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Nel cratere degli Astroni

di Orlando (24/09/2007)


Tra i lavori che mi sarebbe piaciuto fare c’è la guardia forestale, ma ancora di più il geologo. Da sempre ho avuto la passione per questa professione, tanto che l’unico collezionismo che pratico è quello di minerali e fossili. Inoltre, ho sempre subito il particolare fascino dei vulcani e dei fenomeni correlati come i terremoti (mi attira molto per esempio l’idea di poter camminare sulla faglia di S.Andrea), e al di là dell’evento catastrofico, mi affascina la manifestazione di vitalità della terra.

Lo scorso week end ho potuto vivere un’esperienza particolare, che ha combinato la mia passione per la corsa con quella per la “geologia” perché, in occasione del giro podistico a tappe “Le colline di Napoli” del quale sono testimonial sin dalla prima edizione, sono entrato nel cratere degli Astroni. La seconda tappa del giro si è tenuta in questa suggestiva località, ora oasi del WWF. E’ stato affascinante entrare nella caldera di questo vulcano spento nel quale, contrariamente all’ambiente circostante, regna il silenzio e la vegetazione è fitta e rigogliosa. E’ interessante verificare come il microclima che regna dentro il cratere abbia determinato un’inversione climatica per la quale, nel fondo del cratere, 250 metri più in basso dell’entrata, si trovano piante e fiori tipici di una quota di mezza montagna (600-800m), mentre sul bordo della caldera la vegetazione è invece tipica della fascia climatica del sud Italia. Ed in effetti, man mano che si scendono i 150 scalini, si avverte una piacevole frescura.

Una volta arrivato sul fondo del cratere incrocio un sentiero in terra battuta largo 3 metri circa, ed avvolto in un tunnel naturale creato dalla vegetazione. L’atmosfera è veramente piacevole e suggestiva, e mettersi a correre è una sensazione che nasce spontanea. Anche per tanti podisti napoletani è stata una vera sorpresa scoprire questo suggestivo posto e per tutti l’idea comune è che qui sarebbe veramente piacevole correre con maggior frequenza. Purtroppo, e/o fortunatamente, l’accesso all’oasi degli Astroni è limitato e controllato, per cui questo angolo di Napoli è ancora ben conservato.

Visto il successo di questa tappa del giro delle Colline, l’hanno prossimo il circuito di poco più di 3 chilometri che i podisti hanno percorso due volte sarà sede di un’ulteriore tappa. E io non vedo l’ora di ritornarci.

La mia visita non è finita qui: nel pomeriggio non ho potuto mancare l’invito di alcuni amici per visitare la solfatara di Pozzuoli…. Orlando

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Via MMS

di Orlando (24/09/2007)

Dal fondo del cratere

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Abebe Bikila e la corsa a piedi nudi

di Orlando (21/09/2007)


Sabato scorso a Roma si è svolta una manifestazione podistica di 11 chilometri in memoria di Abebe Bikila e della conquista del titolo olimpico nella maratona dei Giochi di Roma del 1960. Le foto che ritraggono l’etiope in corsa e mentre taglia il traguardo sotto l’Arco di Costantino sono tra le più famose e più memorabili del mondo atletico, assieme a quelle di Dorando Pietri.
Della seconda vittoria olimpica di Bikila, quattro anni dopo a Tokio, le immagini sono rimaste molto meno famose. La differenza d’impatto mediatico tra le due competizioni è senza ombra di dubbio dovuta al fatto che Bikila a Roma ha corso la maratona scalzo. In realtà, Bikila è partito con le scarpe ai piedi e le ha tenute per 1/3 del tracciato, prima di lanciarle sul furgoncino dei fotografi e dei giornalisti che seguivano la gara, come evidenziato nei filmati dell’epoca.

Sono stati anche altri i corridori che hanno corso con successo senza indossare scarpe, tra le quali la sudafricana Zola Budd, ma anche il campione mondiale delle siepi Christopher Koskei, che faceva riscaldamento senza scarpe, ma dentro lo stadio invece metteva le scarpe chiodate. Qualcuno affermava che lo faceva per lo sponsor, visto che le scarpe non le usava mai, neppure in allenamento.

Sulla scia di questi campioni, anche un corridore marocchino di buon livello che gareggiava in Italia, Boubia, correva sempre scalzo, ed una volta ha tentato di imitarlo un suo connazionale, l’emergente (1988) Saleh Qouchachie, in occasione del giro podistico dell’Umbria. Nel corso di una tappa, Saleh si è tolto improvvisamente le scarpe perché lo aveva visto fare da Boubia, ma mentre quest’ultimo aveva uno spesso strato di calli, l’amico più giovane aveva invece la pelle morbida. Dopo poche centinaia di metri corsi sull’asfalto le piante dei piedi di Saleh erano tutte sanguinanti, e purtroppo anche le canottiere di noi che gli correvamo dietro, avevano i segni delle sue ferite. Orlando

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