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Va bene New York, ma mi porti anche a Roanoke?

di Orlando (30/09/2009)

Alla trasferta per la maratona di NY manca un mese. In linea di massima ho pianificato la preparazione, ma l’esecuzione degli allenamenti non è così stretta: lascio sempre spazio a variazioni delle sedute, un po’ perché devo valutare quanto influisce sul mio corpo un certo carico, un po’ perché apporto degli aggiustamenti in relazione agli aspetti tecnici che voglio migliorare.

Oltre alla pianificazione degli allenamenti devo anche fissare una scaletta di impegni ed appuntamenti ai quali devo sottostare quando sarò in città. In questo caso cerco di non farne troppi per non stressarmi correndo da un party ad un altro, da una presentazione ad un’intervista, da una conferenza stampa a registrazioni televisive.

Da un paio di settimane sono anche pressato da Ilaria. Mi chiede anche lei attenzione. Non si tratta di un impegno ufficiale, di rappresentanza, anzi.

“Si tratta di volare a Roanoke”

“Dove?”

“Non è lontano da NY. Solo 450 miglia circa”

“E perché dovremmo andare lì? Hai amici?”

“C’è il concerto di Bryan Adams e visto che siamo in zona e alla maratona mancano quattro giorni, possiamo andarlo a sentire”

La vicenda è nata dopo che per il concerto che B.A. terrà ad Innsbruck il giorno 8 novembre i biglietti sono andati esauriti in poche decine di minuti. Lei non è riuscita a prenotarli perché il giorno della vendita on line eravamo impegnati con lo stage ad Asiago, e quando in serata si è collegata non era rimasto nulla. Le ricerche per l’acquisto del biglietto sottobanco non ha portato ad un esito positivo. Ecco quindi che l’alternativa è il concerto a Roanoke. Avrebbe quasi già tutto organizzato: voli, albergo, percorsi per andare a correre. Insomma, nessuno stress e solo il piacere di ascoltare il concerto.

L’evoluzione della situazione ha però portato alla possibilità di avere un paio di biglietti per il concerto di Innsbruck. In via indiretta Ilaria “si è fatta strada” con il mio nome, e probabilmente ci procurano un paio di biglietti. Spero…

Una gita ad Innsbruck sarebbe più invitante di un’estensione a Roanoke!

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Insoddisfatto

di Orlando (28/09/2009)

Il week end l’ho trascorso nella zona dei Castelli Romani per uno stage di allenamento a Colonna, dov’era in programma anche una gara di 10km, ben organizzata, alla quale ho voluto partecipare motivato a conseguire una buona prestazione. Il percorso non è da considerare veloce per la presenza di alcune salite è di tratti in falsopiano, tanto che rispetto ad un tracciato pianeggiante si perdono una trentina di secondi. La mia insoddisfazione riguardo la gara riguarda il rendimento non adeguato a quanto mi sarei aspettato, e la causa è da imputare alla mancanza di sensibilità a dosare lo sforzo. Tatticamente sono da bocciare perché non so più dosare le forze e, come un corridore inesperto, parto troppo veloce.

Consapevole di questo rischio ieri avevo deciso di correre con il cardiofrequenzimetro, in modo da fare riferimento all’impegno fisico e non al cronometro, ma si sa che per i primi 5 minuti circa si deve correre a sensazione perché l’organismo ha bisogno di un po’ di tempo per arrivare a regime di gara. In questa prima fase dovevo e volevo correre senza forzare, anche perché dopo qualche centinaio di metri dalla partenza si doveva percorrere una salita di circa 200 metri e quindi non mi sono fatto coinvolgere dalla foga della partenza, seppure fossi quasi in prima fila.

Al transito ai mille metri ero troppo veloce (3’28”), 7-10 secondi sotto il ritmo che mi ero proposto e così ho cercato di rallentare un po’ ed il secondo chilometro l’ho corso in 3’35”, ancora troppo veloce perché la strada era in falsopiano. Che non avessi allentato lo sforzo lo evidenziavano le pulsazioni, tre battiti superiori al limite della mia soglia anaerobica. Anche il terzo chilometro era un po’ più lento (3’41”), ma solo per effetto di un lungo falsopiano perché la FC era superiore di 6 battiti rispetto al limite anaerobico. Nella leggera discesa che mi portava al 4° chilometro avevo deciso di approfittare per far scendere le pulsazioni, e nonostante l’impegno i battiti erano ancora troppo alti (168). A questo punto avevo inteso che il resto della gara sarebbe stato “tutto in salita”. Ed infatti il rendimento è andato progressivamente calando fino al 8°, con dei parziali superiori a 3’50” al chilometro e la FC sempre sopra 170 pulsazioni.

