... e sono 50!
Compiere gli anni è un evento che puntualmente potrebbe contribuire a far sentire il passare del tempo. Per ora, nel mio caso, ancora non è così perché il tipo di attività che svolgo mi tiene in contatto con un ambiente sempre vivace e pimpante, ed è difficile sentirsi invecchiati quando si pratica dello sport (ma l’inferiore rendimento che avverto nelle mie uscite è senza dubbio determinato dalla minore efficienza rispetto a qualche tempo fa).
Quest’anno però il mio compleanno è particolare perché è la ricorrenza del mio 50° anno di età, un numero che racchiude un significato particolare. Avrei voluto che il mio compleanno fosse un evento personale, che potesse passare in incognito, ma così non è, e non posso quindi esimermi dal ringraziare quanti mi hanno fatto gli auguri.
Questa mattina, presto come sempre, sono uscito a correre (alle 6 c’erano 5° qui a Livigno, ed è la mattina meno fresca visto che la scorsa settimana si stava tra 0 e 2°) e dopo un’ora, quando sono rientrato in albergo ed ho acceso il telefono, c’erano già SMS di auguri. Nel corso della giornata ho ricevuto decine e decine di messaggi di posta elettronica e telefonate.
Grazie a tutti, quindi, per questo segno di amicizia.
Sindrome di Cenerentola
Con la sindrome di Cenerentola non mi riferisco al fatto che mi sento oppresso e sfruttato come il personaggio di Walt Disney, ma come Cenerentola che a mezzanotte perde la famosa scarpetta mi sono sentito, ovviamente in maniera ironica, quando ho dovuto lasciare St. Moritz. Il week end di metà luglio l’ho passato proprio in Engadina in occasione di uno stage di 3 giorni. Si è trattato di uno stage privato, espressamente richiesto da un piccolo (10) gruppo di amici podisti. Sapevo di chi sarei stato ospite e mi sentivo un po’ in soggezione quando sono arrivato a casa sua, ma è bastata la conoscenza diretta per verificare la semplicità del personaggio. Certo che mi ha fatto particolare effetto essere suo ospite, e in una casa di gran fascino e di un livello incredibile. Sono stato impressionato da tanti aspetti dell’abitazione, ma avere una camera con un panorama mozzafiato sulla località turistica più importante dell’Engadina mi ha colpito molto. La stanza aveva una completa parete di vetro e quindi anche da disteso a letto potevo godere di panorami affascinanti. Nelle prime 2 notti ho dormito poco e male, ma non per inadeguatezza dell’ambiente interno, bensì perché non potevo resistere dal distogliere gli occhi dalla vetrata. Erano giornate di luna piena e potere osservarla alta nel cielo mentre ero a letto faceva un certo effetto; così come osservare le nuvole che salivano dal lago e le luci notturne della cittadina.
Ecco perché, quando è venuto il momento di ripartire, ho lasciato St. Moritz con molto rimpianto e mi sono sentito appunto come Cenerentola, ma non per aver perso un’occasione, bensì per aver vissuto momenti particolari, non legati solo all’ambiente ma anche alla piacevole amicizia sviluppata nel breve ma intenso week end.
The sound of silence
Anche questa mattina sono uscito presto per correre: il clima di questi giorni è ottimo (sembra di essere a fine estate) perché l’umidità è piuttosto bassa (45%) e la temperatura è appena sopra i 20°. Correre a quest’ora è sempre piacevole, anche se preferirei che il sole non fosse già alto all’orizzonte e che non ci fosse così tanta luce. Come sempre inizio a correre assieme a mia moglie, che inevitabilmente lascio dopo alcune centinaia di metri percorsi in discesa al suo stesso passo. Mi ha fatto particolare effetto verificare che stavamo parlando sottovoce anche in corsa, e mi sono reso conto solo quando per strada abbiamo salutato un’anziana signora. Alzare la voce per il saluto mi ha fatto ricordare appunto che quando sono solo con mia moglie, quasi sempre parlo sottovoce. Ciò non avviene invece quando siamo tutti assieme in famiglia perché le mie figlie non sono certo silenziose, ma quando sono assenti per i loro impegni, in casa nostra regna un piacevole silenzio. Ho ricordo del periodo in cui vivevamo a Gallio, sull’Altipiano di Asiago, ed eravamo soli: il silenzio era una caratteristica di quel luogo, ed era molto piacevole da assaporare nei momenti estremi della giornata, quando la luce del giorno saliva e calava all’orizzonte. Ricordo che quando percepivamo di parlare sottovoce, ci chiedevamo chi avessimo paura di disturbare visto che i vicini abitavano a oltre 200 metri di distanza.
Anche mentre corro apprezzo il piacere di non essere disturbato dai rumori, almeno quelli forti, visto che il traffico alle 6 del mattino è ancora molto scarso. Il piacere di correre in solitudine è un aspetto che mi riservo ancora come un privilegio.






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