Sono arrivati!!!
A pochi giorni dall’evento, la preoccupazione di tanti maratoneti è di avere la certezza del numero d’iscrizione, di conoscere la zona da dove partiranno, e a che orario di partenza sono stati assegnati. Le telefonate e le mail che ogni giorno riceviamo evidenziano lo stato di eccitazione, quasi di fibrillazione, dei partecipanti alla maratona. Ci sono podisti che già da qualche giorno conoscono il loro numero di gara, altri che sono ancora in attesa, ed ovviamente per quest’ultimi la preoccupazione è molto alta, persino timorosi di non essere iscritti!
Anch’io ho ricevuto il numero di partenza. Nel registration form è indicato il 7639, e partirò alle 9.40, vale a dire l’orario della partenza principale.
Per chi segue il blog, sa che in famiglia la mia partecipazione alla maratona della Grande Mela non è l’evento principale di novembre, e praticamente poco interessa dove, quando e come partirò il giorno della maratona.
E così, quando il corriere ha consegnato la busta con il mio registration form della maratona, la reazione emotiva famigliare è stata direttamente proporzionale alla temperatura dell’aria quando vado a correre al mattino: appena superiore allo zero...
Poco dopo la consegna del mio pettorale (ufficioso) della maratona di NY, Ilaria è rientrata dall’ufficio postale. Come avviene praticamente tutti i giorni, suddivide tra la sua e la mia scrivania la posta che ci riguarda. E’ un’operazione che fa con noncuranza, ed io allo stesso modo non presto particolare attenzione ai suoi gesti.
Anche oggi è stato così, ma alla fine della spartizione epistolare è rimasta in piedi vicino alla mia scrivania. Mi sono allora girato verso di lei: aveva una busta in mano. Dai francobolli che vi erano attaccati ho capito che quella lettera arrivava dall’estero; e fin qui nulla di strano. Era strano invece che lei fosse rossa in viso, molto emozionata e… radiosa.
“Sono arrivati!!!”
Innsbruck: 8 novembre 2009
Ore 20.00
Fila 2
Posti 7 e 8
Questi sì che sono numeri che contano.
Altro che i miei!

L’incontro personale con Bryan Adams è invece previsto un’ora prima del concerto. Come ho scritto nell’ultimo blog, l’intrusa di questi giorni è proprio la corsa, e fra qualche giorno passerà definitivamente in secondo piano.
Un gelato pericoloso


In questo periodo trovo ogni tanto qualcuno che mi dice che sono “tirato”, riferendosi al mio aspetto fisico asciutto. L’osservazione non mi fa particolare effetto perché rispetto a vent’anni fa sono “sovrappeso” di 6-7 chili. Non ho affatto nostalgia di quei tempi, quando la mia massa grassa era il 3-4% dei miei 60 chili. Ricordo che un giorno di questo periodo, in preparazione ad una maratona autunnale, avvertivo sensazioni di gonfiore muscolare, localizzato soprattutto alle cosce, e quando ne parlavo sia al mio allenatore sia a Ilaria, mi prendevano in giro. “Sei magro da far impressione”, ed in effetti quando dirigevo lo sguardo verso le gambe, le vedevo ossute.
Ma io mi sentivo gonfio, sebbene quando pizzicavo la carne del quadricipite tra il pollice e l’indice mi restava solo la pelle, contrariamente ad ora (ebbene sì, la parte attualmente più grassa del mio corpo sono le cosce!).
In quei giorni stavo sperimentando gli effetti degli aminoacidi a catena ramificata (prima del 1989 non si conoscevano ancora queste sostanze nel mondo podistico), ed avevo imputato il senso di gonfiore proprio a queste sostanze. Non riscontrando particolari effetti sul recupero muscolare, ma avendo al contrario sensazioni di disagio, ne avevo interrotto la somministrazione. Allora mancava un mese alla maratona che avevo programmato di correre per la fine di ottobre, e non volevo condizionare la preparazione, anche perché di lì a qualche giorno avevo in programma la partecipazione al giro podistico a tappe dell’Umbria. Riguardo a questa gara non avevo mire agonistiche particolari, ma era stata inserita nel piano di preparazione come una sollecitazione allenante altamente specifica, e mi dispiaceva non affrontarla bene.
