Voglia di correre…
Quando ero podista professionista, la corsa era l’attività principale della mia giornata e ad essa dedicavo molte attenzioni ed energie. Dalla colazione alla cena vivevo quindi in funzione degli allenamenti che dovevo svolgere. Alle 7.30 la colazione; alle 10.00 il primo allenamento, alle 12.30 il pranzo, alle 17.00 il secondo allenamento ed infine, alle 20.00, la cena. Nel tempo libero mi distraevo con la lettura di quotidiani, riviste, libri e guardavo la televisione, soprattutto i programmi sportivi. Era questa la giornata tipo, con qualche variazione in occasione dei week end, caratterizzati dalla partecipazione alle gare, oppure per l’assenza della seconda seduta giacché quella del mattino era più corposa.
Immagino quanti vorrebbero trovarsi nei panni di un corridore professionista per riservare così alla propria passione sportiva tutto il tempo desiderato! Una giornata simile la vivono i podisti che partecipano ai miei stages di allenamento, e noto che in seguito al maggior tempo disponibile e al fatto di condividere con altri corridori la stessa passione, l’entusiasmo è massimo. La stessa situazione la vivevo anch’io quando partecipavo ai raduni che la federazione programmava per noi maratoneti in vista di appuntamenti importanti.
La giornata del podista professionista non è però da considerare come il meglio a cui si possa ambire. Dopo l’entusiasmo iniziale conseguente al fatto di disporre di più energie e tempo da dedicare alla corsa, ci si rende conto che si tratta di una vita un po’ povera di stimoli. Diventa quindi una scelta obbligata ricercare qualche interesse da coltivare nei momenti morti della giornata.
Nel mio caso la scelta è andata allo studio. Subito dopo il diploma della terza media mio padre mi aveva chiesto di contribuire attivamente alle necessità della famiglia e quindi ero andato a lavorare. Con il passare del tempo, dopo aver fatto per tre anni il panettiere da mio zio e per altri tre il materassaio presso la fabbrica di un altro mio zio, avevo deciso di riprendere a studiare. Dapprima mi sono diplomato ragioniere e successivamente decisi di frequentare un corso triennale, parauniversitario, per diventare fisioterapista della riabilitazione, con indirizzo neurologico. Avrei preferito scegliere la specializzazione in ortopedia perché più incline all’attività sportiva, ma per essere meno disturbato negli allenamenti avevo scelto il primo indirizzo perché si teneva a Ferrara, dove allora risiedevo, invece di andare tutti i giorni a Bologna. Il corso prevedeva, infatti, l’obbligo della frequenza e richiedeva un impegno giornaliero di otto ore, suddiviso tra studio e pratica.
In quel periodo non era affatto facile conciliare la corsa e lo studio (come del resto era avvenuto quando lavoravo): la sveglia suonava tutte le mattine alle 5.45 e la sera mi addormentavo con un libro aperto abbandonato sul petto. Nonostante lo stress che ne derivava, è stato il momento del mio massimo rendimento sportivo. In quel periodo, ma come ho spesso riscontrato, c’erano fasi durante l’anno nelle quali mi dedicavo alla corsa con maggiore slancio e determinazione, e la voglia di studiare era poca. Altre volte invece mi succedeva proprio il contrario, ed allora andare a correre mi pesava, tanto che quando allacciavo le scarpe avevo l’impressione di andare a lavorare. E’ vero che correre era il mio mestiere e lo facevo con la massima professionalità, ma ero spinto sempre dalla passione e non da un senso di dovere. E per fortuna che si verificavano questi cali di motivazione, sia perché era l’opportunità per rigenerare energie nervose, sia perché mi attaccavo con maggiore interesse e dedizione allo studio.
In questo periodo sta succedendo lo stesso: ho poca voglia di correre. Senza dubbio è perché mi manca la motivazione, non avendo un obiettivo a breve termine da perseguire. Ecco quindi che mi dedico maggiormente al lavoro, curo altri interessi che durante l’anno avverto con meno entusiasmo e alla corsa riservo una parte marginale del mio tempo. Se poi piove spesso, com’è stato in questi giorni, prendo a pretesto il maltempo per stare in casa.
No, non avverto quel senso di colpevolezza che di solito assale chi non ha rispettato il programma di allenamento e ha perso un’occasione per allenarsi. Diciamo che fisicamente mi sento con meno energie rispetto al solito e, quando decido di andare a correre, tre volte la settimana, percepisco che nelle prime fasi sono impacciato, pesante, goffo, poco reattivo, immagino come si possa sentire un animale che ha trascorso settimane in letargo. Tuttavia, con il passare dei chilometri prendo coscienza che il movimento mi fa bene, che nei muscoli c’è sempre una discreta efficienza e che se volessi potrei anche spingere di più. E spesso lo faccio perché, seppure poco motivato ad allenarmi, avverto dentro di me quella vocina che mi fa sentire la corsa come un aspetto immancabile della mia vita.
Per ora non ho fretta, né di correre tanto, né di correre velocemente perché sono certo che la voglia ritornerà. Lo sento, come un animale avverte l’arrivo della primavera, specialmente se è stato in letargo.





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