Primato Mondiale
Lasciato Borgo Pian dei Mucini dov’era finito da poco lo stage, guidavo nella campagna senese, su strade contorte ma dal paesaggio rilassante e piacevole e né io né Ilaria avevamo voglia di parlare. Ci succede quando allentiamo le tensioni degli impegni e questo è un modo per recuperare energie nervose, purchè non viaggiamo in compagnia delle figlie, che invece si scatenano perché finalmente hanno la nostra disponibilità che per qualche giorno abbiamo negato per l’impegno con lo stage.
Per un paio d’ore l’unica compagnia è quella della musica, anche questa tranquilla e rilassante. La tranquillità è interrotta dal segnale di un SMS; poco dopo un altro ed un altro ancora. Di solito non guardiamo subito l’origine del messaggio per evitare di entrare con i pensieri ancora sulla corsa/lavoro, ma poi mi viene in mente che l’ultima domenica di settembre è una giornata piena di gare importanti, tra le quali la maratona di Berlino dov’è atteso il tentativo di primato del mondo di Gebresellassie.
Ed infatti i primi 2 messaggi ci arrivano proprio da Berlino e sono segnalazioni del miglioramento del proprio primato di 2 atleti che alleno, e non posso fare a meno di pensare a come sarà andata la gara dei top runners. Nemmeno il tempo di finire la riflessione con Ilaria che subito arriva l’SMS con la notizia: 2h03’59”. Commentiamo con piacere questa prestazione e riflettendoci ricordo che scrissi, quando Tergat scese per la prima volta sotto le 2h05’, che in relazione agli altri primati del mondo (5.000, 10.000 metri e mezza maratona), il primato del mondo di Tergat non era allineato: secondo i miei calcoli il record potenziale in maratona doveva essere di 2h03’50”.
E’ chiaro che quando si consegue un record si pensa che superarlo sia sempre più difficile e ci voglia parecchio tempo. Man mano che si sale verso il vertice i miglioramenti si fanno sempre più difficili e sono limitati a solo qualche secondo, com’è probabile ora avvenga per tutte le specialità della resistenza nell’atletica. Adesso che tutti i record del mondo delle gare di resistenza maschili sono allineati, ci sarà un ristagno nel miglioramento dei primati mondiali e sarà difficile assistere ad incrementi cronometrici significativi.
Ovviamente mi fa piacere essere smentito.
Piccola delusione
La sfida l’ho presa sul serio; non pensavo che mi sarei coinvolto così tanto nell’impegno di arrivare sulla cima del Monte Summano evitando di fermarmi a camminare. Da quando ho iniziato ad allenarmi con metodo, ed una continuità che non avevo da tempo, sono passate un paio di settimane. Ho deciso di fissare un limite per centrare questo mio obiettivo: penso che ci proverò già durante novembre, ma non sono affatto sicuro di centrare l’obiettivo e quindi mi sono posto come termine massimo metà dicembre, perché poi partirò per le mie ferie annuali e so che non riuscirò a correre con l’efficienza che avrei bisogno.
Confesso che durante queste 2 settimane di allenamento ho anche pensato di rendere la sfida ancora più stimolante, e di fissare anche un tempo limite di percorrenza. L’impegno è di arrivare sulla cima prima di un’ora.
Questo ulteriore obiettivo mi ha stimolato parecchio negli allenamenti che ho svolto, perché così ricerco nelle sedute di preparazione di conseguire prestazioni cronometriche sempre maggiori e non mi limito solo al fatto di resistere, vale a dire percorrere chilometri senza particolari riferimenti.
Questa mattina ho anche fatto un primo test: spinto dalla “curiosità”, o meglio dall’insicurezza di non riuscire a rispettare l’impegno che mi sono assunto, ho provato a fare parte del percorso della mia sfida. Dopo alcuni chilometri di riscaldamento (in attesa che facesse un po’ di luce per vedere dove mettevo i piedi) ho affrontato una parte della salita: convinto che non sarebbe stato un impegno gravoso, sono partito con entusiasmo e, nonostante l’andatura impostata fosse controllata, mi sono trovato ansimante già dopo alcuni minuti di corsa. E’ vero che la pendenza dei primi 2 chilometri è elevata, ma avevo la convinzione che non avrei incontrato particolari difficoltà e disagi; invece non è stato così.
Insomma, non sono così pronto ed in forma come mi sarei aspettato e nel rientrare verso casa con le gambe doloranti per l’acido lattico accumulato, ero piuttosto affranto specialmente perché, oltre al dislivello da superare, mi sono posto anche l’obiettivo cronometrico. Si tratta però di una sfida che mi sono impegnato ad affrontare, ed anche se ci sono persone che affermano che l’impegno assunto non è così gravoso, non sarà affatto semplice vincerla.
Nei prossimi 3 giorni sarò in Maremma per un mini stage di allenamento, e lì le salite non mancano. Cercherò di darci dentro.
L'oretta
“Quanto stai fuori?” mi chiede mia moglie quando mi accingo ad andare a correre. “Un’oretta” rispondo io, e quando dico così lei si mette l’animo in pace sapendo che non sarà certo prima di 3600 secondi, e quando rientro a casa mi rinfaccia che non sono stato preciso.
In effetti, quando esco per l’allenamento e mi chiede quanto starò fuori, le indico una durata che poi quasi mai rispetto. L’oretta di corsa per me indica una seduta di corsa della durata indefinita ovviamente, ma che praticamente mai è inferiore ai 60 minuti. Per me il termine “oretta” non evidenzia tanto la durata della seduta bensì l’aspetto indefinito di ciò che vado a fare; potrebbe trattarsi semplicemente di un allenamento tranquillo, molto probabilmente su percorso vario; oppure di una progressione di ritmo, ma anche di una seduta con delle brevi variazioni, oppure una corsa media.
Insomma, quando faccio l’oretta ho idee molto vaghe di ciò che mi aspetta e mi rendo conto, quasi sempre solo nella seconda parte della seduta, che non sarò a casa allo scadere dei 60 minuti. Per evitare di subire i rimproveri di mia moglie, che mi rinfaccia appunto di non essere preciso, negli ultimi chilometri aumento sempre l’andatura di corsa, oppure accorcio i recuperi, pur di varcare il cancello di casa in tempo, ma praticamente mai sono puntualmente a casa.
Le scuse che accampo sono varie: ho provato un percorso nuovo; ho corso con un altro podista e chiacchierando mi sono distratto; ho fatto una prova in più; mi sono fermato a fare dello stretching perché avevo le gambe rigide, eccetera.
Posso essere fortunato se quando rientro a casa non c’è nessuno; oppure se nessuno mi vede rientrare, così ho la scusa che stavo facendo stretching in giardino.
Lo ammetto: correre con l’orologio non mi piace in modo particolare, e per questo lo controllo poco, e non amo portarlo neppure in altri momenti della giornata, ma se quando corro il tempo mi piace lasciarlo fluire liberamente senza costrizione, quando lavoro sono anche troppo meticoloso, fino a contare i secondi.
Insomma, lavoro con il cronometro e corro con la clessidra.





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