Agosto 2007

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1.500 metri di Osaka

di Orlando (30/08/2007)

La competizione sui 1500 metri è fra quelle che maggiormente mi appassionano perché è un concentrato di velocità e di resistenza, aspetti che come podista ho sempre desiderato di possedere. Nei meeting, quando si corre spesso per cercare un’esaltante prestazione cronometrica e la gara è condotta dalle lepri, c’è poco spettacolo; molto diversi sono invece gli sviluppi tattici nelle competizioni valide per conquistare un titolo e una medaglia. In queste circostanze l’aspetto tattico consente di conseguire ottime prestazioni, oppure di fallire l’obiettivo.

La gara di Osaka è stata molto avvincente, con un epilogo previsto ma non scontato, perché la sfida poteva essere aperta almeno a 3 favoriti: Lagat, Ramzi, e Baala. La squalifica di quest’ultimo in semifinale ha contribuito ad aumentare le possibilità di vittoria degli altri due, che hanno corso rispettando i pronostici. La corsa di Lagat, nettamente vincitore, è stata molto accorta, perché ha sempre evitato (contrariamente a Ramzi) di farsi imbottigliare nella corsia interna dagli altri atleti. Vedere campioni correre - e vincere - con tale autorità, impressiona. Lagat è sempre stato un fortissimo atleta, specialmente sui 1500 metri, e negli ultimi 2 anni ha cercato spazio, con successo, anche sui 5000 metri visto che dispone di un finale di gara in grado di contrastare atleti come Bekele.

Oltre ad essere veloce e tatticamente molto accorto, l’ex keniano ha una delle azioni di corsa più belle dal punto di vista tecnico. Lagat ha un’impostazione che spesso cito ad esempio durante gli stages quando devo evidenziare la massima efficienza di corsa, fatta di elasticità e reattività muscolare. Orlando

 

Categoria: gare
Tag: Mondiali
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10.000 metri di Osaka

di Orlando (27/08/2007)

Durante le settimane di stage, il lunedì è giorno di test e, dopo che la mattina si è lavorato al campo, nel pomeriggio sono impegnato a decodificare svariate decine di test. Ma nonostante il forte carico di lavoro non ho potuto non seguire la finale dei 10 mila metri maschile.

E’ stata una competizione particolarmente aggressiva, con un esito finale per nulla scontato, tanto che Bekele ha dovuto esprimere sia il suo massimo potenziale sia il migliore acume tattico. Il copione della gara è stato praticamente rispettato come previsto alla vigilia: ritmo veloce e costante per fare la massima selezione. L’eritreo e campione del mondo di corsa campestre, Zersenay Tadesse, si è messo in testa alla corsa impostando un’andatura con la quale sperava di sgretolare la tenuta degli etiopi così come avvenuto al mondiale sui prati di Mombasa. La corsa in pista non consente di fare la stessa selezione che si può avere quando si corre sull’erba (che contribuisce a rendere lo sforzo precario), e quindi l’azione seppure molto sostenuta di Tadesse non è stata efficace per mettere in difficoltà i forti etiopi.

I livelli di caldo e l’umidità di Osaka erano come quelli di Mombasa, ma non sono stati alleati del campione di cross, probabilmente perché gli altri africani compagni di fuga si aspettavano questa impostazione tattica. I 5 giri finali mi sono piaciuti molto perché fino all’ultimo Tadesse si è battuto dando fondo ad ogni sua energia, ma nulla ha potuto fare contro l’accelerazione dapprima del keniano Mathathi, e a seguire di Sihine.

Con una netta progressione l’atleta in maggiore difficoltà è sembrato essere proprio il campione uscente, che lasciava alla coppia di testa anche un paio di metri, distanza molto contenuta ma che può evidenziare anche una minima ma significativa difficoltà. Al suono della campagna Sihine ha cambiato nettamente ritmo anticipando l’attesa volata di Bekele, ancora in apparente difficoltà. Quel leggero divario che ancora divideva Bekele dal compagno di squadra sembrava mettere in luce proprio le difficoltà del campione uscente, ma la posizione tenuta da Bekele altro non era che un atteggiamento particolare per controllare i movimenti degli avversari. Quel leggero svantaggio che l’etiope ha accusato nei 2 giri finali ho pensato fosse dovuto all’incapacità di mantenere l’andatura degli avversari, mentre altro non era che una posizione di controllo, e probabilmente un atteggiamento atto a mascherare le sue potenzialità.

