Brava Ilaria
La panchina sulla quale ero seduto mi dava un senso di disagio: era fredda. Fredda perché il clima uggioso inumidiva il vecchio legno dove mi appoggiavo, fredda perché così era il mio stato d’animo. Tante cose mi passavano per la testa in quel momento, molte per le quali riflettere e quasi tutte mi facevano vivere un senso di negatività. Come appaiono diverse, strane, le tante cose fatte prima ed assumono un senso differente da come si erano vissute, come se fossero state fatte da un'altra persona. Eppure tutto ciò è tuo mi dicevo, nel bene, nel male. In tali circostanze comunque ci si accetta, forti dei propri limiti. E ti rendi conto che non tutto è uggioso, scialbo, spento, privo di attenzione.
Quando ogni mattina, dapprima con il caldo e l’afa, poi con il freddo e l’umidità, spesso stanco ma sempre motivato, varcavo il cancello di casa e lasciavo scorrere l’asfalto sotto i miei piedi, non sono mai stato solo. Prima di quell’avvio mi muovevo frettoloso per non ritardare il rientro a casa, e badavo poco ai movimenti di chi mi stava attorno. Prima però di premere il pulsante del cronometro entrambi riservavamo un attimo di attenzione a noi stessi. Il primo bacio, del buongiorno, della buona corsa, dell’intesa per l’intera giornata, mai più trascorsa intimamente.
Nella fredda panchina del Central Park ci sono stati momenti in cui non ho proprio pensato a me, ma occhi e cuore attendevano Ilaria, ed in quelle circostanze non sentivo il freddo. Ho atteso parecchio con la speranza di scorgerla tra il fiume di colori che mi scorreva dentro gli occhi, quasi ad ubriacarmi. Volevo vivere in diretta il momento del suo entusiasmo, dell’euforia della prima volta, della soddisfazione di aver raggiunto il suo traguardo.
Ad un certo punto ho desistito e sono rientrato in albergo. La stanza era vuota, senza energia, come se lì dentro non ci fosse ossigeno, tanto che mi sentivo come in vetta ad un’alta montagna dove l’aria entra nei polmoni solo con tanto sforzo. I numeri dello schermo dell’orologio sembravano essere incollati, tanto l’attesa era lenta.
E quando la porta si è aperta abbiamo incrociato gli sguardi, sapendo senza dirci nulla cosa uno cercava dell’altro. E quando ho visto la medaglia al collo ero contento, con quella sensazione di appagamento, di piacere che nasce dalla condivisione di un traguardo comune. La fredda panchina del Central Park era lontana. E’ lontana ancora di più adesso perché giorno dopo giorno è scivolata perché non si sta attaccati alle sensazioni negative quando si vive in un ambiente caldo.
Ho passato una bella settimana, nonostante tutto. Non era solo la settimana della nostra maratona, quella della corsa personale, perché la trasferta a NY è in primis un momento di lavoro per entrambi, ma quella del concerto.
Ilaria attendeva anche questo momento con particolare intensità. Vicende personali (sue), non legate solo ad una persona che canta (bene).
Ed è stata un’altra occasione, l’ennesima, per stare accanto a chi mi fa vivere, emozionare, con il solo sguardo. Ogni giorno. Brava Ilaria.
Il fascino della bufera
Le bufere fanno sempre un po’ impressione, ma sono affascinanti, in ogni caso. Sono eventi pieni di energia, distruttiva senza dubbio, ma che offrono anche l’opportunità di valutazione. Sull’altopiano di Asiago dove ho abitato per alcuni anni, dopo una forte nevicata che osservavo rintanato passivamente in casa, uscivo con un misto di meraviglia ed apprensione. La meraviglia per l’affascinante scenario della fitta coltre che ammorbidiva il paesaggio e lo rendeva soffice, tenero, delicato. L’apprensione invece nasceva dal timore di rilevare danni: le cime degli alberi rotti, il tetto del garage incrinato, i teli che coprivano l’orto che avevano ceduto. In ogni caso era piacevole sentire il disturbo del freddo sulla pelle.
