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Il Giro delle Checche e dell’Acquapuzzola

di Orlando (05/10/2009)

E’ inevitabile non buttare lo sguardo, e mentre sto percorrendo la tangenziale le torri e i campanili di Siena attirano la mia curiosità, ma così facendo mi distraggo e perdo l’uscita del raccordo. Sono così costretto a proseguire sulla strada a senso unico. A questo punto lascio perdere le indicazioni che mi dà il navigatore e proseguo inoltrandomi a sensazione nella campagna senese. La strada è molto contorta e sinuosa e ad ogni curva scopro un paesaggio suggestivo: una strada bianca invitante per andare a correre, un borgo arroccato su un colle, un casale immerso tra gli ulivi. Il raggi del sole del tardo pomeriggio scendono dritti come frecce che si piantano sulle colline toscane. All’orizzonte, tra le nebbie dell’imminente tramonto appare improvvisamente il suggestivo profilo dell’abbazia di Sant’Anna in Camprena, più conosciuta ai tanti perché vi sono state girate le scene de “Il paziente inglese”. La strada sale ripidamente sul colle oltre il quale appare un altro luogo noto per le scene che vi sono state girate, e mi riferisco a “Il gladiatore”, ma il mio sguardo cerca invece l’inconfondibile profilo di Pienza.

Dalla stanza dell’hotel il colpo d’occhio è davvero suggestivo per un innamorato come me di questo angolo della Toscana, e non si può rinunciare ad una passeggiata lungo le mura della cittadina. Lo sguardo scorre su ogni colle, giù in basso verso la campagna, cercando d’individuare nella ridotta luce diurna i paesi che delimitano la conca.

All’indomani mattina esco a correre. E’ buio, davvero tanto, e non conoscendo bene le strade della sottostante campagna mi accontento di correre attorno al colle. Mi guidano le stelle: ad est Venere, a sud Est Orione, ma appena esco dal paese i piedi toccano terra senza la sicurezza di un appoggio, ma per fortuna non c’è traffico e posso correre tranquillamente in mezzo alla strada. Il paese è immerso in un silenzio avvolgente e sono solo i miei piedi sulla terra battuta a fare rumore. L’unico altro suono che sento nel corso dell’allenamento è il vento tra i rami d’ulivo e tra i cipressi, e i rintocchi della campana.

Rientro in hotel appena dopo l’albeggiare ed il mio pensiero abbandona le suggestive impressioni di una corsa fuori dal comune. Dopo la colazione inizia infatti la prima giornata di stage, che non è affatto semplice. Ci sono da fare i test e a seguire una non meno impegnativa seduta di pose fotografiche per un articolo che apparirà prossimamente sulla rivista “Oggi”. In questo periodo che precede il mio ritorno alla maratona di NY ho dato la mia disponibilità per interviste, servizi fotografici ed altre cose simili. L’ultimo impegno, per ora (!) sarà durante questa settimana: una troupe della Rai verrà a casa mia a filmare una giornata di vita normale. Ma non credo che verranno a riprendermi alle sei del mattino, mentre esco a correre.

Nella seconda giornata dello stage porto i ragazzi a correre sul giro de … la Grande Quercia. E’ proprio sotto questa enorme pianta che parcheggiamo le auto e dove inizia il circuito delle … checche.

Come potrei dire, senza destare alcuna ironia, che il giro di 11km si chiama proprio “delle checche”? Dal mio punto di vista è uno dei percorsi più suggestivi della Val d’Orcia, con la strada bianca che s’inserisce sinuosa tra le brulle colline. Per me è affascinante la semplicità di questi luoghi e percorrerli di corsa, un gesto che esalata le mie sensazioni, contribuisce a far penetrare dentro di me le emozioni. Soprattutto il silenzio, o meglio, i rumori della natura, specialmente il vento tra le fronde dei cipressi che alti e forti delimitano il mio percorso. E questa volta nessuno del gruppo ha incontrato nemmeno una checca. Neppure in volo. Probabilmente l’aridità della terra in questo periodo non consente di trovare cibo per questi neri volatili.

