Il Giro delle Checche e dell’Acquapuzzola
E’ inevitabile non buttare lo sguardo, e mentre sto percorrendo la tangenziale le torri e i campanili di Siena attirano la mia curiosità, ma così facendo mi distraggo e perdo l’uscita del raccordo. Sono così costretto a proseguire sulla strada a senso unico. A questo punto lascio perdere le indicazioni che mi dà il navigatore e proseguo inoltrandomi a sensazione nella campagna senese. La strada è molto contorta e sinuosa e ad ogni curva scopro un paesaggio suggestivo: una strada bianca invitante per andare a correre, un borgo arroccato su un colle, un casale immerso tra gli ulivi. Il raggi del sole del tardo pomeriggio scendono dritti come frecce che si piantano sulle colline toscane. All’orizzonte, tra le nebbie dell’imminente tramonto appare improvvisamente il suggestivo profilo dell’abbazia di Sant’Anna in Camprena, più conosciuta ai tanti perché vi sono state girate le scene de “Il paziente inglese”. La strada sale ripidamente sul colle oltre il quale appare un altro luogo noto per le scene che vi sono state girate, e mi riferisco a “Il gladiatore”, ma il mio sguardo cerca invece l’inconfondibile profilo di Pienza.
Dalla stanza dell’hotel il colpo d’occhio è davvero suggestivo per un innamorato come me di questo angolo della Toscana, e non si può rinunciare ad una passeggiata lungo le mura della cittadina. Lo sguardo scorre su ogni colle, giù in basso verso la campagna, cercando d’individuare nella ridotta luce diurna i paesi che delimitano la conca.
All’indomani mattina esco a correre. E’ buio, davvero tanto, e non conoscendo bene le strade della sottostante campagna mi accontento di correre attorno al colle. Mi guidano le stelle: ad est Venere, a sud Est Orione, ma appena esco dal paese i piedi toccano terra senza la sicurezza di un appoggio, ma per fortuna non c’è traffico e posso correre tranquillamente in mezzo alla strada. Il paese è immerso in un silenzio avvolgente e sono solo i miei piedi sulla terra battuta a fare rumore. L’unico altro suono che sento nel corso dell’allenamento è il vento tra i rami d’ulivo e tra i cipressi, e i rintocchi della campana.
Rientro in hotel appena dopo l’albeggiare ed il mio pensiero abbandona le suggestive impressioni di una corsa fuori dal comune. Dopo la colazione inizia infatti la prima giornata di stage, che non è affatto semplice. Ci sono da fare i test e a seguire una non meno impegnativa seduta di pose fotografiche per un articolo che apparirà prossimamente sulla rivista “Oggi”. In questo periodo che precede il mio ritorno alla maratona di NY ho dato la mia disponibilità per interviste, servizi fotografici ed altre cose simili. L’ultimo impegno, per ora (!) sarà durante questa settimana: una troupe della Rai verrà a casa mia a filmare una giornata di vita normale. Ma non credo che verranno a riprendermi alle sei del mattino, mentre esco a correre.
Nella seconda giornata dello stage porto i ragazzi a correre sul giro de … la Grande Quercia. E’ proprio sotto questa enorme pianta che parcheggiamo le auto e dove inizia il circuito delle … checche.
Come potrei dire, senza destare alcuna ironia, che il giro di 11km si chiama proprio “delle checche”? Dal mio punto di vista è uno dei percorsi più suggestivi della Val d’Orcia, con la strada bianca che s’inserisce sinuosa tra le brulle colline. Per me è affascinante la semplicità di questi luoghi e percorrerli di corsa, un gesto che esalata le mie sensazioni, contribuisce a far penetrare dentro di me le emozioni. Soprattutto il silenzio, o meglio, i rumori della natura, specialmente il vento tra le fronde dei cipressi che alti e forti delimitano il mio percorso. E questa volta nessuno del gruppo ha incontrato nemmeno una checca. Neppure in volo. Probabilmente l’aridità della terra in questo periodo non consente di trovare cibo per questi neri volatili.
Un altro percorso suggestivo della Val d’Orcia, che sta sotto Pienza, è il giro dell’Acqua Puzzola. Si tratta di un'altra bella strada bianca, però più invadente nel paesaggio per le dimensioni, e s’inserisce sempre tra brulle colline nelle quali la terra arata ha varie tonalità di marrone e grigio. L’argilla che caratterizza il territorio della Val d’Orcia è spesso perforata dalla fuoriuscita di acqua termale solforosa, e lungo questo percorso si trova proprio una gran pozza dal cui fondo salgono grosse bolle di acqua calda che odora di zolfo. Mi affascina sempre osservare questi strani fenomeni geologici.
Sotto un cielo blu e tra un silenzio naturale, che si fa sempre più fatica a trovare, lascio con nostalgia la Val d’Orcia.
Io e Ilaria siamo piuttosto provati, ed in auto parliamo davvero poco nonostante il lungo viaggio. Sentiamo la stanchezza di un’impegnativa stagione di lavoro. E non è ancora finita. Non solo per altre attività professionali, ma anche per l’imminente impegno con la maratona di NY, che desidero avvenga presto perché comincio a sentirne il peso.
Questa mattina, con sveglia alle 4.45, ho svolto l’ultima seduta di “lunghissimo”. Dopo oltre 20 anni che non lo facevo ho ripercorso tutti d’un fiato 42195 metri!
P.S. finalmente l'inserimento commenti funziona!







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