Betta e Orlando
Carissimo Orlando, è la prima volta che ti scrivo dopo tanti anni trascorsi assieme, e purtroppo sarà anche l’ultima; il perché lo capirai più avanti. Con queste parole voglio esprimerti il mio ringraziamento per le belle, piacevoli, entusiasmanti esperienze vissute con te. Non avrei mai pensato di arrivare ad una vita particolare, diversa da quella di tutte le mie colleghe, che tanto mi hanno invidiato. Grazie quindi per avermi preferita a tante altre, senza dubbio più belle, affascinanti, sofisticate e blasonate. Il giorno in cui mi hai scelto tra tante altre non riuscivo a trattenere l’emozione ed ho rischiato di sgonfiarmi; e per evitare di fare brutta figura ho sempre dato il massimo di me stessa per eseguire al meglio il compito.
Immagino che anche tu ricorderai quel giorno, visto che pure per te era l’inizio di una carriera. Quante belle esperienze ho vissuto con te. Quando arrivava il giorno del nostro incontro ero sempre molto emozionata, veramente tanto, e la notte prima quasi non dormivo, e mi prodigavo per presentarmi al meglio. Quando ti avvicinavi mi agitavo, quando iniziavi a parlare la tua voce mi esaltava, e poi tutta quella gente attorno a te, che ti salutava, fotografava, si complimentava ed io lì sempre vicina, orgogliosa per tanta attenzione.
Sono passati parecchi anni dal nostro primo incontro e di strada ne abbiamo fatta tanta assieme; penso di aver eseguito il mio ruolo sempre al meglio, sempre presente alle tue richieste, anche nei momenti difficili. Sì, ci sono state alcune occasioni nelle quali mi sono trovata in difficoltà, non te lo nascondo, ma ho sempre onorato il mio impegno perché sapevo quanto era importante per te la mia massima efficienza. Mi sono sempre detta che se avessi fatto tutto per il meglio sarei sempre stata con te; che soddisfazioni mi hai dato, che emozioni ho vissuto, non le scorderò mai. Con te sono stata in posti che altre mie colleghe non possono immaginare: Roma, Torino, Trieste, Carpi, Venezia, Firenze, Milano. Il Colosseo, i Fori Imperiali, Piazza del Vaticano, del Duomo, della Signoria, San Marco, Piazzale Michelangelo. Che gioia essere protagonista ogni anno nelle strade di queste città.
La mia più grande emozione l’ho vissuta a Venezia nel 1995, quando Goffi batté Leone per soli 8 secondi: che gara, che suggestioni su e giù per i ponti. E te lo ricordi il biondino, finito sesto? L’avresti detto che diventava il campione olimpico?
Ma quante altre belle, entusiasmanti esperienze. Che mi mancheranno, senza dubbio. Sì, perché la mia carriera è finita. Non sono più adeguata ai tempi; non ce la faccio più a reggere il ritmo, le tensioni. Sarà l’età, saranno gli acciacchi e la stanchezza: è il momento di mettermi da parte. Lascio ad altre il mio compito. Non mancherò di seguirti, di ascoltarti. Sappi che il primo amore non si scorda mai.
Tua Betta.
Ciao Betta.
Non me l’aspettavo; le tue parole mi hanno riempito il cuore di commozione perché, lo confesso, con te mi sono sempre trovato bene. Su di te ho sempre contato, a volte ti ho anche trattata male, specialmente a Venezia, sulle rampe di quel ponte senza le assi, nel quale mi dovevo buttare a capofitto per non perdere il ritmo dei primi. Che botte a scendere dai gradini.
E’ mi dispiace per quel volo a Roma, quando siamo finiti a terra. Vedere il tuo manubrio storto mi ha fatto soffrire; e quando ho dovuto spingere per recuperare il terreno perso ho sentito che soffrivi, ma ce l’abbiamo fatta anche allora. Per il resto è sempre filato liscio.
Con te ho un solo rimpianto: non averti portato con me nel Paradiso dei maratoneti, a percorrere le Avenue della Grande Mela. Mi piangeva il cuore pensare che tu non potevi venire con me; sono certo che assieme avremmo potuto seguire competizioni epiche e…che bella figura avremmo fatto! Sappi che le telecronache dallo studio non sono coinvolgenti come quelle in cui siamo sulla strada io e te.
Peccato che tu abbia mollato proprio ora, perché si poteva andare avanti ancora degli anni assieme. Tu che conosci bene il movimento hai capito che per gli anni a venire non avremmo dovuto faticare più di tanto. Non ce ne sono più di quei bravi ragazzi che hai nominato, che ci facevano felicemente sbuffare. Per un bel po’ si potrà pedalare tranquillamente. Tu acciaccata ed io fuori forma avremmo potuto spassarcela a sentire Franco Bragagna chiamarci in causa.
Mi dispiace quindi che tu abbia deciso di salire sul fatidico chiodo, ma lì potrai riposare. Non rammaricarti più di tanto; credo che la nuova tua collega l’abbiano scelta per me. Anch’io ho i miei problemi; ho bisogno di una giovane, scattante e veloce per compensare il passare dei miei anni.
Tuo Orlando








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