Maratona di Treviso: commenti
Esprimere un parere tecnico sulla maratona di Treviso del 30 marzo non è proprio facile e scontato, perché in questa competizione si sono manifestate situazioni contrastanti. Come per ogni maratona, ci sono stati tanti podisti che si sono migliorati, e tanti altri che invece sono giunti sul traguardo con un tempo non corrispondente alle proprie aspettative.
Si può facilmente affermare quindi che a fine competizione si potevano ascoltare pareri diversi da chi aveva avuto una buona giornata, e chi invece era rimasto scontento della propria prestazione. Se è ovvio che questi ultimi non sono soddisfatti del loro rendimento, lo è un po’ meno se si prendono in considerazione i maratoneti che hanno conseguito il loro primato. Perlomeno la logica fa pensare così…. E invece anche chi si è migliorato mi ha espresso un pizzico di insoddisfazione.
Come può essere che un podista che taglia il traguardo conseguendo il proprio primato, possa non essere soddisfatto della propria prestazione? Quando si migliora il rendimento è sempre positivo, ma non per questo il risultato conseguito rappresenta l’optimum per il potenziale di un atleta. Per esempio, un maratoneta con primato di 3h15’ e che taglia il traguardo in 3h12’ evidenzia un miglioramento, ma potrebbe non essere soddisfatto se il suo potenziale fosse stato di 3h08’; è facile quindi pensare che, nel dopo corsa e riflettendo a mente lucida, abbia la legittima convinzione di avere sprecato un’occasione, e sia soddisfatto solo parzialmente.
Sono sicuro che saranno numerosi i podisti che si rispecchiano in queste sensazioni nei giorni successivi alla maratona di Treviso. Immagino che nella stessa posizione si trovi anche il vincitore della maratona, Denis Curzi, visto che ambiva ad una prestazione cronometrica attorno alle 2h10’.
La causa del mancato rendimento massimale da parte di tutti i partecipanti è da attribuire all’elevata temperatura dell’aria. La temperatura massima fatta registrare domenica verso le ore 13 è stata di 22°, un valore non certo elevato in assoluto se si pensa che fra qualche mese si dovrà correre con 10 gradi in più. Ma poiché quasi nessun podista si è allenato nei giorni scorsi con temperature prossime a quella di domenica, è evidente che l’organismo non ha sviluppato un efficace adattamento alla termoregolazione.
Servono almeno 5 giorni di allenamenti con temperature costanti per favorire l’adattamento climatico, mentre il giorno di Pasquetta (5 giorni prima della maratona) il termometro ha segnato in tutta Italia come temperatura massima 14° (e si è sempre mantenuto basso anche nei giorni successivi). E’ facile dedurre che praticamente nessun corridore era adattato al “caldo”. Questo mancato adattamento ha portato l’organismo dei corridori a spendere molte energie per regolare la crescente temperatura corporea sotto sforzo. Questo “furto” di risorse destinato alla termoregolazione ha reso meno disponibili le energie per i muscoli, e per tale motivo molti corridori hanno tagliato il traguardo con un calo di ritmo (in alcuni casi molto evidente), da imputare non solo al fatto che la seconda parte del percorso è meno veloce della prima, ma specialmente per il crescente aumento del caldo che si è manifestato nel corso della maratona.
In questi due giorni post gara ho ricevuto numerosi messaggi di podisti che mi hanno evidenziato le situazioni che ho appena descritto. Immagino che tanti altri abbiano vissuto analoghe esperienze: attendo quindi i commenti per verificare se le mie supposizioni sono corrette. Orlando





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