Di corsa... all’asilo!
Ecco un’altra di quelle giornate nelle quali le ore non sono di 60’. Anche se questa mattina mi sono alzato sempre molto presto, per progettare la mia giornata di lavoro ed aver il tempo da dedicare ad un po’ di corsa. Alle 11,20, quando sono pronto partire mia moglie mi dice che alle 12,20 devo essere all’asilo a prendere Chiara!
Un’ora mi andrebbe bene per la seduta di oggi (6x1,2km; questa distanza scaturisce dal fatto che il circuito su strada dove correre è lungo appunto 1180 metri), ma sta di fatto che dopo una tirata mi servono almeno 10’ di calma per terminare di sudare. Non so se è l’età, o il fatto che i capelli nella mia testa sono sempre più radi e non trattengono più il sudore come una volta, ma mi sembra di sudare il doppio di tempo fa. Per presentarmi decentemente in asilo devo terminare la seduta alle 12,10 e così mi restano circa 50’ per fare tutto. Ciò comporta che da qualche parte devo limare del tempo:
- non certo nelle prove perché sono al limite, giacché si tratta di stimoli elevati (in questa seduta sono andato anche meglio delle volte precedenti, di 2-3”);
- non certo sul tempo del recupero, ridotto già a 2’ contro i 4’08’-10’ di lavoro e quindi con un rapporto di 1 a 2 (riesco ad arrivare anche a 1’50” ma lo sforzo nella prova successiva è piuttosto disagevole);
- nel defaticamento, ed in effetti sono arrivato a corricchiare per 3’ circa.
Non mi restava quindi che agire sul riscaldamento. Su questo aspetto mi viene da riflettere perché la scorsa estate, a Francesco che partecipava allo stage di Asiago, avevo risposto che un buon riscaldamento doveva durare non meno di 15’ ma anche di più quando si fa dello stretching e degli allunghi. Bene, nella seduta di oggi sono arrivato al circuito dopo 6’10” di corsa lenta; ho avuto la tentazione di partire da subito per la prima prova, ma non me la sono sentita di spingere ad alto impegno il mio organismo. La mia testa sarebbe anche andata incontro al disagio di una partenza così precoce, ma ho preferito percorrere un giro del circuito. In ogni caso il riscaldamento è durato 11’50”; senza pensarci mi sono “buttato” subito con la prima prova (senza soluzione di continuità tra riscaldamento e lavoro intervallato), che non è venuta poi tanto male (la seconda della seduta come tempo), ma ho avvertito chiare le difficoltà muscolo – organiche nei primi 2-3’ di corsa elevata. In questi casi cerco di stare rilassato e lasciar lavorare i piedi soprattutto cercando di correre in agilità con tutto il resto del corpo.
In definitiva: durata della seduta 51’30” tutto compreso; neppure il tempo di pensare se stavo faticando tanto mi sentivo il “cuore in gola”. Ad ogni giro certamente guardavo l’orologio, non tanto per verificare i tempi quanto per capire quanto avrei potuto ancora correre. Alla fine della seduta non mi sembrava neppure di aver fatto fatica. A questa ci penserò domani! Orlando
Maratona di Firenze – prima volta in bici
Per domani ho in programma l’ultima telecronaca Rai della stagione in occasione della maratona di Firenze, un impegno diventato ormai routine se non fosse che è per me la prima volta che pedalo, a seguito dei maratoneti, nel capoluogo toscano. Mi sento un po’ proprio come i podisti che affrontano la lunga distanza su di un percorso che non hanno mai sperimentato. Sulla carta conosco benissimo il tracciato, ma viverlo direttamente sulla strada è un'altra cosa. Vivo questa esperienza con entusiasmo proprio perché è nuova, e mi aspetto di godere del fascino che ha tutta la città. Sono però anche curioso di verificare le sensazioni che avrò nello stare in bicicletta in un tracciato non semplice perché caratterizzato da parecchie curve, e proprio nei cambi di direzione incontro le maggiori difficoltà. Seguire la corsa in bici comporta che mi debba muovere in un certo modo rispetto ai podisti. Praticamente sempre faccio le mosse contrarie: quando i corridori “tagliano” la curva io devo allargare; quando si spostano verso un lato della strada io vado sull’altro, in maniera da non interferire mai sulla loro azione di corsa. Quasi mai anticipo la corsa, se non quando voglio guardare in faccia i corridori per studiare le loro espressioni, perché è facile essere d’intralcio ai loro movimenti. Ci sono alcune maratone, ed in modo particolare quelle che si svolgono in parte nel centro storico, che accentuano gli spostamenti da una traiettoria lineare per i cambi di direzione, e come riportato prima, aumentano le difficoltà per me in bici.
