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In partenza per New York

di Orlando (30/10/2007)

Con ancora in mente i ricordi della maratona di Venezia, sono già proiettato a quella di New York. Il lungo viaggio che devo fare per andare oltre oceano fa vivere ancora più intensamente questa trasferta perché arriverò in città prima della gara parecchi giorni prima, ed avrò così modo di vivere il crescendo di emozioni che portano al giorno della maratona.

L’agenda che ho è fitta di impegni; solo giovedì non ho appuntamenti e così potrò trascorrere la giornata con la mia famiglia. Per la prima volta verranno con me a New York anche le mie due figlie. E’ piacevole vivere questa trasferta con gli occhi di chi va a NY per la prima volta: mi aiuta a rivivere le emozioni dell mia prima trasferta nella Grande Mela.

Ho ancora negli occhi l’immagine del mio arrivo a Manhattan: erano le 17 circa e il sole stava tramontando da un cielo limpido e terso e la luce era ancora intensa, carica delle varie tonalità del giallo e dell’arancio, ed intanto le finestre dei grattacieli si accendevano d’innumerevoli piccole luci. Salire in autobus lungo le rampe del Queensborough Bridge per entrare in Manhattan mi faceva vivere forti sensazioni. Anche se il viaggio era durato molto a lungo, non sentivo per nulla la fatica a causa dell’eccitazione.

Appena messo piede in hotel mi sono cambiato per andare a correre con i miei compagni di trasferta, ed il primo contatto con il Central Park è stato tanto affascinante e suggestivo come l’arrivo in città. Avrei corso veramente a lungo, ed in effetti così è stato (ho corso infatti per un’ora e mezza, ma perchè mi ero perso (!) e non riuscivo a trovare la strada per l’albergo).

Adesso che la trasferta a NY è diventata praticamente routine (è la 23a maratona alla quale assisto), mi dispiace non vivere il dinamismo di quest’affascinante città con l’entusiasmo di chi la vive invece da esordiente.

Nonostante ciò avrò molte occasioni per assaporare il piacere dei tanti ricordi ed emozioni che qui ho vissuto, su tutte gli allenamenti (meglio se in solitario) nel Central Park.

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Maratona di Venezia e non solo… Considerazioni sul pianeta maratona in Italia

di Orlando (29/10/2007)

Nel dopo gara della maratona di Venezia di ieri condividevo con altri colleghi giornalisti la sensazione, se non proprio di delusione, comunque di avvilimento. Ciò era da imputare al fatto che l’evoluzione della competizione maschile è stata poco entusiasmante. Non è certo la grande prestazione cronometrica a far crescere gli entusiasmi: ci sono gare nelle quali i maratoneti non corrono forte in relazione al loro potenziale, ma riescono a gestire tatticamente la competizione in maniera autoritaria, determinando il particolare coinvolgimento emotivo degli appassionati che seguono la gara.

Nella maratona di ieri a Venezia, ma anche in quella di Carpi dello scorso week end, l’evoluzione tattica è stata poco avvincente, e più o meno sarà così anche nelle maratone italiane dei prossimi mesi ed anni. A rendere poco avvincenti le competizioni contribuisce molto la mancanza di atleti italiani, che catalizzerebbero l’attenzione del pubblico anche quando il riscontro cronometrico non è di prestigio. La competizione, il confronto uomo-uomo (o donna-donna) determina maggiore entusiasmo rispetto ad una gara nella quale il cronometro è l’avversario da battere, e per destare interesse ed attenzione di noi appassionati podisti italiani, in corsa ci dovrebbero essere appunto i nostri portacolori. Il campo di corridori italiani di alto livello sappiamo tutti che sta invecchiando; gran parte dei maratoneti italiani forti è al limite della carriera. Nel giro di un paio d’anni non ci saranno più corridori nostrani in grado di competere con maratoneti stranieri e le gare, con le relative telecronache, saranno meno entusiasmanti.

