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Il comportamento del podista

di Orlando (28/02/2007)

Un amico mi ha riportato delle difficoltà di correre bene nella fase di partenza Alla Roma Ostia di domenica scorsa, aspetto da considerare quando si partecipa ad una manifestazione così frequentata. Per quanti sforzi facciano gli organizzatori, inevitabilmente far partire tanti atleti comporta disagi che gravano maggiormente sui podisti che sono più indietro nel gruppo. Gli aneddoti che mi sono stati raccontati sono di vario tipo; pur di partire davanti si fa di tutto, come anche scannerizzare il pettorale dell’amico che ha un tempo migliore e parte più avanti. Una volta piazzati davanti si butta il pettorale falso.

Come avevo già riportato in un altro intervento, è una questione di mentalità sportiva, ma anche di educazione e di rispetto del prossimo, qualità che noi mediterranei non avvertiamo come aspetti importanti. Si pensi per esempio a quello che avviene sulle strade, quando siamo alla guida dell’automobile. Un’auto che ti arriva da dietro a velocità nettamente superiore alla tua, quando stai guidando nel rispetto del limite di velocità, fa sentire la sua presenza ancora a centinaia di metri di distanza lampeggiando con gli abbaglianti. Niente di male, fatto il sorpasso, ci si mette da parte per far passare quell’autista frettoloso e quindi sotto stress. Un amico americano mi raccontava della sua esperienza alla guida di un’auto sulle strade italiane, e mi riferiva che lampeggiare all’automobilista che ti sta davanti è un gesto incivile, che scredita la persona che lo fa. Concordo pienamente con questo giudizio. Se un podista americano gareggia in Italia, ha la stessa sensazione quando vive l’esperienza dell’allineamento per la partenza. Anche alla maratona di New York, corsa nella quale “conquistare” un posto avanzato è operazione molto ambita dai podisti stranieri, gli americani hanno un atteggiamento molto più rilassato. L’allineamento alla partenza di questa corsa avviene, solo per gli americani e per pochi altri, in modo molto rilassato; essi si piazzano a livello dei cartelli nei quali è riportato il tempo che pensano di fare in quell’occasione. Non ci sono sbarramenti a limitare la possibilità di spostarsi da un’area all’altra della partenza. Vi immaginate noi italiani avere questa opportunità di scelta? Sono certo che tutti i podisti sarebbero a ridosso dei top runner; al podista nazionale manca questo senso di correttezza.

Nel 1985 ho partecipato ad una corsa su strada in California; la persona che mi doveva portare nella località della gara aveva avuto difficoltà a parcheggiare, e mi sono trovato a fare un riscaldamento molto affrettato e piuttosto breve. Quando mancavano poco più di 5’ alla partenza ero ancora nella coda del gruppo dei partecipanti, oltre 5 mila, e vedevo lo striscione di partenza ben lontano. Avevo il cuore in gola per il timore di non riuscire ad essere sulla linea di partenza e cercavo strade alternative per arrivare il più avanti possibile. Tale operazione mi aveva portato ad avanzare fino a metà gruppo ma mancavano ancora parecchie decine di metri per essere in fronte al gruppo. A quel punto mi sono intrufolato tra i podisti e con passo affrettato ed un po’ forzoso cercavo di avanzare; i podisti gentilmente si spostavano per consentirmi di avanzare. Credo che la gente non mi riconoscesse e quindi avanzavo solo per gentile concessione. Arrivare sulla linea di partenza è stato molto più facile di quanto pensassi, sia perché nessuno ha fatto rimostranze, sia perché i podisti non erano ammassati. Tra i vari gruppetti di concorrenti c’era tutto lo spazio per camminare con tranquillità, cosa che feci per non evidenziare quell’ansia che sentivo dentro. Nessuno mi ha spinto, nessuno mi ha urtato. Se volevo essere davanti in partenza potevo farlo tranquillamente, e come l’avevo fatto io, poteva farlo chiunque. Non c’erano transenne, corde, nastri, nessuna restrizione e attorno a me c’era tutto lo spazio per accogliere altri podisti, ma lo faceva solo chi voleva partire davanti. Tutti gli altri corridori si erano allineati dove a loro più aggradava. Orlando

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La Roma-Ostia

di Orlando (22/02/2007)

Domenica è in programma la Roma Ostia, la mezza maratona più partecipata in Italia. Questa manifestazione è molto frequenta perché è senza dubbio ben organizzata, ma anche perché ha un percorso scorrevole, nonostante alcune salite iniziali, ed è piuttosto probabile migliorare il proprio primato. Il gran successo di questa mezza maratona sta anche nel fascino che incarna: personalmente l’ho corsa, con rammarico, una sola volta, nel 1978. Nello stesso anno ho però corso un’altra manifestazione sullo stesso tracciato della Roma Ostia, ma in quel caso si trattava di una maratona, valevole per il titolo italiano, e quindi con un allungamento del percorso nella pineta di Castelfusano. In questa seconda partecipazione le soddisfazioni furono maggiori rispetto alla prima perché, arrivando 6° assoluto, conquistai la prima maglia azzurra di maratona. Dell’ambiente nella quale si svolge la mezza maratona di domenica, la pineta di Castelfusano, ho un piacevole ricordo perché per alcuni mesi ho risieduto ad Ostia, e lì vi svolgevo i miei allenamenti. La pineta è veramente un gran bel posto dove correre ed ho percorso tanti chilometri in solitudine, situazione che mi ha fatto apprezzare maggiormente il contesto naturalistico.

