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Prove di squilibrio

di Orlando (26/10/2009)

La calma che precede un evento particolarmente importante è senza dubbio un aspetto tranquillizzante: significa che non ci sono elementi di preoccupazione e ciò ben predispone all’impegno che si deve affrontare. La stabilità fisica e mentale è frutto quindi di un buon livello di autostima, anche se l’eccesso di certezze può, all’opposto, rappresentare un tranello per un’esuberante  sicurezza.

E’ chiaro però che il podista (come lo studente che, in procinto di affrontare un esame, verifica nel suo ripasso che non ci siano lacune) non ha timore di affrontare l’impegno, se è sicuro di ben controllare e gestire agevolmente molti aspetti in caso di imprevisti. Ciò è frutto di esercizio e addestramento, ed ovviamente di successi ed insuccessi. Questi ultimi sono importanti tanto quanto i primi, perché le difficoltà e le crisi determinano riflessioni, considerazioni, cambi di atteggiamento che altro non sono che investimenti di energie nervose.

Così come lo studente che a pochi giorni dall’esame si accinge al ripasso della lezione, io mi sono sottoposto ad un allenamento di sintesi, orientato al controllo dell’equilibrio, che necessariamente prevedeva che questo stato di stabilità fosse alterato, per essere ovviamente ritrovato.

Il mio paese è piuttosto esteso in lunghezza, tanto da formare una sorta di cintura ai piedi del monte Summano, e si trova su due livelli: una parte bassa nella quale si sviluppa prevalentemente la parte nuova, ed una più alta che rappresenta il centro storico. Tra gli allenamenti che svolgo ce n’è uno in cui alterno vari passaggi tra la parte alta e quella bassa, inglobando inevitabilmente salite e discese. Non si tratta di un allenamento collinare perché il dislivello delle salite più impegnative è al massimo di una cinquantina di metri, ma in un circuito di 5 chilometri di saliscendi ne inserisco parecchi, combinando tratti impegnativi e ondulazioni più morbide.

Si tratta quindi di un collinare in miniatura, che mi consente di sollecitare adeguatamente i muscoli delle gambe ed evitare lunghe discese, che tendono sempre ad imballare le gambe. I giorni seguenti a tali sedute, corse ad impegno agevole, avverto sempre un indolenzimento muscolare positivo, quel piacevole mal di gambe che trasmette sensazioni favorevoli. Se il giorno successivo la seduta di collinare in miniatura riposo, all’indomani avverto sensazioni di efficace tonicità muscolare, evidenziate da energiche spinte dei piedi a terra e dall’impressione che la falcata sia ampia e fluida.

Sia per queste particolari sensazioni, sia perché il tracciato della maratona di NY presenta ondulazioni significative, l’altro giorno ho deciso di fare il mio ripasso della lezione su tale circuito paesano. Come sempre in queste ultime settimane, ho attivato il cronometro ma con la consapevolezza di evitare ogni controllo durante la seduta. Insomma, solo una rilevazione statistica.

L’obiettivo tecnico era di “ripassare la lezione, ma ricercando argomenti che presumo siano fonte critica dell’interrogazione”. Un ripasso è poco proficuo se ripeto le nozioni che già conosco. Da maratoneta, ciò che già conosco è il ritmo della gara e, per mettermi alla prova, sull’andatura della maratona ho infarcito il tracciato di ondulazioni significativamente difficili per riprodurre l’intensità della prova che andrò ad affrontare domenica. Quando mi alleno cerco di essere poco clemente perché l’obiettivo di determinate sedute è mettere l’organismo, e la testa, in situazioni di disagio, ed in questo ultimo ripasso non sono stato da meno.

In un terzo della distanza di gara ho inserito più del doppio del dislivello verticale che dovrò affrontare domenica. Nell’affrontare le salite cercavo di uscire un po’ dal livello standard d’impegno, senza tuttavia perdere eccessivamente né il controllo organico né meccanico, ed approfittare del conseguente tratto in discesa per ritornare rapidamente nell’”omeostasi” fisica.

Affermare che in tale seduta mi sono divertito evidenzia solo uno degli aspetti che hanno caratterizzato questa prova. Mi sono sempre sentito padrone della situazione, in controllo dello sforzo e della gestione dell’impegno. Il tempo è trascorso in maniera alterata rispetto ad altri analoghi tipi di seduta, sorprendentemente veloce, tanto che la percezione dello sforzo è stata molto contenuta. Ed ho terminato la seduta con la sensazione di avere ancora … fame di corsa.

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