Le gambe erano pesanti per il troppo acido lattico accumulato, avrei potuto spingere ancora come poi ho effettivamente fatto nei tratti in leggera discesa, ma avevo il cuore in gola e quando controllavo il cardio vedevo sempre le pulsazioni che lambivano i 170 battiti. Mi sono ripreso nei 2km finali, ma non ho avevo tanta spinta. Sul traguardo sono transitato in 37’28”, un minuto in più rispetto a quanto speravo, e con tanta fatica.

Le due metà di corsa (18’20” + 19’12”) evidenziano che ho corso proprio da pivello. Se avessi impostato la gara al contrario, partendo a 3’50”, senza dubbio avrei corso con minori disagi e molto probabilmente con un rendimento maggiore.

A fregarmi è l’ansia di cercare la prestazione cronometrica a tutti i costi, e come i podisti inesperti temo che la partenza “lenta” non mi consenta di conseguire il tempo prefissato, cadendo invece nel trabocchetto dell’accumulo di acido lattico.

Senza dubbio la mancanza di competizioni non mi permette di trovare le sensazioni agonistiche. Penso quindi d’inserire un’altra gara prima di correre la maratona, e questa volta spero di essere meno … sprovveduto.

P.S. la foto è stata scattata da Fabio Rea che, giunto al traguardo in sesta posizione in poco più di 33 minuti, ha fatto in tempo a recuperare la macchina fotografica e scattarla… Grazie Fabio!

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Un gelato pericoloso

di Orlando (23/09/2009)


In questo periodo trovo ogni tanto qualcuno che mi dice che sono “tirato”, riferendosi al mio aspetto fisico asciutto. L’osservazione non mi fa particolare effetto perché rispetto a vent’anni fa sono “sovrappeso” di 6-7 chili. Non ho affatto nostalgia di quei tempi, quando la mia massa grassa era il 3-4% dei miei 60 chili.
Ricordo che un giorno di questo periodo, in preparazione ad una maratona autunnale, avvertivo sensazioni di gonfiore muscolare, localizzato soprattutto alle cosce, e quando ne parlavo sia al mio allenatore sia a Ilaria, mi prendevano in giro. “Sei magro da far impressione”, ed in effetti quando dirigevo lo sguardo verso le gambe, le vedevo ossute.

Ma io mi sentivo gonfio, sebbene quando pizzicavo la carne del quadricipite tra il pollice e l’indice mi restava solo la pelle, contrariamente ad ora (ebbene sì, la parte attualmente più grassa del mio corpo sono le cosce!).

In quei giorni stavo sperimentando gli effetti degli aminoacidi a catena ramificata (prima del 1989 non si conoscevano ancora queste sostanze nel mondo podistico), ed avevo imputato il senso di gonfiore proprio a queste sostanze. Non riscontrando particolari effetti sul recupero muscolare, ma avendo al contrario sensazioni di disagio, ne avevo interrotto la somministrazione. Allora mancava un mese alla maratona che avevo programmato di correre per la fine di ottobre, e non volevo condizionare la preparazione, anche perché di lì a qualche giorno avevo in programma la partecipazione al giro podistico a tappe dell’Umbria. Riguardo a questa gara non avevo mire agonistiche particolari, ma era stata inserita nel piano di preparazione come una sollecitazione allenante altamente specifica, e mi dispiaceva non affrontarla bene.