Un altro percorso suggestivo della Val d’Orcia, che sta sotto Pienza, è il giro dell’Acqua Puzzola. Si tratta di un'altra bella strada bianca, però più invadente nel paesaggio per le dimensioni, e s’inserisce sempre tra brulle colline nelle quali la terra arata ha varie tonalità di marrone e grigio. L’argilla che caratterizza il territorio della Val d’Orcia è spesso perforata dalla fuoriuscita di acqua termale solforosa, e lungo questo percorso si trova proprio una gran pozza dal cui fondo salgono grosse bolle di acqua calda che odora di zolfo. Mi affascina sempre osservare questi strani fenomeni geologici.

Sotto un cielo blu e tra un silenzio naturale, che si fa sempre più fatica a trovare, lascio con nostalgia la Val d’Orcia.

Io e Ilaria siamo piuttosto provati, ed in auto parliamo davvero poco nonostante il lungo viaggio. Sentiamo la stanchezza di un’impegnativa stagione di lavoro. E non è ancora finita. Non solo per altre attività professionali, ma anche per l’imminente impegno con la maratona di NY, che desidero avvenga presto perché comincio a sentirne il peso.

Questa mattina, con sveglia alle 4.45, ho svolto l’ultima seduta di “lunghissimo”. Dopo oltre 20 anni che non lo facevo ho ripercorso tutti d’un fiato 42195 metri!

P.S. finalmente l'inserimento commenti funziona!

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Pasqua in Toscana

di Orlando (14/04/2009)

Prima di ogni trasferta, che non sia quella che mi porta in vacanza, preparare le borse è un’operazione che mi causa una leggera sensazione di stress perché ho l’impressione di dimenticare sempre qualche cosa. Ed anche se ciò non accade praticamente mai, perché ho una lista utile per fare la spunta, alcuni degli strumenti che utilizzo per lavoro potrebbero lasciarmi in panne. Mi riferisco specialmente agli oltre 20 cardiofrequenzimetri che porto con me per fare i test. Ho sempre il timore che la carica delle batterie si esaurisca nel corso della trasferta, ed anche se porto con me delle pile di riserva, mi scoccia trovarmi in situazioni di emergenza. Lo stesso vale per le batterie della videocamera per le riprese tecniche, della macchina fotografica, delle batterie ricaricabili, ed altro ancora.

Una valigia contiene solo gli oggetti di un ufficio mobile: stampante portatile di riserva a quella più grande, toner, cartucce, fogli di stampa, cavi, prese, ed altro ancora.

La mia borsa personale è molto più piccola: mi servono veramente poche cose, o quelle che porto me le faccio bastare.

Questa volta, dopo tanto tempo, ho dovuto organizzarmi per portare anche gli indumenti per correre e selezionare quelli che mi servivano è servito per darmi maggiore euforia. Con il pensiero mi vedevo già di corsa tra i sentieri della pineta di Tirrenia.

Sotto il piano professionale lo stage è andato bene perché ho trovato un gruppo molto simpatico, che si è aggregato subito contribuendo a creare un’atmosfera piacevole e stimolante.

Sul piano atletico, in quattro uscite ne ho svolte ben tre con un indice di sforzo superiore a 7. Insomma, solo un giorno non mi sono tirato il collo, mentre le altre volte ho sempre corso con buon impegno. Il primo giorno ho svolto un “medio” in pineta (il giorno precedente avevo fatto il “medio” in salita) perché sentivo le gambe toniche e reattive. Il secondo giorno non ho potuto spingere perché avevo i muscoli molto indolenziti: se mi sfioravo le cosce le sentivo molto sensibili. Mi sono così limitato a percorrere 16km ad impegno organico ridotto. In pineta, per effetto del fondo morbido, ci si stanca parecchio anche a correre piano perché si deve applicare parecchia forza per compensare la perdita di elasticità. Anche con il corpo stanco, correre nel silenzio della pineta è stato piacevole, specialmente alle prime luci del giorno.

