Stato di calma
La discesa è un parte dei percorsi che apprezzo poco perché sento di perdere specifici riferimenti fisici. La salita invece mi stimola di più: il maggiore impegno tiene il corpo sotto pressione e di conseguenza la concentrazione su se stessi aumenta, tanto che gli aspetti circostanti passano e scorrono spesso in secondo piano, per non dire che neppure vengono percepiti dalla mia coscienza.
Lo stesso posso affermare dei cicli di preparazione: quando sono pressato dagli allenamenti impegnativi gran parte della mia attenzione è rivolta ai segnali fisici, tanto che mal sopporto i giorni di riposo (!) cosi come i cicli di scarico, e mi fa interpretare inutili gli allenamenti di rigenerazione. Tali sensazioni le ho sempre avvertite nel corso della mia carriera, e così è anche per la preparazione del mio ritorno alla maratona.
In queste situazioni di ridotta sollecitazione fisica, tipiche appunto della fase di scarico, mi sento come se corressi in “discesa”. Per tanti podisti è un bel periodo perché si corre di meno e si affrontano meno disagi. Anche per me è un momento positivo: percorrendo meno chilometri non rimango tuttavia a letto a dormire di più (ormai, l’orologio biologico si attiva verso le 5.20), ma divento più produttivo ed attento in altri aspetti delle mie attività.
Per esempio, all’approssimarsi della competizione, quando iniziava il periodo di scarico, il mio rendimento di studente aveva un picco. Percepivo che le cose che leggevo mi restavano più impresse, la concentrazione era maggiore e migliore, la resa pratica era superiore. Insomma, una metamorfosi: da buon corridore mi trasformavo in ottimo studente, tanto che perdevo interesse per la corsa ed aumentava l’attenzione alle materie di studio. Il trascorrere del tempo nel corso delle giornate subiva un cambio netto. I lunghissimi li facevo sui libri, mentre l’attività podistica si limitava ad un “corto veloce”. Così facendo nutrivo un certo timore relativo al mio rendimento podistico vista l’imminenza della gara. “Avrò perso la condizione di forma?” mi chiedevo ogni volta che andavo ad allenarmi.
La tanto curata attività podistica passava in secondo piano, ed era relegata ai momenti estremi della giornata: il mattino presto e la sera, dopo la scuola (avevo l’obbligo della frequenza e del tirocinio, che m’impegnavano otto ore al giorno). E mentre ero a correre nella testa passavano ancora i concetti appena letti sui libri. La conferma che le gambe giravano però sempre bene nonostante il mio pensiero si fosse infatuato di un’altra attività, ce l’avevo quando controllavo il cronometro, e notavo che era in sintonia con l’impegno del mio cuore e del fiato. E se poi spingevo … tutti eravamo all’unisono: gambe, fiato, cuore e testa. Soddisfatto di non aver perso la parte fisica, proseguivo con l’attività … mentale. Consapevole che il viaggio dei miei pensieri tra le righe dei libri era da interpretare anche come una fuga dalle tensioni pre agonistiche, mi beavo di avere anche il cervello in grado di rendere come le gambe, e mi tranquillizzavo sul fatto di non attendere la competizione come un evento impellente. Alla gara ovviamente ci tenevo, eccome, non fosse per aver percorso migliaia e migliaia di chilometri, ma ero contento di non viverla come fosse il mio punto fisso.
La vigilia della gara, o nei giorni in cui iniziava la trasferta, gradatamente si sedimentava l’attenzione ai libri, per farsi strada il desiderio della competizione, di tirare fuori la concentrazione da riservare all’agonismo. La lettura di qualche cosa mi ha sempre fatto da compagnia all’approssimarsi della tensione agonistica, e mi aiutava a stemperarla. Ero invece preoccupato quando mi sentivo eccessivamente tranquillo, quando non si generava la scossa che attiva la mente ed il corpo nell’imminenza dell’impegno agonistico. Sensazioni di altri tempi, certamente, non fosse che da una settimana, complice un allentamento del carico di lavoro (fine stagione per fortuna), ho ripreso a scrivere a tutto spiano. Ho ritrovato la perfetta sintonia con la storia che avevo interrotto a fine maggio, ed ora il mio pensiero viaggia in compagnia della fantasia.
Ci sono allenamenti che non avverto fisicamente perché il mio pensiero vive assieme ai protagonisti della storia, e di essi si nutre, tanto che il tempo che dedico a scrivere è sempre poco per il mio desiderio.
Adesso come allora, l’intruso delle mie giornate è … la corsa!





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