A metà settimana, esattamente come oggi ma venti anni fa, avevo svolto un “lunghissimo” di 35 chilometri. L’avevo corso, nelle campagne di Ferrara, nella tarda mattinata di una giornata calda e umida, ed inevitabilmente avevo sudato in gran quantità. Rientrato a casa avevo parecchia sete e poca fame, come capita quando si è sostenuto uno sforzo impegnativo (avevo anche percorso gli ultimi 12km a 3’20”). Ilaria sarebbe rientrata a casa in serata e non c’era nulla di preparato da mangiare e, pigro per la stanchezza accumulata, avevo deciso d’integrare parte delle energie spese con del gelato, in attesa che mi venisse fame.
Con lo sguardo catturato dalle immagine televisive che osservavo, aspettavo che il gelato si sciogliesse e con il cucchiaino passavo il perimetro della vaschetta. Un passaggio a destra, un altro a sinistra, uno più avanti ed un altro sul lato opposto e si sa che … dopo un po’ mi sono accorto che sul fondo erano rimasti solo un paio di cucchiai. Caspita, della vaschetta di un chilo comperata il giorno prima era rimasto praticamente nulla. E’ vero che la sera precedente ne avevamo mangiato un po’, ma non mi sarei aspettato di arrivare al fondo.
Beh, dopotutto quel giorno avevo speso molte calorie, all’incirca duemila, e potevo anche concedermele. Avevo solo il rammarico di non lasciare nulla ad Ilaria. Ma ero certo che mi avrebbe capito.
Il giorno seguente andai a correre ed ovviamente mi trovai con le gambe indolenzite. E gonfie. Era stato da quel giorno che le gambe le avevo sentite “ingrossate”. Dapprima non c’ho fatto particolarmente caso, ma all’indomani (sabato), continuando a sentirmi gonfio, ho esternato le mie sensazioni, e mi ero sentito incompreso perché nessuno riscontrava in me l’aumento di gonfiore.
Domenica mattina però mi alzai con… la faccia gonfia come un pallone! Ero enorme, e non solo in viso: tondo era tutto il corpo. Inutile dire che ho subito pensato ad un’intossicazione, o a qualche virus, o chissà a cos’altro. Ho subito contattato il mio medico che mi suggerì di andare a correre, perché forse si trattava di una particolare ritenzione idrica. Sudare mi avrebbe probabilmente aiutato ad eliminare …. 7 chili d’acqua!?! Il mio peso era infatti aumentato così tanto. In una notte? Possibile?
Con l’aiuto del medico ho fatto un controllo della mia alimentazione e di tutte le cose che avevo assunto in quei giorni. Non c’era però nulla di particolare che potesse essere la causa di quel “rigonfiamento”. Lunedì mi sono presentato in ospedale per un controllo urgente, e le analisi non evidenziarono nulla di anomalo. Se non che il controllo del peso confermava che ero in surplus dei “soliti” 7 chili.
Un amico, altro medico al quale avevo esposto la mia situazione, aveva trovato subito la causa del mio rigonfiamento. “Hai mangiato troppo gelato”… beh, anch’io ero arrivato a questa probabile conclusione. “Vai dal produttore e chiedigli che sostanza ha usato per farlo”.
“Estratto puro di liquirizia” fu la risposta.
“Allora in un paio di giorni sarai come prima, ed anche meglio”
“E perché?”
“La liquirizia ha una molecola simile al cortisone, e siccome ne hai ingerito una quantità enorme in poco tempo, per diluirne l’eccessiva presenza l’organismo ha trattenuto tanti liquidi. E vedrai che sarai anche in grado di correre forte”
Dopo una settimana mi ero in effetti sgonfiato, ed anche di più perchè avevo perso 9 chili.
“Fossi in te” mi riferì l’amico medico, “proverei anche a fare un allenamento tirato. Di solito la liquirizia, assunta in certe dosi, stimola il rendimento”
E tre giorni dopo corsi una serie di tre prove di 5 chilometri con ottimi tempi, tutti inferiori a 14’50”. Ero davvero sorpreso della facilità di corsa e del buon risultato.
Ma gli effetti sul rendimento fisico del “buon gelato” finirono in quei giorni. Avrei dovuto assumere ancora una “robusta dose” di liquirizia pura per consolidare gli effetti?
Lasciai però perdere; non volevo stare ancora male com’ero stato in quel periodo.
Tuttavia, il gusto di gelato che ancora preferisco è proprio quello lì. Ma ora lo suddivido con il gelato allo yogurt.
