Sognando New York
Rispetto ad un anno fa dormo meglio, e non mi sveglio più nel cuore della notte: quando invece mi svegliavo, non prendevo più sonno e finivo per alzarmi e mettermi al lavoro. Rispetto ad un mese fa ho anche un sonno più profondo e dormirei un po’ di più, ma ormai l’orologio biologico è sintonizzato alle 5,20.
Capita spesso che mi sveglio sentendomi bene, sebbene un’altra ora a letto a sonnecchiare la passerei volentieri, crogiolandomi nel dormiveglia di micro sonni. L’impegno dell’allenamento mi spinge fuori dal tepore del letto e, anche se in questo periodo la motivazione è bassa, uscire alle 6 del mattino è comunque stimolante. E’ l’ora, in questo periodo, del passaggio dalla notte al giorno. Ad ovest il cielo è ancora molto scuro, con tante stelle che brillano, su tutte il pianeta Marte. Ad est c’è già il riflesso arancione dell’imminente sorgere del sole, e sullo sfondo splende la mia “stella” preferita: Venere.
Nel corso della prima parte della seduta mi sono passate per la testa le “immagini” del sogno che ho fatto questa notte. Ho sognato la maratona di NY che ho corso una decina di giorni di fa. Ho rivisto nitidamente i momenti precedenti la partenza, quando nel piazzale di fianco al ponte di Verrazzano facevo esercizi di mobilità articolare osservando nel frattempo il riscaldamento dei top runner. E poi tranquillamente ci siamo avviati verso la partenza blu, una camminata caratterizzata da tanta tensione, non per me, ma per i veri maratoneti: ricordo (non dal sogno) i loro sguardi, distratti, persi, freddi. E poi l’allineamento della partenza.
Sia nel sogno, sia nella realtà mi sono sentito un po’ fuori luogo. Nella realtà, quando i top sono stati presentati ed hanno fatto un passo avanti verso la linea di partenza, io ho arretrato dello stesso passo. Nel sogno avevo il pettorale 900 e capivo che non ero nel posto giusto, tanto che alla partenza mi sono spostato a destra, per farmi passare dai corridori più veloci; tanti.
Nel sogno ho percepito che ogni cosa, dopo il via della corsa, scorreva ad un ritmo rallentato sebbene l’andatura fosse quella prevista. Il piacere di procedere con una sequenza lenta lo avvertivo apprezzando ciò che stavo facendo. Il vantaggio dell’azione rallentata veniva dall’apprezzare con calma ogni passo, ogni sequenza, con la possibilità di valutare le conseguenze di ogni falcata, che inevitabilmente sembrava tanto lunga.
Il sogno al rallentatore mi ha permesso di vivere con piacere ciò che in quel momento non sono riuscito a cogliere.
Sono arrivati!!!
A pochi giorni dall’evento, la preoccupazione di tanti maratoneti è di avere la certezza del numero d’iscrizione, di conoscere la zona da dove partiranno, e a che orario di partenza sono stati assegnati. Le telefonate e le mail che ogni giorno riceviamo evidenziano lo stato di eccitazione, quasi di fibrillazione, dei partecipanti alla maratona. Ci sono podisti che già da qualche giorno conoscono il loro numero di gara, altri che sono ancora in attesa, ed ovviamente per quest’ultimi la preoccupazione è molto alta, persino timorosi di non essere iscritti!
Anch’io ho ricevuto il numero di partenza. Nel registration form è indicato il 7639, e partirò alle 9.40, vale a dire l’orario della partenza principale.
Per chi segue il blog, sa che in famiglia la mia partecipazione alla maratona della Grande Mela non è l’evento principale di novembre, e praticamente poco interessa dove, quando e come partirò il giorno della maratona.
E così, quando il corriere ha consegnato la busta con il mio registration form della maratona, la reazione emotiva famigliare è stata direttamente proporzionale alla temperatura dell’aria quando vado a correre al mattino: appena superiore allo zero...
Poco dopo la consegna del mio pettorale (ufficioso) della maratona di NY, Ilaria è rientrata dall’ufficio postale. Come avviene praticamente tutti i giorni, suddivide tra la sua e la mia scrivania la posta che ci riguarda. E’ un’operazione che fa con noncuranza, ed io allo stesso modo non presto particolare attenzione ai suoi gesti.
Anche oggi è stato così, ma alla fine della spartizione epistolare è rimasta in piedi vicino alla mia scrivania. Mi sono allora girato verso di lei: aveva una busta in mano. Dai francobolli che vi erano attaccati ho capito che quella lettera arrivava dall’estero; e fin qui nulla di strano. Era strano invece che lei fosse rossa in viso, molto emozionata e… radiosa.
“Sono arrivati!!!”
Innsbruck: 8 novembre 2009
Ore 20.00
Fila 2
Posti 7 e 8
Questi sì che sono numeri che contano.
Altro che i miei!

L’incontro personale con Bryan Adams è invece previsto un’ora prima del concerto. Come ho scritto nell’ultimo blog, l’intrusa di questi giorni è proprio la corsa, e fra qualche giorno passerà definitivamente in secondo piano.
Un gelato pericoloso


In questo periodo trovo ogni tanto qualcuno che mi dice che sono “tirato”, riferendosi al mio aspetto fisico asciutto. L’osservazione non mi fa particolare effetto perché rispetto a vent’anni fa sono “sovrappeso” di 6-7 chili. Non ho affatto nostalgia di quei tempi, quando la mia massa grassa era il 3-4% dei miei 60 chili. Ricordo che un giorno di questo periodo, in preparazione ad una maratona autunnale, avvertivo sensazioni di gonfiore muscolare, localizzato soprattutto alle cosce, e quando ne parlavo sia al mio allenatore sia a Ilaria, mi prendevano in giro. “Sei magro da far impressione”, ed in effetti quando dirigevo lo sguardo verso le gambe, le vedevo ossute.
