Ottobre 2009

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Tag

Ultimi post

Ultimi commenti

Diffondi contenuti

Condividi contenuti

De.licio.us

Pubblico e privato

di Orlando (29/10/2009)


Mi ha fatto uno strano effetto arrivare a NY, perché il mio punto di vista dell’attuale situazione ha subito una netta modifica: se fino a prima di salire sull’aereo a Venezia mi sentivo al 70% maratoneta e al 30% consulente sportivo, qui le parti si sono invertite. L’agenda degli appuntamenti di questi giorni è fitta e non considera, stranamente, la maratona. Penso perché è un evento “scontato”, mentre le presenze pubbliche che devo fare sono tutte programmate.
Alla riunione di pianificazione delle attività dei prossimi giorni ho avuto la conferma che la mia maratona non ha “quella” rilevanza percepita nei mesi scorsi. Sono più importanti, infatti, le cose che farò fino a sabato e la cena di domenica al Palazzo dell’Onu, ed io stesso avverto questa situazione. Neppure quando vado a correre al Central Park, accompagnando il gruppo di maratoneti di Terramia, respiro le profonde sensazioni che fino all’altro giorno, in Italia, sentivo concentrare le mie energie.

Insomma, l’atmosfera intima della mia maratona si è attenuata, e di molto. Può essere un bene, oppure un aspetto negativo. Nel primo caso non avverto le emozioni, e quindi le tensioni del pre gara, e temo che arrivi il giorno della maratona praticamente senza che me ne accorga. Sotto un altro aspetto rischio che la corsa che farò domenica non sia più un evento personale ma di portata essenzialmente pubblica. Rispetto ad una volta le circostanze sono cambiate: quando venivo a correre la maratona da professionista molte vicende personali erano sconosciute ed il pubblico si attendeva essenzialmente la prestazione agonistica. Pubblicamente comparivo solo in poche occasioni e nei giorni precedenti la competizione me ne stavo tranquillo a ricercare la concentrazione per la gara.

Adesso invece la mia giornata mi espone a tutto l’ambiente del podismo, ed ogni maratoneta che incontro mi chiede se sono pronto e soprattutto che tempo farò. L’attenzione comune quindi è rivolta alla mia prestazione cronometrica, con previsioni che mi vedrebbero arrivare addirittura in meno di 2h30’. Sono molto lontano da questo valore atletico, e sono anche distaccato dal contesto agonistico, tanto che le sensazioni che avverto sono di essere in un mondo podistico che… non è il mio. Questo forte distacco nasce dal fatto che ho costruito la maratona in un ambito di completo isolamento, perché gli allenamenti li ho sempre corsi in solitudine, mentre qui a NY ogni cosa che faccio comporta un contatto, un apparire, un rendere conto. E queste sensazioni saranno ancora più forti domenica mattina.

A volte mi capita di chiedermi “perché devo correre con così tanta gente?”. Non essendo abituato alla “compagnia” non mi trasmette alcuna sensazione dovermi allineare con migliaia di corridori ed attendere il colpo di cannone. In ogni allenamento che ho svolto c’era un contesto molto diverso, intimo e privato, che ora subisce un forte attacco. Sono certo che se domenica mattina corressi la maratona per mio conto, mi sentirei meglio, come inserito nel mio ambiente, nel mio modo di correre, di pensare, di vivere le sensazioni che nascono quando si è sotto sforzo. Insomma, sarei ancora avvolto nel bozzolo del mio io. Ed invece il mio io sarà travolto, violentato, snaturato e mi chiedo adesso se questo è ciò che voglio.