Non tutte le sensazioni disagevoli sono negative. Ritengo che i fastidi siano stimolanti, così come le bufere non sono tutte negative. Passato il momento critico, all’orizzonte prima o poi ricompare il sole.
La tranquillità che si avverte durante la bufera è di avere sempre un tetto sulla testa, specialmente quando lo si condivide. In questo momento ho avuto modo di verificare quanti abitano sotto il mio tetto e che in qualche modo mi hanno trasmesso il loro calore mentre avvertivo i brividi.
Il mio ringraziamento va a tutti quelli che hanno vestito i miei panni. A quanti non sono riusciti ad indossarli, invito a riflettere su quanto ha scritto una volta un vecchio indiano: “Cammina almeno un miglio con le mie scarpe prima di giudicarmi.”
Dopo ogni nevicata per terra resta il residuo della bufera, ed in montagna si è consapevoli che non si deve attendere che sia il sole a sciogliere la neve. Spalarla è un modo per andare avanti, pur sapendo che ogni giorno potrebbe nevicare.
Ma questa è la vita.
Che giornata di………….
E non mi riferisco ai giorni scorsi, perché ho passato davvero un bel week end a Merano, ospite dell’AS, la società podistica amatoriale locale, per un ministage di allenamento. Come avviene sempre in tali circostanze, il programma è fitto d’impegni perché le cose da fare sono tante e si vorrebbe farne anche altre, ma il tempo a disposizione è sempre limitato. Oltre ai test da campo, all’analisi dell’azione di corsa e alla riunione tecnica incentrata sull’individuazione della forma e del potenziale dell’atleta, abbiamo fatto un paio di uscite di corsa. Beh, una l’ho fatta per mio conto poiché coincideva con la mattinata dei test. Al mattino presto ne ho approfittato per una sgambata tra le stradine che s’inoltravano tra le coltivazioni dei meli. Ieri mattina invece ho corso con il gruppo nella famosa passeggiata Tappeiner, un sentiero davvero molto ben curato che a mezza costa abbraccia metà della valle e consente di godere del suggestivo panorama della cittadina.
Mi sarebbe piaciuto godere anche dei benefici delle terme limitrofe all’hotel, ma i tempi di lavoro di queste circostanze condizionano parecchio. Piuttosto ho sfruttato l’ottima sistemazione nell’hotel a cinque stelle dov’ero ospite, visto che gran parte del lavoro l’ho svolto proprio in stanza.
La giornata pesante è invece quella odierna per i vari impegni in programma e per tante altre … seccature.
S’inizia all’alba (anzi prima) con l’allenamento – corsa media - e a seguire:
- mezza giornata impegnata per un servizio fotografico per la … mia rivista;
- fare la spesa;
- ritirare lo scooter nuovo di mia figlia;
- intervista radiofonica in occasione della trasmissione “Atletica, Atletica TV”
Ed in mezzo a questi impegni avrò in casa Mara, la signora delle pulizie. Inoltre il cane, anzi la cagnolina, che ha le mestruazioni e gira con le mutande che bisogna regolarmente cambiare!
Nel tardo pomeriggio, da alcune settimane a questa parte, Ilaria puntualmente mi dice che è depressa e “rompe” perché non riesce a trovare i biglietti per il concerto di Bryan Adams a Innsbruck.
Dovrei poi tagliare l’erba del prato, che fa veramente schifo.
Se in mezzo a tutte queste … seccature riesco anche a lavorare, mi sento un po’ soddisfatto.
PS: Intanto il “medio” è andato abbastanza bene: 16km a 3’49”. Avrei voluto correre un po’ di più ma le gambe erano pesanti, forse per la residua stanchezza del LL di metà settimana. Inoltre, ho corso mezza seduta immerso nel buio e sono partito un po’ troppo lento, ma meglio così.
PS2: credo che l’inserimento dei commenti sia ancora bloccato.





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