Ma io mi sentivo gonfio, sebbene quando pizzicavo la carne del quadricipite tra il pollice e l’indice mi restava solo la pelle, contrariamente ad ora (ebbene sì, la parte attualmente più grassa del mio corpo sono le cosce!).
In quei giorni stavo sperimentando gli effetti degli aminoacidi a catena ramificata (prima del 1989 non si conoscevano ancora queste sostanze nel mondo podistico), ed avevo imputato il senso di gonfiore proprio a queste sostanze. Non riscontrando particolari effetti sul recupero muscolare, ma avendo al contrario sensazioni di disagio, ne avevo interrotto la somministrazione. Allora mancava un mese alla maratona che avevo programmato di correre per la fine di ottobre, e non volevo condizionare la preparazione, anche perché di lì a qualche giorno avevo in programma la partecipazione al giro podistico a tappe dell’Umbria. Riguardo a questa gara non avevo mire agonistiche particolari, ma era stata inserita nel piano di preparazione come una sollecitazione allenante altamente specifica, e mi dispiaceva non affrontarla bene.
A metà settimana, esattamente come oggi ma venti anni fa, avevo svolto un “lunghissimo” di 35 chilometri. L’avevo corso, nelle campagne di Ferrara, nella tarda mattinata di una giornata calda e umida, ed inevitabilmente avevo sudato in gran quantità. Rientrato a casa avevo parecchia sete e poca fame, come capita quando si è sostenuto uno sforzo impegnativo (avevo anche percorso gli ultimi 12km a 3’20”). Ilaria sarebbe rientrata a casa in serata e non c’era nulla di preparato da mangiare e, pigro per la stanchezza accumulata, avevo deciso d’integrare parte delle energie spese con del gelato, in attesa che mi venisse fame.
Con lo sguardo catturato dalle immagine televisive che osservavo, aspettavo che il gelato si sciogliesse e con il cucchiaino passavo il perimetro della vaschetta. Un passaggio a destra, un altro a sinistra, uno più avanti ed un altro sul lato opposto e si sa che … dopo un po’ mi sono accorto che sul fondo erano rimasti solo un paio di cucchiai. Caspita, della vaschetta di un chilo comperata il giorno prima era rimasto praticamente nulla. E’ vero che la sera precedente ne avevamo mangiato un po’, ma non mi sarei aspettato di arrivare al fondo.
Beh, dopotutto quel giorno avevo speso molte calorie, all’incirca duemila, e potevo anche concedermele. Avevo solo il rammarico di non lasciare nulla ad Ilaria. Ma ero certo che mi avrebbe capito.
Il giorno seguente andai a correre ed ovviamente mi trovai con le gambe indolenzite. E gonfie. Era stato da quel giorno che le gambe le avevo sentite “ingrossate”. Dapprima non c’ho fatto particolarmente caso, ma all’indomani (sabato), continuando a sentirmi gonfio, ho esternato le mie sensazioni, e mi ero sentito incompreso perché nessuno riscontrava in me l’aumento di gonfiore.
Domenica mattina però mi alzai con… la faccia gonfia come un pallone! Ero enorme, e non solo in viso: tondo era tutto il corpo. Inutile dire che ho subito pensato ad un’intossicazione, o a qualche virus, o chissà a cos’altro. Ho subito contattato il mio medico che mi suggerì di andare a correre, perché forse si trattava di una particolare ritenzione idrica. Sudare mi avrebbe probabilmente aiutato ad eliminare …. 7 chili d’acqua!?! Il mio peso era infatti aumentato così tanto. In una notte? Possibile?
Con l’aiuto del medico ho fatto un controllo della mia alimentazione e di tutte le cose che avevo assunto in quei giorni. Non c’era però nulla di particolare che potesse essere la causa di quel “rigonfiamento”. Lunedì mi sono presentato in ospedale per un controllo urgente, e le analisi non evidenziarono nulla di anomalo. Se non che il controllo del peso confermava che ero in surplus dei “soliti” 7 chili.
Un amico, altro medico al quale avevo esposto la mia situazione, aveva trovato subito la causa del mio rigonfiamento. “Hai mangiato troppo gelato”… beh, anch’io ero arrivato a questa probabile conclusione. “Vai dal produttore e chiedigli che sostanza ha usato per farlo”.
“Estratto puro di liquirizia” fu la risposta.
“Allora in un paio di giorni sarai come prima, ed anche meglio”
“E perché?”
“La liquirizia ha una molecola simile al cortisone, e siccome ne hai ingerito una quantità enorme in poco tempo, per diluirne l’eccessiva presenza l’organismo ha trattenuto tanti liquidi. E vedrai che sarai anche in grado di correre forte”
Dopo una settimana mi ero in effetti sgonfiato, ed anche di più perchè avevo perso 9 chili.
“Fossi in te” mi riferì l’amico medico, “proverei anche a fare un allenamento tirato. Di solito la liquirizia, assunta in certe dosi, stimola il rendimento”
E tre giorni dopo corsi una serie di tre prove di 5 chilometri con ottimi tempi, tutti inferiori a 14’50”. Ero davvero sorpreso della facilità di corsa e del buon risultato.
Ma gli effetti sul rendimento fisico del “buon gelato” finirono in quei giorni. Avrei dovuto assumere ancora una “robusta dose” di liquirizia pura per consolidare gli effetti?
Lasciai però perdere; non volevo stare ancora male com’ero stato in quel periodo.
Tuttavia, il gusto di gelato che ancora preferisco è proprio quello lì. Ma ora lo suddivido con il gelato allo yogurt.
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