Bilancio tecnico estivo
Con la fine di agosto ho terminato l’impegno degli stages estivi, un carico di lavoro elevato che temevo parecchio perché si tratta di mettere in campo molte energie, sia sul piano fisico sia nervoso. A metà agosto ho avuto alcuni giorni in cui ero veramente stanco, tanto che prendevo rimproveri da Ilaria e dalle figlie quando a cena mi si chiudevano gli occhi e continuavo a sbadigliare. Inoltre, quest’anno avevo anche l’impegno degli allenamenti per preparare la maratona di New York e quindi le fatiche sono aumentate rispetto alle altre estati, quando mi limitavo a correre in forma molto rilassata tre volte la settimana.
Il bilancio sportivo di questa estate è positivo, forse anche superiore alle attese nel senso che la mia attuale condizione di forma è buona e presumo sia migliore rispetto a quanto mi sarei aspettato a giugno. Allora non pensavo che sarei riuscito ad allenarmi con ottima regolarità e profitto durante l’impegnativa estate, tanto che ho svolto anche qualche seduta in più e penso che settembre sarà di conseguenza un mese proficuo. Ad agosto ho svolto un ottimo carico chilometrico (450 chilometri). A metà luglio, quando avevo iniziato lo stage di Sankt Moritz e proseguito con quelli di Livigno ed Asiago, quindi sempre in altura, avevo riportato che fino a fine agosto avrei riservato le energie per migliorare la velocità di base e che da settembre sarei passato alla preparazione specifica per la maratona.
Rispetto a questo programma tecnico ho fatto una modifica. La fase di allenamenti specifici per la maratona è già iniziata perché poco dopo la metà di agosto ho avuto tre giorni di elevata stanchezza fisica: mi sentivo molto affaticato, con le gambe molto pesanti e sempre tanto assonnato. Ho temuto di aver ecceduto con gli allenamenti, specie quelli della settimana precedente nella quale avevo svolto una sequenza di sedute davvero ottima. Oltre alla stanchezza fisica non avevo più voglia di affrontare allenamenti impegnativi (e non è da me), specialmente le ripetute, ed ho quindi deciso di saltare quelle che avevo programmato. A dire il vero una l’ho fatta ed ho anche affrontato la seconda, ma siccome lo sforzo che stavo facendo era davvero molto elevato, per giunta senza un riscontro cronometrico adeguato, ho desistito. Sono seguiti tre giorni di sedute rigeneranti, svolte al campo da golf da dove esco sempre con gambe molto tonificate. Ciò è bastato per riequilibrare il mio livello energetico fisico e mentale. A questo hanno contribuito anche le sedute corse a Berlino nel week end corrispondente alle due maratone dei mondiali di atletiche. Al Tiergarten ho corso una CLS di 20km ed un LL di 32km, per un totale di 54km in 24 ore. Queste ultime due sedute le ho svolte a livello del mare (e con il fresco) dopo un ciclo di allenamenti in quota nei quali ho sempre corso come avessi una tara che non mi consentisse di far girare le gambe in (buona) sintonia con la respirazione.
In pratica, da un mese e mezzo mi alleno senza riscontri cronometrici affidabili perché gli allenamenti in quota sono sempre condizionati dalla ridotta disponibilità di ossigeno, e pertanto i tempi risultano più lenti di parecchi secondi al chilometro. Per cinque settimane non ho quasi mai pensato ai ritmi di corsa ma a “faticare per costruire” e quindi sono avvezzo solo alla fatica, anche perché non avevo alternative. E dopo la crisi di affaticamento di metà agosto ho anticipato di 10 giorni l’inizio della preparazione specifica per la maratona.
A questo punto gli allenamenti sono finalizzati ad enfatizzare l’efficienza di correre ad andature sostenute con il minimo dispendio energetico, ed orientare quest’ultimo all’utilizzo della corretta miscela energetica composta da poco glicogeno e dal massimo utilizzo dell’ossigeno.
Dopotutto mi ritengo soddisfatto della velocità di base raggiunta (penso di poco superiore ai 17,5km/h). Rispetto al giro del Gallio corso i primi di luglio, in una seduta di metà settimana ho migliorato il tempo di percorrenza di 2’04”, ed ho corso con una frequenza cardiaca media inferiore di 3 battiti rispetto ad allora.
