’emozione particolare. Purtroppo riesco a buttare solo un’occhiata a questi luoghi perché è una fase piuttosto concitata visto che al traguardo manca veramente poco, ed inoltre sono sempre un po’ in tensione perché all’altezza del Ponte della Paglia, quello di fianco al Ponte dei Sospiri, devo scendere dalla bici ed affrontare di corsa le rampe. Immagino quale emozione provi il maratoneta amatore quando transita di corsa in questi luoghi ricchi di fascino. Penso che siano pochissime le maratone, e gare in genere, che transitino in luoghi così caratteristici. Orlando





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