A metà settimana, esattamente come oggi ma venti anni fa, avevo svolto un “lunghissimo” di 35 chilometri. L’avevo corso, nelle campagne di Ferrara, nella tarda mattinata di una giornata calda e umida, ed inevitabilmente avevo sudato in gran quantità. Rientrato a casa avevo parecchia sete e poca fame, come capita quando si è sostenuto uno sforzo impegnativo (avevo anche percorso gli ultimi 12km a 3’20”). Ilaria sarebbe rientrata a casa in serata e non c’era nulla di preparato da mangiare e, pigro per la stanchezza accumulata, avevo deciso d’integrare parte delle energie spese con del gelato, in attesa che mi venisse fame.

Con lo sguardo catturato dalle immagine televisive che osservavo, aspettavo che il gelato si sciogliesse e con il cucchiaino passavo il perimetro della vaschetta. Un passaggio a destra, un altro a sinistra, uno più avanti ed un altro sul lato opposto e si sa che … dopo un po’ mi sono accorto che sul fondo erano rimasti solo un paio di cucchiai. Caspita, della vaschetta di un chilo comperata il giorno prima era rimasto praticamente nulla. E’ vero che la sera precedente ne avevamo mangiato un po’, ma non mi sarei aspettato di arrivare al fondo.

Beh, dopotutto quel giorno avevo speso molte calorie, all’incirca duemila, e potevo anche concedermele. Avevo solo il rammarico di non lasciare nulla ad Ilaria. Ma ero certo che mi avrebbe capito.

Il giorno seguente andai a correre ed ovviamente mi trovai con le gambe indolenzite. E gonfie. Era stato da quel giorno che le gambe le avevo sentite “ingrossate”. Dapprima non c’ho fatto particolarmente caso, ma all’indomani (sabato), continuando a sentirmi gonfio, ho esternato le mie sensazioni, e mi ero sentito incompreso perché nessuno riscontrava in me l’aumento di gonfiore.

Domenica mattina però mi alzai con… la faccia gonfia come un pallone! Ero enorme, e non solo in viso: tondo era tutto il corpo. Inutile dire che ho subito pensato ad un’intossicazione, o a qualche virus, o chissà a cos’altro. Ho subito contattato il mio medico che mi suggerì di andare a correre, perché forse si trattava di una particolare ritenzione idrica. Sudare mi avrebbe probabilmente aiutato ad eliminare …. 7 chili d’acqua!?! Il mio peso era infatti aumentato così tanto. In una notte? Possibile?

Con l’aiuto del medico ho fatto un controllo della mia alimentazione e di tutte le cose che avevo assunto in quei giorni. Non c’era però nulla di particolare che potesse essere la causa di quel “rigonfiamento”. Lunedì mi sono presentato in ospedale per un controllo urgente, e le analisi non evidenziarono nulla di anomalo. Se non che il controllo del peso confermava che ero in surplus dei “soliti” 7 chili.

Un amico, altro medico al quale avevo esposto la mia situazione, aveva trovato subito la causa del mio rigonfiamento. “Hai mangiato troppo gelato”… beh, anch’io ero arrivato a questa probabile  conclusione. “Vai dal produttore e chiedigli che sostanza ha usato per farlo”.

“Estratto puro di liquirizia” fu la risposta.

“Allora in un paio di giorni sarai come prima, ed anche meglio”

“E perché?”

“La liquirizia ha una molecola simile al cortisone, e siccome ne hai ingerito una quantità enorme in poco tempo, per diluirne l’eccessiva presenza l’organismo ha trattenuto tanti liquidi. E vedrai che sarai anche in grado di correre forte”

Dopo una settimana mi ero in effetti sgonfiato, ed anche di più perchè avevo perso 9 chili.

“Fossi in te” mi riferì l’amico medico, “proverei anche a fare un allenamento tirato. Di solito la liquirizia, assunta in certe dosi, stimola il rendimento”

E tre giorni dopo corsi una serie di tre prove di 5 chilometri con ottimi tempi, tutti inferiori a 14’50”. Ero davvero sorpreso della facilità di corsa e del buon risultato.

Ma gli effetti sul rendimento fisico del “buon gelato” finirono in quei giorni. Avrei dovuto assumere ancora una “robusta dose” di liquirizia pura per consolidare gli effetti?

Lasciai però perdere; non volevo stare ancora male com’ero stato in quel periodo.

Tuttavia, il gusto di gelato che ancora preferisco è proprio quello lì. Ma ora lo suddivido con il gelato allo yogurt.

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