Aspettando la domenica
Da un po’ di tempo ho un’autonomia di corsa che mi consente di correre per quasi due ore. Non ho ambizioni agonistiche che mi spingono a correre così a lungo; la soddisfazione di percorrere un bel po’ di chilometri senza particolari disagi deriva dal fatto che la domenica è l’occasione per allenarmi andando alla ricerca di percorsi che non potrei fare se non grazie proprio ad una buona efficienza. Quando si avvicina la domenica mi sento un po’ come i ciclisti che, avendo in questo giorno più tempo da dedicare all’allenamento, programmano lunghi giri da percorrere in bicicletta.
Sembrerà strano, ma anche se corro da oltre trent’anni, con l’approssimarsi della domenica avverto un crescere di emozioni proprio perché vivo questa giornata come l’occasione per sfogare il mio istinto podistico. Potendo percorrere tra 25 e 30 chilometri senza particolari disagi, programmo di andare a correre in luoghi particolarmente stimolanti dal punto di vista podistico; ricerco percorsi suggestivi sul piano paesaggistico, meglio se collinari.
Se dipendesse da me partirei al mattino presto, ma è giusto dedicare attenzioni anche al resto della famiglia e, siccome corre anche mia moglie, lei ha la precedenza sull’orario in maniera da accudire le figlie nel resto della mattinata. A me piace correre al mattino presto perché le strade sono senza traffico e l’atmosfera è particolarmente tranquilla e silenziosa, aspetti che contribuiscono ad aumentare il piacere di correre.
Per rendere la seduta ancora più piacevole, rilassata e non condizionata da parametri tecnici, come ritmo e chilometri, non uso il cronometro ma faccio riferimento alla durata della seduta controllando l’orologio del campanile del mio paese e di quelli nei quali transiterò nel corso dell’allenamento. Le strade che percorro durante le uscite domenicali fanno parte dei giri che una volta erano i tracciati delle sedute di lungo lento quando preparavo la maratona, ma rispetto ad allora molto spesso faccio divagazioni.
Nella mia zona ci sono parecchie strade bianche, ed anche sentieri dal fondo ben tenuto, e quindi non resisto alla tentazione di lasciare la strada asfalta per inoltrarmi lungo queste vie più o meno conosciute che una volta non percorrevo perché il ritmo che dovevo tenere era piuttosto tassativo. Allora non potevo concedermi divagazioni che contribuissero a rallentare l’andatura prefissata per non far scadere la sollecitazione allenante. Adesso, trovandomi davanti ad un incrocio, scelgo spesso di andare dove mi porta la voglia di correre, e così spesso mi trovo a inanellare vari giri per il piacere di passare lungo un sentiero panoramico, di correre lungo un filare di alberi, di attraversare un prato ben rasato, di percorrere una stimolante salita. Lungo questi giri colgo i dettagli ai quali una volta non prestavo attenzione e la mente si stacca dalle gambe, e (come quando le cose che si fanno generano piacere), il tempo trascorre in maniera differente, quasi rallentato.
Per fortuna la stanchezza si fa sentire con il passare dei chilometri, e sono costretto a rientrare verso casa, dove vi arrivo sempre al limite dei tempi stabiliti. Sono costretto a trovare delle scuse per giustificare che ho corso più a lungo di quanto avevo affermato prima di lasciare casa. Correre è sempre un piacere irresistibile. Orlando





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