Per ora non ci resta che attendere la maratona di domenica prossima a New York; noi saremo ben rappresentati, con Baldini in testa, che sembra però non avere quella condizione di forma per correre forte (si dice valga 2h10’), e con Pertile in secondo piano come immagine, ma dato in grande forma vista l’ottima prestazione cronometrica conseguita al campionato mondiale di mezza maratona a Udine.

La maratona di New York non delude quasi mai, e lo spettacolo quindi non mancherà. Per il prossimo week end sarà addirittura doppio poiché sabato mattina ci sarà, nel duro percorso dei 4 giri del Central Park, la maratona (Trial) di selezione della squadra americana per le Olimpiadi di Pechino. Sono poco meno di 150 i corridori in gara e per partecipare alla selezione si deve aver corso una maratona in meno di 2h20’. Pensare che 10 anni fa i maratoneti americani (ma anche i fondisti e mezzofondisti) erano praticamente “estinti”.

Penso che anche da noi si dovrà applicare lo stesso metodo che hanno usato negli Stati Uniti per incentivare il movimento podistico americano: raddoppio dei premi per i corridori nazionali. Si dice che i soldi non facciano la felicità, ma nel nostro caso premi particolarmente allettanti hanno stimolato molto americani a correre … sempre più forte.

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Olimpiade di Pechino 2008

di Orlando (24/10/2007)

Lo scorso week end in Cina è stato proposta una giornata di riduzione volontaria del traffico in bel oltre cento città. L’obiettivo primario è di limitare l’inquinamento dell’aria causato dalle tantissime automobili che girano (oltre 3 milioni solo a Pechino). Un secondo obiettivo dichiarato è verificare quale sia l’incidenza del traffico sulla qualità dell’aria di Pechino in modo da non danneggiare e condizionare il rendimento degli atleti nelle competizioni di resistenza (maratona, marcia, ciclismo) che si svolgeranno sulle strade della capitale cinese. La proposta del blocco del traffico dello scorso week end non è stata accolta dai cinesi, che hanno viaggiato in macchina come sempre, tanto che ci sono stati come in tutte le giornate pesanti ingorghi.

Un mese fa le autorità cinesi avevano imposto un blocco forzato del traffico, e in quell’occasione si erano rilevati effettivi benefici dell’aria dei cieli pechinesi, ma si sperava che il tasso d’inquinamento fosse più basso. Le sostanze tossiche, in modo speciale il monossido di carbonio che ha una capacità di legarsi all’emoglobina 250 volte superiore all’ossigeno, si sono ridotte solamente del 16%. Poca roba purtroppo, ed è probabile che per ridurre ulteriormente i veleni dell’aria il traffico debba essere bloccato per più giorni, cosa non facile da far accettare ai pechinesi.

Gli effetti dell’aria inquinata (come ho riportato in un articolo su Training News n.65) sono minimi in relazione al rendimento sportivo, ma possono essere veramente gravi in relazione allo stato di salute, specialmente se farà caldo com’è previsto. Lo scorso 12 febbraio, in occasione della maratona di Hong Kong, città che è altrettanto inquinata, oltre ad un morto (affetto da asma cronica) ben 60 persone hanno evidenziato problemi fisici, sia  respiratori sia d’irritazione alla gola e agli occhi.

L’unica mia esperienza in Cina risale al 1982, quando sono arrivato 4° (in 2h17’28” in una giornata ventosissima) alla maratona di Pechino. Ricordo che il problema maggiore che incontravo nelle uscite di allenamento, che sostenevo alle 7 del mattino, era di evitare le innumerevoli biciclette. Ero impressionato da quante persone girassero in bici, specialmente al mattino presto quando la gente andava a lavorare, e quanto vuote fossero le enormi strade: le auto che giravano erano pochissime e numerosi invece gli autobus, ma era vietato invadere le strade pattugliate da vigili (o soldati), sia in bici che a piedi. E ci veniva raccomandato di prestare particolare attenzione ad attraversare le strade perché gli automobilisti pechinesi erano inaffidabili nella guida. I tempi sono veramente cambiati e per fortuna che i cinesi hanno imparato a guidare, altrimenti le strade di Pechino sarebbero come piste di autoscontri. Orlando

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