Insomma, l’efficienza c’è. Ora si tratta di affinarla.
Trasferta a Berlino
La trasferta a Berlino, per il commento tecnico delle due maratone dei campionati mondiali, è durata veramente poco. Non poteva essere diversamente perché sono volato in Germania tra la pausa di due stages di allenamento, e mentre ero in aereo ho percepito la differenza tra la pressione fisica e nervosa che deriva dalla gestione di uno stage ed il fatto di non aver altro impegno che lo stimolante commento di una gara del campionato mondiale.
Libero mentalmente dalle pressioni del lavoro degli stages al mattino presto sono andato a correre al parco Tiergarten e mi sono sentito con le gambe leggere e che avevano una cadenza del passo molto ampia. Tali aspetti fisici/mentali non li percepivo da tante settimane, in parte condizionati da fattori ambientali come il caldo quando sono stato a casa, il freddo e l’altura di quando ero a Livigno.
E poi non avvertivo alcun impegno respiratorio nonostante l’aria fosse intrisa di una pesante umidità causata dal temporale della sera prima. Ne è uscita una seduta caratterizzata da una grande facilità di corsa, e correlata ad un’andatura piuttosto sostenuta. Il parco era ancora immerso nella semioscurità di un’alba che tardava a colorare il cielo rispetto alla latitudine italiana, e non ero da solo a correre. Ho incrociato numerosi keniani/e che sono stati impegnati/e nelle gare di resistenza e che avevo visto in televisione, oltre a dei tanzaniani che non sono riuscito ad identificare. Anche l’indomani sono andato a correre molto presto (5.40) al parco, ed avendo tempo a disposizione, oltre a gambe poco affaticate dai venti e passa chilometri del giorno precedente, mi sono fatto tentare da un lungo di 2h15’. Allo stesso orario del giorno precedente, verso le 6.30, ho incrociato sempre tanti keniani/e di alto rango. Le stradine del parco, dapprima attraversate da numerosi leprotti (animali) di volta in volta si sono animate di tanti corridori, ma non professionisti. I top runner sono però spariti verso le 7.
L’atmosfera della corsa nel parco è stata contagiosa come quando corro al Central Park i giorni precedenti la maratona di NY. Mentre inanellavo giro su giro (6 giri da quasi 5 km, più andata e ritorno dall’albergo), gli incroci delle strade si affollavano di poliziotti e volontari che chiudevano il traffico automobilistico, e alla porta di Brandeburgo c’è sempre stato movimento, anche alle 6 del mattino. Un via-vai continuo di addetti ai lavori in vista delle due gare di maratona.
Allo stadio invece, il mattino delle due maratone, l’atmosfera era molto rilassata, anche troppo. Le gradinate erano completamente vuote, ma anche negli spazi antistanti lo stadio non c’era nessuno, se non i giornalisti impegnati per le telecronache delle maratone. In tale contesto si lavora più rilassati, senza caos e frastuono, ma c’è anche lo svantaggio di non percepire l’emozione della competizione. Commentare le gare in lontananza rispetto alla competizione non coinvolge come quando sono in bici a seguire la gara sulla strada. In quei frangenti si percepiscono sensazioni più intense e dirette, e molte situazioni che non si vedono in televisione appaiono agli occhi senza doverle cercare.
La sera del sabato, non essendo coinvolto in telecronache, ho vissuto le gare da vero spettatore ma con il vantaggio di muovermi da giornalista. Questi hanno accesso a zone dello stadio che ti mettono in contatto diretto con gli atleti. Come non sfruttare la situazione andando ad assistere alla conferenza stampa della staffetta della Giamaica, e al passaggio di Bolt nella così detta “mixed zone”, un posto dove gli atleti si rendono disponibili direttamente ai reporter dei giornali appena lasciata la zona delle interviste televisive!?!