Tornare a correre la maratona non doveva essere un evento agonistico, competitivo, cronometrico; questo l’ho fatto in precedenza per tanti anni. Tornare a preparare una maratona dopo tanto tempo è stato un ritrovare sensazioni specifiche che nascono quando si affronta una sfida, ma il duello è stato personale, rivolto a ricercare difficoltà e punti deboli che mi stimolavano a reagire. L’evoluzione sportiva dei mesi scorsi è sempre stata positiva, tanto che ho la forte sensazione che il mio traguardo, quello intimo, personale, io l’abbia già raggiunto qualche settimana fa. C’è stato un momento, credo il giorno in cui al mattino alle 5 ho percorso la distanza della maratona, che mi sono sentito appagato. Da allora, l’attesa del 1° novembre si è fatta sempre più lunga, un po’ stancante, tanto che mi ha tolto interesse dell’evento. Avverto forte la sensazione che domenica non correrò per me, ma per la curiosità e l’interesse di altri.

Domenica, comunque andrà la mia corsa, personalmente ne uscirò contento. Ho capito proprio qui a NY che il mio personale traguardo l’ho già tagliato. Il prossimo, quello di domenica appunto, è per altri.

Chissà se al Central Park le emozioni saranno altrettanto piacevoli come il giorno in cui ho ripercorso in solitudine la maratona dopo tanti anni, perché quel giorno l’ho fatto davvero solo per me.

vota
Voto totale #SCORE#
Voto totale #SCORE#

Prove di squilibrio

di Orlando (26/10/2009)

La calma che precede un evento particolarmente importante è senza dubbio un aspetto tranquillizzante: significa che non ci sono elementi di preoccupazione e ciò ben predispone all’impegno che si deve affrontare. La stabilità fisica e mentale è frutto quindi di un buon livello di autostima, anche se l’eccesso di certezze può, all’opposto, rappresentare un tranello per un’esuberante  sicurezza.

E’ chiaro però che il podista (come lo studente che, in procinto di affrontare un esame, verifica nel suo ripasso che non ci siano lacune) non ha timore di affrontare l’impegno, se è sicuro di ben controllare e gestire agevolmente molti aspetti in caso di imprevisti. Ciò è frutto di esercizio e addestramento, ed ovviamente di successi ed insuccessi. Questi ultimi sono importanti tanto quanto i primi, perché le difficoltà e le crisi determinano riflessioni, considerazioni, cambi di atteggiamento che altro non sono che investimenti di energie nervose.

Così come lo studente che a pochi giorni dall’esame si accinge al ripasso della lezione, io mi sono sottoposto ad un allenamento di sintesi, orientato al controllo dell’equilibrio, che necessariamente prevedeva che questo stato di stabilità fosse alterato, per essere ovviamente ritrovato.

Il mio paese è piuttosto esteso in lunghezza, tanto da formare una sorta di cintura ai piedi del monte Summano, e si trova su due livelli: una parte bassa nella quale si sviluppa prevalentemente la parte nuova, ed una più alta che rappresenta il centro storico. Tra gli allenamenti che svolgo ce n’è uno in cui alterno vari passaggi tra la parte alta e quella bassa, inglobando inevitabilmente salite e discese. Non si tratta di un allenamento collinare perché il dislivello delle salite più impegnative è al massimo di una cinquantina di metri, ma in un circuito di 5 chilometri di saliscendi ne inserisco parecchi, combinando tratti impegnativi e ondulazioni più morbide.

Si tratta quindi di un collinare in miniatura, che mi consente di sollecitare adeguatamente i muscoli delle gambe ed evitare lunghe discese, che tendono sempre ad imballare le gambe. I giorni seguenti a tali sedute, corse ad impegno agevole, avverto sempre un indolenzimento muscolare positivo, quel piacevole mal di gambe che trasmette sensazioni favorevoli. Se il giorno successivo la seduta di collinare in miniatura riposo, all’indomani avverto sensazioni di efficace tonicità muscolare, evidenziate da energiche spinte dei piedi a terra e dall’impressione che la falcata sia ampia e fluida.

Sia per queste particolari sensazioni, sia perché il tracciato della maratona di NY presenta ondulazioni significative, l’altro giorno ho deciso di fare il mio ripasso della lezione su tale circuito paesano. Come sempre in queste ultime settimane, ho attivato il cronometro ma con la consapevolezza di evitare ogni controllo durante la seduta. Insomma, solo una rilevazione statistica.