La terza giornata ho fatto un’ottima seduta di IT: 20 prove da 1’ alternate ad 1’ di corsa tranquilla. Correre velocemente in pineta è risultato più faticoso di quanto mi aspettassi, e quando ho svolto le ultime prove su strada era piacevole percepire che le spinte dei piedi erano più energiche.

E l’ultimo giorno, prima di rientrare a casa, ho scorazzato per i sentieri della pineta percorrendo 22 chilometri e, seppure con le gambe indolenzite, è stato un piacere sentirmi tonico ed efficiente.

Questa mattina, per non eccedere sui muscoli che mi fanno vivamente percepire quanto li ho maltrattati, ho programmato un giorno di riposo.

Con la testa sono già agli allenamenti che potrò fare al prossimo stage. A fine mese sarò a Pian dei Mucini e li potrò sfogarmi: è un posto che per chi ha gambe è come andare in paradiso.

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Silenzioteca

di Orlando (13/08/2008)

Ci sono giorni in cui sono così pressato dal lavoro che dico a mia moglie che mi piacerebbe che per qualche tempo nessuno mi pensasse: vorrei essere in un posto sconosciuto e deserto.

Per vivere questa virtuale sensazione uso la tecnica mentale della “caverna”: mi immagino di essere dentro una montagna, protetto da pareti di roccia inaccessibili a sguardi, suoni ed anche impenetrabile ai pensieri, così che i miei vivono in uno stato di calma.  In pratica ignoro tutto ciò che è esterno a me stesso.

In questi giorni m’infastidisce vedere tanta gente per strada, e visto che Livigno è un luogo di vacanza, anche particolarmente attraente per gli acquisti giacché è zona extradoganale, di persone ce ne sono anche troppe. Oltre alle strade, molto frequentata è anche la pista ciclabile e mi sento come un animale che vive in un bosco e si sente oppresso dalla presenza di minacce. Sarò forse un po’ paranoico, ma sto bene se c’è calma e silenzio, aspetti che la corsa contribuisce a farmi avere.

Da un paio di giorni sono ritornato a Livigno (è un piacere essere fuggito dall’afa della pianura) ed oggi ho approfittato per fare un lungo. Come sempre sono partito presto, non solo perché così ho svolto senza intoppi una cosa a cui tengo, ma anche perché non potrei correre con tanta gente per strada. Nel percorrere 20 chilometri non ho incontrato nessuna persona: solo alla fine della seduta mi sono reso conto di essere sempre stato in solitudine (ho incrociato solo un cane che sonnecchiava in una baita, uno scoiattolo, 3 cavalli, ovviamente delle mucche, e un bellissimo camoscio – incredibile, sulla ciclabile!).

Ho percorso per un bel po’ della ciclabile del fondo valle, ma appena ho potuto mi sono inserito nel bosco percorrendo un piacevole sentiero, sia perché ha un dislivello vario sia perché è tortuoso, come piacciono a me le strade dove correre.

Devo dare ragione a mia moglie che mi ha fatto notare che anche il rumore del torrente alla lunga infastidisce. In effetti, lo scorrere delle acque dello Spoel creano un sottofondo che toglie spazio al silenzio. Non appena sono salito un po’ di quota e la vegetazione ha fatto da barriera con la valle, il silenzio si è fatto sentire, rotto solo dal piacevole scorrere dell’acqua nei ruscelli e nei rivoli che scendono dalle montagne. Mi piace sentire anche il rumore che fanno i miei passi sulla terra battuta – mentre m’infastidisce quando corro sull’asfalto – ed il mio respiro ansimare quando corro, specie in salita.

La mia corsa è finita davanti ad una malga e, anche se c’erano le luci accese nella casa, fuori non c’era nessuno. Mi sono fermato un po’ per ammirare le alte pareti delle montagne attorno a me, che risplendevano del colore del sole che un po’ alla volta invadeva la valle. Ritornare verso l’albergo è stato piacevole, non solo perché la strada è in leggera discesa, ma perché portavo con me sensazioni che vivo con molta intensità quando sono in sintonia con ciò che mi circonda.

Categoria: dove correre
Tag: silenzio,vacanza,rumore
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