Il tracciato di Firenze ha molte, tantissime curve, e le strade sono anche spesso strette; prevedo quindi che non sarà semplice stare alle spalle dei maratoneti in testa alla corsa. Inoltre, nel centro storico di Firenze ci saranno tratti dalla pavimentazione particolare. Lo scorso aprile ho preso parte alla mezza maratona del Vivicittà (percorrendo però solo 15 chilometri perché era una tra le prime uscite podistiche), ed ho incontrato forti disagi negli appoggi. La pavimentazione delle strade di Firenze non è formata da quei cubetti di porfido che noi definiamo come “sampietrini”, ma da lastre di sasso più lunghe e più larghe (circa 20 x 40 cm). Tali lastre hanno la particolarità di essere molto usurate nel centro; spesso presentano un “buco” profondo anche più di 5 cm che incide fortemente sulla stabilità del piede in appoggio. Mi aspetto quindi che stare in sella non sarà agevole: se lo scorso aprile, all’indomani della corsa avevo le caviglie indolenzite, lunedì prossimo penso che avrò il soprassella… particolarmente dolorante. Buona corsa a tutti. Orlando
Riposare o correre? La sindrome del cavallo da corsa
Questa è la domanda che mi faccio quando svolgo la seduta il giorno successivo ad uno di riposo. Le sensazioni che avverto nella prima parte della seduta che segue una giornata di riposo sono piuttosto negative: gambe pesanti, legnose e respirazione più elevata del solito che fa fatica ad arrivare a regime con il “giro delle gambe”. Mi servono almeno 20’ di corsa, ma a volte anche mezz’ora, per ritrovare quella facilità di corsa che invece avverto quando mi alleno tutti i giorni, e nella prima parte della seduta di ripresa mal tollero di correre goffo e pesante. Mi viene da pensare quindi che sarebbe meglio non riposare mai, ma l’ipotesi di correre tutti i giorni non è né realizzabile, visto l’elevato carico di lavoro che sto sostenendo in questo periodo, né ottimale. Dopo certe sedute, specialmente quelle della domenica quando cerco di percorrere parecchi chilometri, le gambe sono veramente indolenzite e andare a correre con i muscoli particolarmente affaticati e le articolazioni “doloranti”, mi espone ad un elevato rischio d’infortunio. Per ora, quindi, non mi resta che subire gli effetti del post riposo. Osservando la mia situazione tecnica da un altro punto di vista, posso affermare che sto rivivendo quella che in letteratura sportiva é indicata come la sindrome del “cavallo da corsa”. Quando qualche anno fa percorrevo un elevato chilometraggio e sostenevo parecchi carichi specifici di allenamento, fare un giorno di riposo o ridurre considerevolmente il chilometraggio per alcuni giorni consecutivi, mi faceva avvertire sensazioni fisiche particolarmente negative, peggiori rispetto a quando correvo di più. Anche adesso avverto migliori sensazioni (muscolari e d’impegno respiratorio) quando corro tutti i giorni e sostengo sedute che non siano basate solo sulla corsa lenta, oppure quando mi alleno su tracciati comprendenti saliscendi. Orlando





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