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A New York per correre, ma non solo…

di Orlando (16/10/2009)

Ho ancora le gambe indolenzite, specialmente i quadricipiti, dalla seduta di ritmo maratona, ma decido di fare ugualmente un leggero collinare. Comincio a realizzare con maggior apprensione che il percorso della maratona di NY richiede una tenuta muscolare maggiore, ed anche se nel corso del lunghissimo di lunedì ho inserito davvero tante salite, ho preferito non perdere l’occasione per farne altre. Mentre corro sento le gambe stanche, ma il mio pensiero si stacca dalla corsa e si proietta all’impegnativa giornata che mi aspetta. Oggi devo mettere da parte il mio lavoro per mettermi a disposizione di una troupe della Rai per le riprese per lo speciale che andrà in onda la vigilia della maratona (Rai Tre). Nelle ultime due settimane mi sono già messo a disposizione per altre analoghe situazioni.

Dapprima il mio condirettore, a Correre, ha deciso di riservare alcune pagine, e probabilmente anche la copertina del mese di novembre, al mio ritorno alla maratona. Spero condividiate il mio pensiero: non sono un tipo da copertina, e non mi piace neppure apparire. Ci sono momenti della mia vita in cui mi piacerebbe sparire dalla Terra, ed anche sapere che nessuno mi pensa. Ed invece mi sento spesso pressato, anche troppo. E’ evidente che ho voglia di vacanza, ma per poter mollare con la testa mancano ancora parecchi giorni!

Successivamente è stata la volta della rivista Oggi, che pubblicherà le prossime settimane, in occasione della maratona di NY, consigli di avviamento alla corsa nella rubrica speciale Salute. Anche in questo caso, dapprima c’è stata una cospicua intervista e in un'altra giornata, in occasione dello stage di Pienza, una seduta di un paio d’ore per le varie foto. Sembra niente mettersi in posa, ma alla fine ci si sente appesantiti e stanchi.

Ed oggi è stata la volta della Rai. Mi ha fatto molto piacere avere avuto la disponibilità di Elisabetta Caporale e di un paio di operatori davvero in gamba. Tra riprese, interviste, ed altri situazioni di circostanza, sono stato impegnato per quasi 8 ore. A prima vista può sembrare che farsi riprendere sia un impegno marginale, ma dopo un po’ di tempo ci si ritrova stanchi e svuotati. Ed è questa situazione che mi preoccupa parecchio per quando sarò a NY.

Mentre gli anni precedenti mi rendevo disponibile a svariate richieste di apparire, questa volta non voglio infittire la mia agenda di troppi incontri. La vigilia della maratona, quando tutti i maratoneti potranno ritagliarsi momenti di riposo, ho già in agenda quattro presenze pubbliche, e potrebbero ancora crescere!

Di una cosa sono certo. Per fortuna non si andrà a Roanoke per il concerto di Bryan Adams.

Due biglietti speciali Ilaria è riuscita ad averli per il concerto a Innsbruck.

foto Wireimage

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Va bene New York, ma mi porti anche a Roanoke?

di Orlando (30/09/2009)

Alla trasferta per la maratona di NY manca un mese. In linea di massima ho pianificato la preparazione, ma l’esecuzione degli allenamenti non è così stretta: lascio sempre spazio a variazioni delle sedute, un po’ perché devo valutare quanto influisce sul mio corpo un certo carico, un po’ perché apporto degli aggiustamenti in relazione agli aspetti tecnici che voglio migliorare.

Oltre alla pianificazione degli allenamenti devo anche fissare una scaletta di impegni ed appuntamenti ai quali devo sottostare quando sarò in città. In questo caso cerco di non farne troppi per non stressarmi correndo da un party ad un altro, da una presentazione ad un’intervista, da una conferenza stampa a registrazioni televisive.

Da un paio di settimane sono anche pressato da Ilaria. Mi chiede anche lei attenzione. Non si tratta di un impegno ufficiale, di rappresentanza, anzi.

