Olimpiade di Pechino 2008
Lo scorso week end in Cina è stato proposta una giornata di riduzione volontaria del traffico in bel oltre cento città. L’obiettivo primario è di limitare l’inquinamento dell’aria causato dalle tantissime automobili che girano (oltre 3 milioni solo a Pechino). Un secondo obiettivo dichiarato è verificare quale sia l’incidenza del traffico sulla qualità dell’aria di Pechino in modo da non danneggiare e condizionare il rendimento degli atleti nelle competizioni di resistenza (maratona, marcia, ciclismo) che si svolgeranno sulle strade della capitale cinese. La proposta del blocco del traffico dello scorso week end non è stata accolta dai cinesi, che hanno viaggiato in macchina come sempre, tanto che ci sono stati come in tutte le giornate pesanti ingorghi.
Un mese fa le autorità cinesi avevano imposto un blocco forzato del traffico, e in quell’occasione si erano rilevati effettivi benefici dell’aria dei cieli pechinesi, ma si sperava che il tasso d’inquinamento fosse più basso. Le sostanze tossiche, in modo speciale il monossido di carbonio che ha una capacità di legarsi all’emoglobina 250 volte superiore all’ossigeno, si sono ridotte solamente del 16%. Poca roba purtroppo, ed è probabile che per ridurre ulteriormente i veleni dell’aria il traffico debba essere bloccato per più giorni, cosa non facile da far accettare ai pechinesi.
Gli effetti dell’aria inquinata (come ho riportato in un articolo su Training News n.65) sono minimi in relazione al rendimento sportivo, ma possono essere veramente gravi in relazione allo stato di salute, specialmente se farà caldo com’è previsto. Lo scorso 12 febbraio, in occasione della maratona di Hong Kong, città che è altrettanto inquinata, oltre ad un morto (affetto da asma cronica) ben 60 persone hanno evidenziato problemi fisici, sia respiratori sia d’irritazione alla gola e agli occhi.
L’unica mia esperienza in Cina risale al 1982, quando sono arrivato 4° (in 2h17’28” in una giornata ventosissima) alla maratona di Pechino. Ricordo che il problema maggiore che incontravo nelle uscite di allenamento, che sostenevo alle 7 del mattino, era di evitare le innumerevoli biciclette. Ero impressionato da quante persone girassero in bici, specialmente al mattino presto quando la gente andava a lavorare, e quanto vuote fossero le enormi strade: le auto che giravano erano pochissime e numerosi invece gli autobus, ma era vietato invadere le strade pattugliate da vigili (o soldati), sia in bici che a piedi. E ci veniva raccomandato di prestare particolare attenzione ad attraversare le strade perché gli automobilisti pechinesi erano inaffidabili nella guida. I tempi sono veramente cambiati e per fortuna che i cinesi hanno imparato a guidare, altrimenti le strade di Pechino sarebbero come piste di autoscontri. Orlando





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