Londra, Rotterdam e Torino: una domenica bestiale
Domenica 13 maggio è stata una delle giornate più importanti per gli statistici di maratona, perché si sono dovuti impegnare per aggiornare le statistiche delle liste mondiali della maratona. Cinque maratoneti hanno tagliato il traguardo con un tempo inferiore alle 2h06’: 3 a Londra e 1 a Rotterdam. Oltre a queste impressionanti prestazioni si devono considerare altri ottimi riscontri cronometrici sotto le 2h07’ (ancora 3 a Londra e 1 a Rotterdam), e tra questi quel Ryan Hall, vincitore dei trials americani e considerato da molti il successore di Baldini nel contrastare il pianeta Africa.
Il passaggio del testimone tra Baldini e Hall era già avvenuto un anno fa, proprio a Londra, quando l’americano aveva preceduto di un paio di minuti Stefano. Nella competizione di domenica il divario sé è amplificato considerevolmente, tanto da pensare che Baldini non sia più a livello del rendimento del resto del mondo. Il riscontro cronometrico di Stefano all’ultima edizione di Londra è stato piuttosto impietoso, a confermare anche il pessimo momento dello stato della maratona italiana, soprattutto a livello maschile. Il tempo che ha conseguito Baldini a Londra è sicuramente troppo penalizzante rispetto al suo potenziale attuale, ma fa capire che Stefano sta vivendo da alcuni mesi un momento di particolare appannamento. Si tratta di capire se è una fase condizionata da problemi fisici, come quelli che Baldini ha avuto in raduno in Namibia e che non gli consentono di allenarsi al meglio, e/o se sia avviata la sua inevitabile parabola discendete. In ottica della maratona olimpica di Pechino, Baldini ha ragione ad affermare che sarà un altro tipo di competizione e che potrà anche lui dire ancora la sua: nella competizione delle olimpiadi quasi mai vince il più forte, nel senso del “più veloce”, ma emerge l’atleta che dispone della massima efficienza.
Nel panorama nazionale, domenica scorsa la maratona di Torino ha catalizzato l’attenzione del podismo nazionale. I riscontri cronometrici sono stati inferiori alle due blasonate maratone internazionali, e a parte il plauso a Vincenza Sicari per avere centrato il tempo limite per la partecipazione alla maratona olimpica, è necessario parlare delle prestazioni dei corridori amatori. Le condizioni climatiche erano favorevoli, e tanti corridori sono riusciti a sfruttare al meglio le circostanze. I riscontri che ho ricevuto da parte dei maratoneti evidenziano le favorevoli conseguenze del clima: gran parte degli amatori ha tagliato il traguardo con il primato. La media dei miglioramenti è di circa un paio di minuti per i maratoneti da 3 ore; si ampia invece, fino a raddoppiare, per i corridori da 3h30’. Anche se il clima è stato a favore, non si può dire che il percorso sia proprio veloce, visto la lunga salita che porta a Rivoli. Rispetto ad un percorso completamente pianeggiante, sul tracciato di Torino si perdono circa 60 secondi.
Bene in generale è andata anche ai maratoneti amatori (330 circa gli italiani in corsa) che hanno corso a Londra. Il tracciato, seppur molto veloce come evidenziato dalle prestazioni dei top runner, non viene completamente sfruttato dagli amatori perché, a causa dei tantissimi partecipanti, non si è in grado di scegliere la miglior traiettoria ed è facile percorrere metri in più rispetto alla distanza canonica.
Chi ha corso a Rotterdam, e so che c’era qualche italiano, può riportare la propria esperienza? Sono ben accette anche le osservazioni di chi ha corso a Londra. Quanto ha inciso la pioggia che è scesa con forte intensità durante la maratona? Orlando





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