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De.licio.us

2 ore 4 minuti e 26 secondi!

di Orlando (01/10/2007)

Finalmente Haile c’è riuscito: al 5° tentativo dichiarato (le prime due maratone erano state affrontate per fare “esperienza”), Gebrselassie è riuscito a centrare l’obiettivo del primato del mondo. L’etiope aveva già provato 4 volte a migliorare il tempo di Tergat ma, quasi sempre per motivi climatici, tagliava il traguardo in ritardo rispetto alle 2h04’55”. Proprio un anno fa, sempre a Berlino, Gebrselassie aveva fatto di tutto per diventare l’uomo più veloce della maratona, ma il fastidioso vento contrario incontrato dopo il 30° chilometro gli aveva fatto perdere tutto il vantaggio acquisito nella prima parte di gara.

Nella corsa di ieri, pur essendo passato a metà gara (1h02’29”) 7 secondi più lentamente rispetto all’anno precedente, è riuscito a percorrere la seconda parte ancora più velocemente, scendendo di 3 secondi sotto 1h02’. Osservare i tempi parziali chilometro dopo chilometro fa venire la pelle d’oca, visto che una frazione di mille metri Haile l’ha percorsa in 2’50”, e correndo da solo visto che i suoi compagni di fuga si sono staccati al 30° chilometro. Percorrere in solitudine così tanti chilometri e ad un’andatura elevata, che richiede una forte carica nervosa, è una situazione particolarmente difficile dal punto di vista fisico, e stressante dal punto di vista psicologico. L’atleta che è in testa ad una gara di solito è quello che fa “meno fatica” (rispetto agli atleti corridori in corsa), ma reggere le tensioni nervose dal condurre una competizione prestigiosa è una situazione che può togliere energie, perché la tensione è forte e si ha il timore che qualche imprevisto possa intervenire a modificare lo stato delle cose.

Quando si sta rincorrendo l’obiettivo di un primato, non ci si può certo risparmiare, e si deve dare fondo ad ogni energia fisica e mentale, e tale contesto è pesante da sostenere. In tali circostanze, quando non ci sono avversari da battere perché sono già distaccati, la competizione si fa con il cronometro e con se stessi, e non ci si può risparmiare. Sono momenti che si alimentano delle energie coltivate durante gli allenamenti, che (come riportato nella newsletter proprio inviata oggi) molto spesso l’atleta di alto livello sostiene da solo perché sono l’occasione per andare alla ricerca di situazioni di specifica difficoltà ed anche di crisi. Solo sperimentando situazioni particolari, anche negative, si è poi in grado di far fronte ai momenti in cui bisogna dare il massimo di se stessi.

E’ anche interessante l’allenamento svolto da Gebrselassie lo scorso inverno, in preparazione alla maratona di Rotterdam, che avevo riportato in linee generali nella newsletter (118) dello scorso aprile e nell’articolo specifico sull’allenamento di Gebrselassie che avevo scritto su Training News n.57 “E se mi allenassi come Gebre?”. In quell’articolo sottolineo i punti salienti della preparazione di Haile, che consistono nel “non fare ripetute”; ma le sue uscite di corsa media e di progressione di ritmo sono terribili, non solo per noi podisti amatori, ma anche per i suoi compagni di allenamento, che spesso sono atleti medagliati. Orlando

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