Week end in Maremma
I giorni del week end del ponte del 25 aprile li ho trascorsi in Maremma, nel Ventaclub di Pian dei Mucini, una struttura molto bella, funzionale e nella quale, grazie alla disponibilità del direttore–maratoneta Giovanni, mi sento come a casa. Lo stage in programma è stato piuttosto impegnativo per l’elevata presenza di corridori, ma come sempre coinvolgente ed appassionante. E’ la terza volta che sono ospite di questo Borgo, e posso tranquillamente affermare che dal punto di vista podistico è molto stimolante poter andare a correre nei boschi limitrofi al villaggio.
Anche se alzarmi presto la mattina è stato abbastanza faticoso (le giornate di uno stage sono piuttosto impegnative), non ho voluto rinunciare all’appuntamento con la corsa. Muovere i primi passi di corsa, specialmente quando si è usciti dal letto da pochi minuti, è alquanto difficile, tanto che in qualche caso si deve far ricorso a tante energie mentali, ma qui a Borgo Pian dei Mucini si fa presto a trovare la carica per affrontare l’uscita di corsa. Appena fuori dal villaggio si è immersi subito nella natura, ed un’ampia strada sterrata conduce sempre più all’interno della vegetazione.
Al mattino presto non c’è nessuno in giro e quindi il silenzio è perenne per chilometri e chilometri: solo i rumori della natura mi fanno compagnia. Ed il piacere di vedere animali liberi (svariati caprioli, un paio di cinghiali, una volpe) attraversarmi la strada, mi fanno assaporare maggiormente i momenti della corsa in solitudine. Anche sentire i forti profumi della natura contribuisce ad esaltare il piacere di fare fatica, e le salite che incontro lungo il percorso sono occasioni per sentirmi energico. In questa zona le salite non mancano, e sono contento di mettermi spesso alla prova, verificando quanto veloce riesco a salire, arrivando in cima con il fiatone ed il cuore in gola, ma chi corre sa quanto siano gradevoli i segni di disagio che emergono in seguito allo sforzo sostenuto. E quando al termine della salita si può godere del panorama di questa parte di campagna toscana, del mare e del profilo dell’isola dell’Elba, la soddisfazione per essere arrivato in cima ad una collina è ancora maggiore. Sembra di essere in “paradiso” ed esserci arrivati con lo sforzo del proprio corpo è una sensazione che ha pochi altri confronti. Orlando
Che bello correre fuori strada
Dal punto di vista podistico, a questo punto della stagione ho capito che le occasioni per prendere parte ad una competizione sono nulle, ed ovviamente non è facile mantenere alte le motivazioni per continuare ad allenarmi con un certo impegno. Da un mese a questa parte, pur svolgendo sedute finalizzate a migliorare la mia efficienza (allenamenti intervallati e corsa media) ed allenandomi la mattina presto, la concentrazione nei confronti della corsa con ambizioni agonistiche è fortemente calata.
Ho di conseguenza modificato l’assetto degli allenamenti: le uscite le svolgo praticamente tutte fuori strada e su percorsi ricchi di salite, ed ovviamente discese. Se queste ultime non le apprezzo molto perché mi sembra di svolgere un lavoro passivo, la corsa in salita è invece particolarmente stimolante. E da un po’ di tempo ho lasciato la strada asfaltata, o comunque ne percorro poca, per allenarmi invece nelle strade bianche e nei sentieri. In questa stagione trovo sia piacevole correre in mezzo alla natura, anche se il maltempo dei giorni scorsi ha reso il terreno viscido e quindi poco sicuro. Gli allenamenti che sostengo non hanno quindi nulla di tecnico, inteso come il rispetto di parametri specifici (ritmo, distanza, variazioni, eccetera), ma corro facendo riferimento alle mie sensazioni. In salita ovviamente spingo (pur ancora condizionato dalla preoccupazione che il piede possa farmi male, anche se in realtà tiene meglio di quanto pensassi), ed affronto anche tratti piuttosto impervi tali da farmi procedere a velocità molto ridotta. Quando devo correre in discesa evito di stare sui sentieri, specialmente quelli sassosi, per preferire invece strade ampie e poco irregolari.
Mi piace sostenere tali sedute, ma proprio perché non ho parametri di riferimento, non riesco a giudicare l’intensità della sollecitazione. Il giorno dopo gli allenamenti fuori strada avverto le gambe piuttosto indolenzite, specialmente i quadricipiti e i polpacci, e sono tali sensazioni a misurare lo sforzo sostenuto nella seduta. Non mi faccio però ingannare dai quadricipiti indolenziti, muscoli che lavorano essenzialmente in discesa; se invece avverto indolenzimenti ai polpacci capisco che ho sostenuto un valido stimolo, perché tali muscoli sono sollecitati in fase di spinta, e nel mio caso in salita.