Vedere questi atleti, e la loro prestanza fisica, fa sempre tanto effetto. Come sempre, sono però i “glutei” delle velociste di colore a colpirmi maggiormente. Hanno dei “muscoli” così voluminosi da impressionare veramente. Mi sono sempre chiesto quanto siano tonici questi muscoli ed ovviamente non posso affondare il mio dito indice in quella massa muscolare. La reazione che ne riceverei sul mio viso sarebbe direttamente proporzionale alla spinta che i loro piedi applicano sulla pista di atletica…
Mollo un po’
Tanto proficua sul piano degli allenamenti la scorsa settimana, tanto disagevole correre in questi giorni, e così ho deciso di mollare un po’ il carico. Per metà della settimana mi sono sentito fiacco come poche volte: le gambe erano pesanti e pervase da una stanchezza muscolare diffusa, tanto che avvertivo disagio a fare i tre piani di scale per salire in camera. Inoltre, la mattina mi alzavo con i muscoli indolenziti, ma non solo quelli delle gambe, bensì anche le braccia e la schiena. Iniziare la giornata con una forte stanchezza e dover viverla tutta in compagnia di 42 stagisti, non è per nulla facile. La sera a letto mettevo la testa sul cuscino e mi addormentavo in meno di 5 secondi. Ho cercato di guardare le gare di atletica in televisione, ma più di una volta non le ho viste. Sebbene al comando dello starter “on your marks” avessi gli occhi aperti, mi risvegliavo quando l’atleta che aveva vinto la gara stava già percorrendo (da quanto tempo?) il giro d’onore. Per non perdermi le gare mi sono organizzato registrandole, così le posso guardare all’indomani, prima di leggere le notizie sui giornali ovviamente.
Il picco negativo degli allenamenti l’ho avuto mercoledì quando, nonostante la stanchezza diffusa ed il mal di gambe generalizzato, avevo deciso di correre tre prove di tre chilometri sul giro dell’aeroporto di Asiago. Dopo la prima corsa tutto sommato bene, la testa non ha voluto sopportare il disagio fisico dello sforzo di altre prove e così, dopo meno di un chilometro della seconda, ho mollato e sono rientrato in hotel.
In quel momento ho deciso di prendermi un breve periodo (microciclo) di rigenerazione. Dapprima avevo pensato ad un paio di giorni di riposo, ma poiché ogni mattino alle 5,15 sono sveglio, dopo il caffè sono andato ugualmente a correre. Su suggerimento di Ilaria ho lasciato a casa orologio e cardiofrequenzimetro e sono andato a correre al campo da golf, uno dei posti migliori che conosco per allenarsi. Già per arrivarci vivo piacevoli sensazioni perché passo dentro un bosco immerso non solo nella penombra (ora il sole sorge alle 6,35 e vederlo salire da dietro il monte Sisemol, dove ho abitato per sette anni, oltre ad essere un bello spettacolo, mi suscita nostalgia), ma nel completo silenzio. E poi i grandi prati della parte bassa del campo da golf sono immersi in una coltre sottile e leggera di nebbia, che bagna pesantemente l’erba tanto che gli appoggi di ogni mia falcata lasciano una traccia color verde carico sulla coltre umida. Correre sull’erba è particolarmente faticoso perché il terreno è soffice e le spinte dei piedi perdono la parte elastica, pertanto si procede impiegando più forza. Inoltre, le ondulazioni del terreno sono frequenti ed in alcuni casi pesanti. Si tratta di salite lunghe 150 – 200 metri, con rilevanti pendenze, e lo sforzo è elevato perché il piede sprofonda nell’erba. Le susseguenti discese invitano a lasciar andare le gambe ed è davvero entusiasmante percorrere questi grandi prati caratterizzati da varie tonalità di verde. Come un capriolo (ce ne sono sempre un paio, la madre con il piccolo, che al mattino presto pascolano) mi diverto a correre sui saliscendi dell’intero perimetro che percorro in circa trentacinque minuti.
Inevitabilmente mi ritrovo a correre sempre in buona spinta perché in salita tiro e in discesa mi lascio andare.
Quando lascio il morbido fondo del golf e ritorno a correre sulla dura superficie dell’asfalto sento che i muscoli sono sì appesantiti e stanchi, ma le spinte sono più energiche.
Rispetto ai giorni scorsi ora non avverto stanchezza e muscoli indolenziti. Sarà il fatto di aver corso al golf, sarà che ho dormito più profondamente, sarà che la settimana sta volgendo al termine - e così il lavoro - mi sento rigenerato.
Spero inoltre che l’euforia dei mondiali di Berlino che vivrò dal vivo nel week end mi faccia ritornare le energie che avevo la scorsa settimana.





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