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Scioline e creme

di Orlando (15/01/2009)

Per quasi 8 anni ho vissuto a Gallio, sull’Altopiano di Asiago. La mia attività podistica era allora molto piacevole perché godevo dei vantaggi che la montagna offre ad un corridore, specialmente con riferimento all’ambiente e ai paesaggi. Praticamente mai correvo su strada, seppure alcuni dei miei percorsi erano sull’asfalto, ma in tali giri era come se fossi stato in mezzo al bosco, giacché il traffico era inesistente. Praticamente correvo sempre su strade bianche e lungo sentieri e, quando avevo voglia di fare allenamenti “esplorativi”, percorrevo mulattiere mai fatte prima, scoprendo ottime alternative ai miei classici giri.

L’attività podistica aveva però momenti di difficoltà in inverno, non tanto per il freddo, bensì per la neve che, accumulandosi nei bordi delle strade, riduceva le dimensioni delle carreggiate; era allora difficile convivere con gli automobilisti, specialmente nei fine settimana quando veramente tanta gente saliva in montagna per sciare.

Quando riferivo agli amici podisti che in inverno non ero particolarmente in forma perché correvo meno del solito, mi chiedevano come mai non praticassi maggiormente lo sci di fondo. Dopotutto da casa mia alle piste del campo da golf c’erano solo 3 chilometri, e meno di una decina per arrivare agli ottimi tracciati di Campo Mulo.

Mi seccava riferire il vero motivo per cui non andavo a fare lo sci da fondo, e così mi salvavo accampando il pretesto che lo sci avrebbe appesantito i muscoli delle cosce, e che poi non sarei stato sempre veloce ed agile nella corsa. Penso che siano passati almeno quindici anni dall’ultima volta che sono andato a sciare, e non ne sono dispiaciuto.

L’avversione allo sci di fondo l’ho ritrovata viva come allora anche adesso che sono stato in vacanza nella Repubblica Dominicana. No, non c’era le neve in spiaggia ma mi sentivo dannatamente come davanti ad un paio di sci, quando prima di stendermi sul lettino, dovevo … sciolinarmi le gambe.

Sì, è proprio lo spalmare la crema l’attività che meno gradisco, indistintamente che si tratti di stendere strati su strati di sciolina sugli sci, o di mettermi strati di crema sulla pelle prima di mettermi al sole.

“Prima metti questa sulle gambe. Quest’altra invece va sul resto del corpo. Se stai di schiena allora usa quella più protettiva. E se non tieni il berrettino devi mettere quella là” che io chiamavo la Vinavil, tanto era densa.

Insomma, il sole saliva alto in cielo che io ero ancora là a “sciolinarmi”, e per giunta sudato per lo sforzo. Per non parlare anche della sabbia che s’infilava tra le dita delle mani. Quando ero finalmente disteso sul lettino, non avevo letto che 2 righe, che Ilaria mi richiamava. “Puoi aiutare Chiara?”. “Ma p … miseria”. Via a “sciolinare” anche Chiara. E per fortuna che Anna, la più grande, sta passando il periodo nel quale manifesta insofferenza nei contatti: ha uno spazio privato che non è meno di un metro. Guai avvicinarsi a tale limite, e nemmeno sfiorarla. Infatti, è tornata a casa che aveva la stessa abbronzatura di quando era partita.

Insomma, quei primi 10 minuti di spiaggia erano proprio un disagio, e mentre mi spalmavo creme, unguenti, olii e paraffine pensavo a quanti erano invece impegnati a sciolinare i loro sci, e non avvertivo proprio alcun senso d’invidia.

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