Correre per sentieri non mi fa sentire un trail runner, specialità che in questo periodo va molto di moda, ma vivo quella piacevole sensazione di correre pensando solo ad affrontare e superare le difficoltà e gli ostacoli che la natura mi presenta. Inevitabilmente vado a cercare tracciati che presentano vari dislivelli, sia facili sia impegnativi, e che siano spesso differenziati: non mi piace per esempio la salita lunga e continua, anche se quando l’affronto la interpreto come una seduta di corsa media, e preferisco i percorsi dall’andamento diversificato. Nella mia zona, a ridosso delle montagne, non ho difficoltà a trovare percorsi di questo tipo, e percorrere i sentieri è anche un modo per scoprire zone che spesso ho evitato perché le ritenevo troppe rischiose, e quindi “dannose”, per i muscoli delle mie gambe. Orlando
Londra, Rotterdam e Torino: una domenica bestiale
Domenica 13 maggio è stata una delle giornate più importanti per gli statistici di maratona, perché si sono dovuti impegnare per aggiornare le statistiche delle liste mondiali della maratona. Cinque maratoneti hanno tagliato il traguardo con un tempo inferiore alle 2h06’: 3 a Londra e 1 a Rotterdam. Oltre a queste impressionanti prestazioni si devono considerare altri ottimi riscontri cronometrici sotto le 2h07’ (ancora 3 a Londra e 1 a Rotterdam), e tra questi quel Ryan Hall, vincitore dei trials americani e considerato da molti il successore di Baldini nel contrastare il pianeta Africa.
Il passaggio del testimone tra Baldini e Hall era già avvenuto un anno fa, proprio a Londra, quando l’americano aveva preceduto di un paio di minuti Stefano. Nella competizione di domenica il divario sé è amplificato considerevolmente, tanto da pensare che Baldini non sia più a livello del rendimento del resto del mondo. Il riscontro cronometrico di Stefano all’ultima edizione di Londra è stato piuttosto impietoso, a confermare anche il pessimo momento dello stato della maratona italiana, soprattutto a livello maschile. Il tempo che ha conseguito Baldini a Londra è sicuramente troppo penalizzante rispetto al suo potenziale attuale, ma fa capire che Stefano sta vivendo da alcuni mesi un momento di particolare appannamento. Si tratta di capire se è una fase condizionata da problemi fisici, come quelli che Baldini ha avuto in raduno in Namibia e che non gli consentono di allenarsi al meglio, e/o se sia avviata la sua inevitabile parabola discendete. In ottica della maratona olimpica di Pechino, Baldini ha ragione ad affermare che sarà un altro tipo di competizione e che potrà anche lui dire ancora la sua: nella competizione delle olimpiadi quasi mai vince il più forte, nel senso del “più veloce”, ma emerge l’atleta che dispone della massima efficienza.
Nel panorama nazionale, domenica scorsa la maratona di Torino ha catalizzato l’attenzione del podismo nazionale. I riscontri cronometrici sono stati inferiori alle due blasonate maratone internazionali, e a parte il plauso a Vincenza Sicari per avere centrato il tempo limite per la partecipazione alla maratona olimpica, è necessario parlare delle prestazioni dei corridori amatori. Le condizioni climatiche erano favorevoli, e tanti corridori sono riusciti a sfruttare al meglio le circostanze. I riscontri che ho ricevuto da parte dei maratoneti evidenziano le favorevoli conseguenze del clima: gran parte degli amatori ha tagliato il traguardo con il primato. La media dei miglioramenti è di circa un paio di minuti per i maratoneti da 3 ore; si ampia invece, fino a raddoppiare, per i corridori da 3h30’. Anche se il clima è stato a favore, non si può dire che il percorso sia proprio veloce, visto la lunga salita che porta a Rivoli. Rispetto ad un percorso completamente pianeggiante, sul tracciato di Torino si perdono circa 60 secondi.
Bene in generale è andata anche ai maratoneti amatori (330 circa gli italiani in corsa) che hanno corso a Londra. Il tracciato, seppur molto veloce come evidenziato dalle prestazioni dei top runner, non viene completamente sfruttato dagli amatori perché, a causa dei tantissimi partecipanti, non si è in grado di scegliere la miglior traiettoria ed è facile percorrere metri in più rispetto alla distanza canonica.
Chi ha corso a Rotterdam, e so che c’era qualche italiano, può riportare la propria esperienza? Sono ben accette anche le osservazioni di chi ha corso a Londra. Quanto ha inciso la pioggia che è scesa con forte intensità durante la maratona? Orlando





Ultimi commenti