Domenica non sarò presente alla mezza di Ostia; avrei sperato di poter partecipare a questa gara, anche per suggellare un rientro alle competizioni (con rendimenti peraltro modesti), ma gli impegni non me lo consentono.

Sarò però ben rappresentato perché ben 37 miei allievi vi correranno. La mia speranza è che tutti loro riescano a tagliare il traguardo segnando il proprio primato.

Ovviamente un augurio di correre al meglio, e al massimo, va a tutti i partecipanti! Orlando

Categoria: gare
Tag: Roma-Ostia
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Cara… maratona di New York

di Orlando (17/02/2007)

E’ tipico degli atleti di alto livello programmare a lungo termine la propria attività agonistica. Quando Baldini vinse la maratona olimpica di Atene dichiarò di puntare alla maratona olimpica di Pechino passando per le gare di campionato (mondiale ed europeo), la maratona primaverile di Londra e un paio di maratone autunnale. Tale programmazione è conseguente alla scelta di concentrare le proprie energie sugli obiettivi agonistici più importanti. Un amatore non ha questa lungimiranza agonistica e programma al massimo la maratona che correrà in quella stagione, ed anche in questo caso la scelta è sempre incerta perché molti podisti cambiano idea da una settimana all’altra.

Da qualche tempo anche l’amatore che ambisce a correre una maratona all’estero deve deciderlo parecchio tempo prima, perché le maratone più popolari pongono un limite al numero delle iscrizioni. Parigi, Londra, Berlino, New York e Boston da anni raggiungono senza problemi il numero massimo di iscritti che si prefiggono. Pertanto, il podista che vuole partecipare a queste popolari maratone deve decidere d’iscriversi molti mesi prima del giorno della gara. Quella di New York è la maratona più richiesta e più ambita, e se fino allo scorso anno potevano bastare 3-4 mesi di tempo per garantirsi il pettorale, quest’anno non sono sufficienti neppure 8 mesi. In questi giorni c’è stata una richiesta di iscrizioni così elevata che probabilmente per la fine di febbraio non ci saranno più pettorali disponibili. La grande richiesta di adesioni ha portato ad una corsa al pettorale dai contorni impressionanti: nelle giornate di lunedì e martedì di questa settimana il mio fax ha consumato oltre 200 metri di carta per ricevere i moduli d’iscrizione, e di ora in ora l’agenzia che mi rivende i pettorali m’informava dell’esaurimento di specifici pacchetti. Mai avrei pensato ad una situazione così particolare, che ha spiazzato tanti dei podisti ancora incerti. Questi, vistisi pressati da tempi molti ridotti per una scelta economica di non facile portata, hanno desistito. Una scelta senza dubbio condivisibile, perché disporre di una cifra importante da impegnare molti mesi prima non è affatto facile. Tutto sommato i prezzi per la trasferta a NY del prossimo novembre non sono tanto diversi da quelli dello scorso anno, ma ad “irritare” maggiormente quanti hanno rinunciato alla trasferta è l’elevatissimo costo del pettorale: 350 dollari. Il nuovo gruppo organizzatore della maratona di NY, quasi completamente rinnovato rispetto agli ultimi anni, ha deciso di puntare in maniera molto forte sull’aspetto business (non che prima tale punto di vista non fosse considerato), e ci sta riuscendo molto bene. La legge della domanda e dell’offerta che regola i prezzi di mercato sta dando loro ragione. Nonostante il forte aumento del prezzo d’iscrizione, i pettorali disponibili sono rimasti pochissimi. Quanti hanno rinunciato alla trasferta a New York di quest’anno lo fanno ovviamente a malincuore, convinti di potersi rifare nei prossimi anni. Sembra però che la situazione negli anni a venire non sarà tanto diversa da quella attuale; il costo del pettorale non si abbasserà di certo; il valore del dollaro non sarà più così basso come quello attuale, tanto che si prevede un apprezzamento sull’euro già dal prossimo autunno, e lo stesso vale per il prezzo del petrolio, che fortemente incide sulle tariffe aere. Insomma, nonostante tutto, la trasferta alla maratona di NY di quest’anno non è proprio così cara. La partecipazione alla maratona di NY sarà sempre più ardua dal punto di vista economico e quei podisti desiderosi di correre all’estero dovranno ripiegare sulle altre maratone internazionali. Non credo però che le manifestazioni più ambite e popolari non seguiranno la strada degli organizzatori di NY; anch’essi, una volta assodato che le richieste di partecipazione saranno sempre maggiori della disponibilità di pettorali, aumenteranno il costo dell’iscrizione. I podisti più lungimiranti si metteranno quindi alla ricerca della manifestazioni più convenienti, che sono veramente tante e anche suggestive. Certo che in queste corse non si respirerà mai l’atmosfera della maratona della Grande Mela! Orlando

Categoria: Maratone
Tag: maratona,newyork
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