Il prete
Dopo ogni allenamento, mentre Ilaria prepara le figlie per andare a scuola, io ritiro dal bagno gli indumenti sudati dell’allenamento e li porto a stendere in quella che noi chiamiamo la palestra, perche c’è una macchina per gli esercizi ed anche perché c’è la sauna.
La sera, dopo aver messo a dormire in garage Maya, passo per la palestra a ritirare gli indumenti che useremo per l’allenamento dell’indomani mattina. Ne faccio un mucchio indistinto, anche perché devo recuperare 2 paia di scarpe e l’intero cumulo d’indumenti lo abbandono sopra un mobile.
Al mattino ognuno preleva i propri indumenti, e nel marasma è tutto sommato semplice scegliere i propri, nonostante la semioscurità che manteniamo nella stanza per non disturbare il sonno delle figlie. Al di là degli ovvi indumenti che non sono di mia pertinenza, è per me facile trovare i miei perché sono neri, o quanto meno scuri. L’abbigliamento scuro in genere è quello che preferisco da sempre, sia perché mi … snellisce, sia perché mi mette in sintonia con l’ambiento in cui corro. Praticamente mai indosso abbigliamento dai colori sgargianti per rispetto dell’ambiente circostante, anche se mi piacciono molto il giallo, il verde, l’azzurro ed il viola, e detesto il rosso. Per questa mia predilezione per i colori scuri, in special modo per il nero, Ilaria mi soprannomina “il prete”.
Ma il mio passato, di quando ero ragazzino, ha forti attinenze cattoliche giacché, non so per quanti anni, ho fatto il chierichetto. Credo che sia nata da tale circostanza la tendenza a svegliarmi sempre molto presto la mattina: le domeniche, ed anche in tutti i giorni festivi dell’anno, mia madre andava sempre alla prima Messa, quella delle 6. E per essere in sacrestia per l’inizio della funzione dovevo arrivare almeno 5’ prima. Insomma, sveglia alle 5.30 e via di corsa in chiesa, considerando che dovevo percorrere all’incirca un chilometro a piedi.
Credo che per tanti anni sono stato il chierichetto numero uno del mio paese: Piovene Rocchette. Essere leader di questo “movimento” ha determinato anche indubbi vantaggi, soprattutto durante il periodo delle scuole elementari, particolarmente tra la 4a e la 5a. Il mio maestro, per quegli anni, era anche il sindaco del paese; vi lascio immaginare cosa accedesse in classe quando bussava il messo comunale per far firmare al maestro/sindaco vari documenti. E ricordo che a volte arrivavano delle persone con le quali il maestro s’intratteneva a parlare per tanto tempo. Che pacchia!
Dal punto di vista religioso, le occasioni più fortunate dell’essere un bravo chierichetto erano i matrimoni e i funerali, e proprio in quest’ordine. Il parroco veniva spesso in classe (la chiesa distava 200 metri alla scuola) a richiedere al maestro/sindaco un paio di chierichetti per qualche funzione. I matrimoni, sempre celebrati il sabato mattina, erano le mie funzioni preferite, sia per la loro durata, sia per le piacevoli circostanze e, per che no, per la gratificante mancia che spesso ci veniva elargita. Pensate, un matrimonio iniziava tra le 10-10,30 e non finiva che verso mezzogiorno, e a quel punto non aveva senso rientrare in classe. Anche perché, se mancava qualche decina di minuti al suono della campanella, la voglia non era proprio tanta e quindi è facile immaginare come poteva andare a finire. Un po’ come in una partita di calcio che deve finire di lì a poco, si fa di tutto per non far scorrere la palla. Anche se rientrare in classe non era proprio quel gran disagio, a volte perché il poco tempo che mancava veniva riservato per assegnare i compiti, altre volte perché il maestro/sindaco era impegnato in qualche discussione/conversazione.
Meno piacevoli erano, ovviamente, le presenze ai funerali, tanto che con il passare del tempo queste funzioni le lasciavo ad altri ragazzi i quali, visti i vantaggi di essere chierichetti, si erano convertiti alla conveniente pratica religiosa, ed accettavano anche le presenze a queste cerimonie pur di saltare qualche ora di scuola.
Vestire di nero quando mi alleno comporta però anche qualche svantaggio: spesso rischio di essere investito perché automobilisti, motociclisti e ciclisti non mi vedono. O meglio, essendo distratti, e molto spesso assonnati a quell’ora di buon mattino, si accorgono della mia presenza solo all’ultimo istante, sebbene io non stia correndo nella loro traiettoria e sia ovviamente a distanza di sicurezza.
Ma non rinuncio al mio abbigliamento scuro: ma fa sentire anche un po’ … misterioso.





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