Se non lo fai, lo perdi
Nel mondo podistico anglosassone si è soliti affermare “do it or lose it” (se non lo fai lo perdi), riferendosi alla perdita di efficienza che si verifica quando si smette con un determinata sollecitazione. Ciò a cui mi riferisco, nell’ambito podistico, è piuttosto specifico perché non è sufficiente per esempio solo correre per rimanere ben allenati. Correre piano allena, infatti, a correre lentamente. Correre a lungo predispone il corpo a stare a lungo sulle gambe. Allenarsi in salita sviluppa la capacità di rendere bene quando la strada appunto sale.
E correre velocemente migliora la capacità di correre forte, ed è quest’ultimo aspetto che ho toccato in maniera tangibile nell’ultimo mese. O meglio, ho verificato che allenarsi a ritmi lenti migliora solo la capacità di andare piano. La contrattura muscolare dell’adduttore della gamba sinistra che ho avuto nell’ultimo mese mi ha impedito di sostenere allenamenti veloci. Dopo poco che correvo all’andatura di 4 minuti al chilometro i muscoli s’indurivano ed ero costretto a rallentare. Fino a quel limite di velocità potevo procedere a lungo, come ho appunto fatto, ma non potevo andare oltre.
Avevo compensato alla mancanza di velocità correndo in salita perché l’impegno organico era abbastanza elevato senza che arrivassi al ritmo limite. Una volta mi ero anche organizzato per svolgere una seduta nella quale alternavo 1km a 4’ e 1km a 4’10”, vale a dire correre sulla “soglia” della comparsa del fastidio muscolare. Ciò non ha però funzionato, perché al 4° chilometro mi sono dovuto fermare per la presenza di tensioni muscolari.
Una volta risolta la contrattura con molto stretching, ho deciso di sfogare l’astinenza di oltre un mese di allenamenti intervallati, ma ho verificato come fossi brutalmente scaduto nell’efficienza alle andature veloci. Se fino a 4’10” al chilometro correvo bene e senza disagio, sostenere il ritmo di 3’45/50” (quello delle mie variazioni di ritmo) era piuttosto disagevole. Pensavo che a tale andatura non avrei incontrato particolari difficoltà, ed invece le mie riflessioni erano solo delle illusioni. Oltre a sbuffare ed ansimare come non mi sarei aspettato, ho riscontrato poca efficienza muscolare anche nel sostenere solo poche ripetizioni. Se le prime le correvo bene, probabilmente perché non avevo i muscoli stressati da allenamenti di “velocità”, nelle successive lo sforzo era piuttosto rilevante e sono certo che l’azione di corsa era da “tapascione”, perché percepivo i piedi spenti e sentivo che correvo tirando molto di cosce.
Ma la sorpresa, negativa ovviamente, l’ho trovata all’indomani: sono sceso da letto con i polpacci molto duri, indolenziti come avessi sostenuto chissà quale sforzo, ed invece avevo corso una banale seduta di 10 variazioni da 1’. Insomma, poco è servito correre a lungo ed anche in salita per mantenere un adeguato tono muscolare che mi consentisse di far girare le gambe velocemente. E’ evidente che per correre forte è necessario farlo spesso anche in allenamento. Un mese e più di corsa lenta mi ha fatto perdere circa un chilometro di potenza aerobica, che tradotto in ritmi di corsa è come passare da 40 minuti sui 10 chilometri a 41’30” circa. Eppure mi sono sempre allenato, percorrendo oltre 300 chilometri in un mese, ma solo ad andature lente e quindi poco proficue per le mie ambizioni podistiche.
Per fortuna che i muscoli sono dotati di una certa memoria fisiologica. Sono bastate infatti tre sedute corse ad andature veloci per ritrovarmi con le gambe che giravano nuovamente bene ed avvertire sensazioni di ritrovata efficienza.
Ed è bello stare sopra delle gambe che cercano in fretta l’asfalto per dare e ricevere quella forza che ti proietta in avanti. Spero sempre più velocemente.





Ultimi commenti