L’obiettivo tecnico era di “ripassare la lezione, ma ricercando argomenti che presumo siano fonte critica dell’interrogazione”. Un ripasso è poco proficuo se ripeto le nozioni che già conosco. Da maratoneta, ciò che già conosco è il ritmo della gara e, per mettermi alla prova, sull’andatura della maratona ho infarcito il tracciato di ondulazioni significativamente difficili per riprodurre l’intensità della prova che andrò ad affrontare domenica. Quando mi alleno cerco di essere poco clemente perché l’obiettivo di determinate sedute è mettere l’organismo, e la testa, in situazioni di disagio, ed in questo ultimo ripasso non sono stato da meno.

In un terzo della distanza di gara ho inserito più del doppio del dislivello verticale che dovrò affrontare domenica. Nell’affrontare le salite cercavo di uscire un po’ dal livello standard d’impegno, senza tuttavia perdere eccessivamente né il controllo organico né meccanico, ed approfittare del conseguente tratto in discesa per ritornare rapidamente nell’”omeostasi” fisica.

Affermare che in tale seduta mi sono divertito evidenzia solo uno degli aspetti che hanno caratterizzato questa prova. Mi sono sempre sentito padrone della situazione, in controllo dello sforzo e della gestione dell’impegno. Il tempo è trascorso in maniera alterata rispetto ad altri analoghi tipi di seduta, sorprendentemente veloce, tanto che la percezione dello sforzo è stata molto contenuta. Ed ho terminato la seduta con la sensazione di avere ancora … fame di corsa.

vota
Voto totale #SCORE#
Voto totale #SCORE#

Sono arrivati!!!

di Orlando (23/10/2009)

A pochi giorni dall’evento, la preoccupazione di tanti maratoneti è di avere la certezza del numero d’iscrizione, di conoscere la zona da dove partiranno, e a che orario di partenza sono stati assegnati. Le telefonate e le mail che ogni giorno riceviamo evidenziano lo stato di eccitazione, quasi di fibrillazione, dei partecipanti alla maratona. Ci sono podisti che già da qualche giorno conoscono il loro numero di gara, altri che sono ancora in attesa, ed ovviamente per quest’ultimi la preoccupazione è molto alta, persino timorosi di non essere iscritti!

Anch’io ho ricevuto il numero di partenza. Nel registration form è indicato il 7639, e partirò alle 9.40, vale a dire l’orario della partenza principale.

Per chi segue il blog, sa che in famiglia la mia partecipazione alla maratona della Grande Mela non è l’evento principale di novembre, e praticamente poco interessa dove, quando e come partirò il giorno della maratona.

E così, quando il corriere ha consegnato la busta con il mio registration form della maratona, la reazione emotiva famigliare è stata direttamente proporzionale alla temperatura dell’aria quando vado a correre al mattino: appena superiore allo zero...

Poco dopo la consegna del mio pettorale (ufficioso) della maratona di NY, Ilaria è rientrata dall’ufficio postale. Come avviene praticamente tutti i giorni, suddivide tra la sua e la mia scrivania la posta che ci riguarda. E’ un’operazione che fa con noncuranza, ed io allo stesso modo non presto particolare attenzione ai suoi gesti.

Anche oggi è stato così, ma alla fine della spartizione epistolare è rimasta in piedi vicino alla mia scrivania. Mi sono allora girato verso di lei: aveva una busta in mano. Dai francobolli che vi erano attaccati ho capito che quella lettera arrivava dall’estero; e fin qui nulla di strano. Era strano invece che lei fosse rossa in viso, molto emozionata e… radiosa.

“Sono arrivati!!!”

Innsbruck: 8 novembre 2009

Ore 20.00

Fila 2

Posti 7 e 8

Questi sì che sono numeri che contano.

Altro che i miei!

L’incontro personale con Bryan Adams è invece previsto un’ora prima del concerto. Come ho scritto nell’ultimo blog, l’intrusa di questi giorni è proprio la corsa, e fra qualche giorno passerà definitivamente in secondo piano.

vota
Voto totale #SCORE#
Voto totale #SCORE#