P.S. non è ancora possibile inserire commenti.
Trasferta a Berlino
La trasferta a Berlino, per il commento tecnico delle due maratone dei campionati mondiali, è durata veramente poco. Non poteva essere diversamente perché sono volato in Germania tra la pausa di due stages di allenamento, e mentre ero in aereo ho percepito la differenza tra la pressione fisica e nervosa che deriva dalla gestione di uno stage ed il fatto di non aver altro impegno che lo stimolante commento di una gara del campionato mondiale.
Libero mentalmente dalle pressioni del lavoro degli stages al mattino presto sono andato a correre al parco Tiergarten e mi sono sentito con le gambe leggere e che avevano una cadenza del passo molto ampia. Tali aspetti fisici/mentali non li percepivo da tante settimane, in parte condizionati da fattori ambientali come il caldo quando sono stato a casa, il freddo e l’altura di quando ero a Livigno.
E poi non avvertivo alcun impegno respiratorio nonostante l’aria fosse intrisa di una pesante umidità causata dal temporale della sera prima. Ne è uscita una seduta caratterizzata da una grande facilità di corsa, e correlata ad un’andatura piuttosto sostenuta. Il parco era ancora immerso nella semioscurità di un’alba che tardava a colorare il cielo rispetto alla latitudine italiana, e non ero da solo a correre. Ho incrociato numerosi keniani/e che sono stati impegnati/e nelle gare di resistenza e che avevo visto in televisione, oltre a dei tanzaniani che non sono riuscito ad identificare. Anche l’indomani sono andato a correre molto presto (5.40) al parco, ed avendo tempo a disposizione, oltre a gambe poco affaticate dai venti e passa chilometri del giorno precedente, mi sono fatto tentare da un lungo di 2h15’. Allo stesso orario del giorno precedente, verso le 6.30, ho incrociato sempre tanti keniani/e di alto rango. Le stradine del parco, dapprima attraversate da numerosi leprotti (animali) di volta in volta si sono animate di tanti corridori, ma non professionisti. I top runner sono però spariti verso le 7.
L’atmosfera della corsa nel parco è stata contagiosa come quando corro al Central Park i giorni precedenti la maratona di NY. Mentre inanellavo giro su giro (6 giri da quasi 5 km, più andata e ritorno dall’albergo), gli incroci delle strade si affollavano di poliziotti e volontari che chiudevano il traffico automobilistico, e alla porta di Brandeburgo c’è sempre stato movimento, anche alle 6 del mattino. Un via-vai continuo di addetti ai lavori in vista delle due gare di maratona.
Allo stadio invece, il mattino delle due maratone, l’atmosfera era molto rilassata, anche troppo. Le gradinate erano completamente vuote, ma anche negli spazi antistanti lo stadio non c’era nessuno, se non i giornalisti impegnati per le telecronache delle maratone. In tale contesto si lavora più rilassati, senza caos e frastuono, ma c’è anche lo svantaggio di non percepire l’emozione della competizione. Commentare le gare in lontananza rispetto alla competizione non coinvolge come quando sono in bici a seguire la gara sulla strada. In quei frangenti si percepiscono sensazioni più intense e dirette, e molte situazioni che non si vedono in televisione appaiono agli occhi senza doverle cercare.
La sera del sabato, non essendo coinvolto in telecronache, ho vissuto le gare da vero spettatore ma con il vantaggio di muovermi da giornalista. Questi hanno accesso a zone dello stadio che ti mettono in contatto diretto con gli atleti. Come non sfruttare la situazione andando ad assistere alla conferenza stampa della staffetta della Giamaica, e al passaggio di Bolt nella così detta “mixed zone”, un posto dove gli atleti si rendono disponibili direttamente ai reporter dei giornali appena lasciata la zona delle interviste televisive!?!
Vedere questi atleti, e la loro prestanza fisica, fa sempre tanto effetto. Come sempre, sono però i “glutei” delle velociste di colore a colpirmi maggiormente. Hanno dei “muscoli” così voluminosi da impressionare veramente. Mi sono sempre chiesto quanto siano tonici questi muscoli ed ovviamente non posso affondare il mio dito indice in quella massa muscolare. La reazione che ne riceverei sul mio viso sarebbe direttamente proporzionale alla spinta che i loro piedi applicano sulla pista di atletica…





Ultimi commenti