Sihine ha probabilmente pensato al mio stesso modo e, per dare il colpo di grazia al connazionale in apparente difficoltà, ha letteralmente sparato tutte le energie che aveva in corpo nonostante il traguardo fosse ancora un po’ troppo lontano per la fortissima accelerazione messa in atto. La precoce volata di Sihine ha spianato la strada per la vittoria di Bekele il quale, dando ancora un po’ di spazio all’azione del compagno di squadra, ha atteso che le spinte del suo avversario perdessero efficacia per l’eccessivo accumulo di acido lattico prima di passare al contrattacco. L’azione vincente di Bekele è stata veramente aggressiva, ed evidenzia come questo corridore sia molto forte sia in volata sia sul ritmo, ma anche abile e smaliziato stratega. Senza dubbio la sconfitta subita a Mombasa è servita, e la fine di una carriera, come qualcuno aveva pensato, è ancora molto - ma molto - lontana. Orlando

Categoria: gare
Tag: Mondiali
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Osaka. Maratona maschile

di Orlando (25/08/2007)

Quando le condizioni climatiche sono particolarmente difficili, come quelle che ci sono state nel giorno della maratona di Osaka a causa dell’alto tasso di umidità e del caldo, la tattica di corsa invita ovviamente alla prudenza, per evitare che l’organismo sia esposto allo stress eccessivo della termoregolazione. Per questo motivo il ritmo di corsa della competizione maschile è stato molto prudenziale, e nonostante ciò la selezione è stata molto forte, specie quando i corridori meno adattati a tali condizioni climatiche si sono trovati al limite della propria efficienza. Penso che il precoce ritiro di Bourifa abbia questa causa: per gran parte dell’estate Migidio si è giustamente allenato in quota a Livigno, con condizioni climatiche favorevoli per gli allenamenti che doveva sostenere, ma credo che sia sceso dalla quota troppo a ridosso del giorno della maratona, non avendo così la possibilità di ricercare gli adattamenti termoregolatori specifici. Sotto questo aspetto fisiologico, Bourifa è stato anche “sfortunato” in quanto dalla metà di agosto nel nord Italia il clima non era più tipicamente estivo: i temporali hanno contribuito ad abbassare considerevolmente la temperatura dell’aria, che è stata mediamente inferiore di almeno 10° rispetto a quella che Migidio avrebbe trovato ad Osaka.

I maratoneti che nel corso della competizione hanno reso meglio non sono stati di per sé quelli dotati delle prestazioni cronometriche migliori, bensì coloro che hanno avuto gli adattamenti ambientali ottimali. La selezione è stata quindi molto forte sotto l’aspetto dell’efficienza fisica generale e non tanto sotto il versante delle capacità aerobiche.

Il finale di gara è stato veramente avvincente per la conquista dei posti immediatamente successivi al podio. Al giapponese Ogata va il merito di avere animato un finale di gara che sembrava precocemente cristallizzato nei piazzamenti di classifica. La rimonta del nipponico ha stimolato sia lo svizzero Rothlin, sia il rappresentante dell’Eritrea a dare la caccia al keniano Kiplagat, precario terzo, e al vincitore della maratona di Venezia del 2006, il qatarino Shami, apparentemente “tranquillo” al 2° posto grazie ad un buon vantaggio cronometrico, che però si è rapidamente eroso.

Gli ultimi 2km della maratona sono stati veramente avvincenti e ad impressionare maggiormente è stata la prestazione dello svizzero. Non è frequente vedere un corridore bianco mettere in difficoltà il dominio africano; sembra che l’eredità di Baldini debba passare sulle spalle di Rothlin, e questo passaggio di testimone potrebbe essere avvenuto già in questa edizione dei mondiali. Il biglietto da visita presentato dal corridore d’oltralpe è da tenere a memoria in vista della maratona olimpica di Pechino. Rothlin è un corridore molto motivato, in costante crescita atletica e abile nel gestire situazioni tattiche di vario tipo. La chiave di volta del suo forte incremento di prestazioni è da imputare ad un atteggiamento mentale particolare: per preparare al meglio le maratone degli Europei di Goteborg e dei Mondiali di Osaka è andato ad allenarsi a Eldoret in Kenia, con il gruppo di Martin Lel (seguito dall’equipe del dott. Rosa). Il contatto diretto continuo con l’ambiente atletico keniano ha consentito allo svizzero di sviluppare quell’atteggiamento mentale - aggressivo e determinato - tipico dei corridori degli altipiani. Da sempre il dott. Rosa evidenzia che i keniani sono più forti del resto dei corridori non solo per le particolari doti fisiche, ma soprattutto per lo speciale atteggiamento mentale nell’affrontare elevati carichi di allenamento. Secondo il dott. Rosa i bianchi peccano di poca determinazione in una preparazione portata ai limiti delle capacità dell’atleta.

Fra una settimana si correrà la maratona femminile: credo che le nostre rappresentanti potranno fare una buona prova perché, non essendo dotate di prestazioni cronometriche tali da porle in un contesto particolarmente competitivo, faranno dell’attendismo la loro tattica. Se le condizioni ambientali saranno come durante la corsa maschile la selezione sarà molto forte, e saper dosare bene le energie sarà la tattica che premierà. L’attendismo non dovrà però essere eccessivo, vale a dire che non potranno stare troppo lontane dalla testa della gara, perché la rimonta potrebbe non essere adeguatamente premiante. Orlando

Categoria: gare
Tag: Mondiali
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