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Missing - Scomparso

di Orlando (30/01/2007)

La prima volta che una mia foto è stata pubblicata in un giornale (Giornale di Vicenza), era la primavera del 1971: mi ero piazzato al 3° posto di una corsa ciclistica della fase comunale dei Giochi della Gioventù. Era stata una gran bella soddisfazione alla quale ne sono seguite altre, e in quegli anni raccoglievo in un grande quaderno gli articoli e le foto riferiti alla mia attività sportiva. Con il passare del tempo le mie apparizioni sui giornali e sulle riviste sono state sempre più numerose; solo dall’autunno del 1984 non sono più stato in grado di far fronte alla catalogazione. Ovviamente è da molti anni che non faccio più caso alle mie foto che appaiono sulle riviste e sui giornali, anche se non passa inosservata una foto che mi ritrae. Oramai è più la curiosità della circostanza che mi spinge ad osservare il contesto della foto, la quale ha la prerogativa di suggellare un momento particolare, quasi sempre un incontro con una persona, oppure la testimonianza di un evento. Tutto per affermare che “io c’ero”.

Ma questa certezza qualche volta può non essere tale se quell’evento non è testimoniato dalla mia immagine. Come posso affermare che quel giorno ero in quel luogo, se non ho le prove per dimostrarlo? Mia moglie cosa può pensare quando le assicuro che quel preciso week end ero in un certo posto e non ho le prove d’immagine per dimostrarlo?

In questi giorni mi è capitato di osservare due foto rese pubbliche nelle quali … non ci sono! Entrambe riportano un contesto ben preciso perciò è impossibile che … non ci fossi.

Io sono sicuro che c’ero … o forse no?!? Orlando

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Il freddo è arrivato

di Orlando (26/01/2007)

Come previsto il freddo è arrivato. Peccato per le mie uscite podistiche, ma ovviamente ogni stagione ha le sue caratteristiche e, senza freddo, pioggia e neve, l’inverno di quest’anno sarebbe stato un inverno troppo mite. Finora non avevo mai messo la calzamaglia e i guanti per correre, in realtà non li ho messi neppure oggi, anche se ho aumentato un po’ la lunghezza dei pantaloncini arrivati appena sotto il ginocchio e lo spessore degli indumenti.

Speravo di poter correre così poco abbigliato fino all’arrivo della primavera. Correre con il freddo mi piace veramente poco; mi chiedo come ho fatto ad abitare per 6 anni sull’Altopiano di Asiago dove d’inverno correvo sempre sotto zero (quando praticavo il duathlon pedalavo anche con questo freddo).

Di corse con il freddo ne ho fatte tante: in particolare, ricordo una volta di essere rientrato dall’allenamento dopo 2’30” di corsa. Mi trovavo ad Alamosa (2300 metri sul livello del mare), in Colorado, ed era mattina, molto presto; faceva ancora buio e senza esitare sono uscito dall’hotel. Non mi sono preoccupato di come fosse la temperatura all’esterno, ma dopo poco che correvo avevo il naso gelato e gli occhi che lacrimavano in continuazione. Il disagio era così elevato che non ho voluto soffrire ulteriormente. Ho poi scoperto che i gradi sottozero erano 23, e in più soffiava anche il vento. Quella giornata mi sono allenato più tardi, verso mezzogiorno, approfittando del fatto di essere in un bel posto, nel parco Great Sand Dunes. Anche a quell’ora però faceva veramente freddo, ma non potevo saltare la seduta: dopo tutto ero un professionista e correre era il mio mestiere.

La seduta di oggi, nonostante il calo di 10° della temperatura, non è invece andata male. Ho corso 4 ripetute di 2,4km con un rendimento un filo inferiore al mio solito (2” a giro). La temperatura più bassa mi ha fatto sentire lo sforzo di più del solito, anche a causa di quella brezza gelida che contribuisce a farmi sentire i muscoli più rigidi. Ma soffrire è parte fondamentale della filosofia del podista… e naturalmente, alla fine, mi sono sentito soddisfatto! Orlando

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Correre... di corsa!

di Orlando (18/01/2007)

Anche oggi, quando è stato il momento di alzarmi dalla scrivania per andare a correre, mi sono sentito con un senso di disagio. Con mia moglie si era deciso però che si “doveva” andare a correre, anche solo per qualche decina di minuti, ma dovevamo darci il supporto motivazionale per evitare di farsi prendere dal vortice del lavoro, e così tra un telefono che squillava ed una tabella da finire, ci siamo imposti di uscire. Il tempo a disposizione era inferiore ai 60 minuti e così mi sono trovato a sostenere una delle più brevi fasi di riscaldamento della mia carriera: 6’15”. Mi sono cimentato in una seduta di corsa media perché lo sforzo superiore alla corsa lenta mi “cattura” il pensiero e la mia attenzione va alla gestione dello sforzo e della fatica. La seduta è venuta veramente bene, con buon rendimento e buone sensazioni, ma il mio attuale “punto debole” è quello di cercare di correre in circuito. Se penso di sostenere la corsa media su di un giro grande mi sembra di disperdere la mia concentrazione; correre invece sul circuito dove faccio le ripetute (1,180km) mi consente di mantenere il pensiero su quanto sto facendo. Affermare che non penso al lavoro mentre corro non è corretto; durante la seduta mi capita di riflettere sull’allenamento da approntare a qualche atleta, oppure su come impostare un articolo o trovare lo spunto per una riflessione, ma è un pensiero che dura pochi istanti perché il controllo e la gestione dello sforzo che sto sostenendo richiede la mia attenzione.

In questi frangenti, sia io che mia moglie abbiamo la sensazione che “corriamo di corsa”, e cioè con la fretta di finire. Una volta, infatti, impostavamo la seduta sul chilometraggio e ci trovavamo a percorre la distanza programmata sempre di fretta e con tempi inferiori, con il fiato ed il cuore in gola anche quando doveva essere un allenamento tranquillo. Successivamente abbiamo deciso di correre “a tempo”, ma ugualmente alla fine della seduta abbiamo l’impressione che quel tempo sia … volato. Orlando

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