“Si tratta di volare a Roanoke”

“Dove?”

“Non è lontano da NY. Solo 450 miglia circa”

“E perché dovremmo andare lì? Hai amici?”

“C’è il concerto di Bryan Adams e visto che siamo in zona e alla maratona mancano quattro giorni, possiamo andarlo a sentire”

La vicenda è nata dopo che per il concerto che B.A. terrà ad Innsbruck il giorno 8 novembre i biglietti sono andati esauriti in poche decine di minuti. Lei non è riuscita a prenotarli perché il giorno della vendita on line eravamo impegnati con lo stage ad Asiago, e quando in serata si è collegata non era rimasto nulla. Le ricerche per l’acquisto del biglietto sottobanco non ha portato ad un esito positivo. Ecco quindi che l’alternativa è il concerto a Roanoke. Avrebbe quasi già tutto organizzato: voli, albergo, percorsi per andare a correre. Insomma, nessuno stress e solo il piacere di ascoltare il concerto.

L’evoluzione della situazione ha però portato alla possibilità di avere un paio di biglietti per il concerto di Innsbruck. In via indiretta Ilaria “si è fatta strada” con il mio nome, e probabilmente ci procurano un paio di biglietti. Spero…

Una gita ad Innsbruck sarebbe più invitante di un’estensione a Roanoke!

P.S. commenti ancora disabilitati...

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Koyaanisqatsi

di Orlando (10/07/2009)


Il primo a reagire al suono del campanello di casa è sempre il cane. Poi arrivo io. E’ difficile, molto difficile, che altri componenti della famiglia si mettano in moto per dirigersi verso il vialetto di casa e verificare chi ha suonato.
Non sono le mie capacità di reazione che mi fanno avviare prima degli umani a controllare chi è alla porta. La motivazione è molto semplice: chi suona cerca sempre me. O quasi sempre. Se non sono extracomunitari, o testimoni di Geova, sono corrieri che mi consegnano documenti, merce varia e corrispondenza. Si deve considerare che il postino non viene a casa mia perché tutta la corrispondenza è trattenuta all’ufficio postale. Il ritiro in questo caso viene fatto sempre da Ilaria.

Questa mattina, al suono del campanello, è come sempre toccato a me alzarmi e andare ad aprire il cancello. Ho tergiversato un po’ perché c’era un forte temporale ed ovviamente nessuno voleva prendersi la lavata. E nell’indolenza comune il corriere in attesa al cancello si stava probabilmente incazzando e maledicendo i Pizzolato, che non gli aprivano.

Per non scivolare, visto che ero in ciabatte, ho corricchiato con la tipica andatura del tapascione: culo basso e passo pattinato, senza alcuna spinta dei piedi. Non vorrei rompermi una gamba nel pieno della preparazione per la maratona e quindi ho “corso” senza praticamente alzare le ginocchia. Mentre mi avviavo al cancelletto ero colpito da pesanti e fredde gocce di pioggia e sentirle sulla pelle, che si raggrinziva sulle mie spalle, era quasi piacevole. Il cielo ogni tanto s’illuminava di giallo per i lampi che si diffondevano tra nuvole nere e cupe. Per fortuna che avevo già riportato nel diario di allenamento la seduta svolta qualche ora prima. Con quel tempo non sarei di certo uscito per allenarmi ed avrei fatto riposo. Correre al mattino presto consente il vantaggio della scelta. Alle 6 il cielo era scuro e minaccioso ma cadeva solo qualche goccia, così poche da non bagnare l’asfalto, mentre quando mi sono avviato al cancello per aprire al corriere le gocce rimbalzavano sulle mattonelle che sembravano essere di gomma.

Al cancello il corriere, che non ho guardato in faccia ma era facile immaginare la sua espressione, mi ha consegnato un pacchetto. Ho firmato la ricevuta. O meglio, ho cercato di tracciare un segno sul foglio ormai ad un passo dal cedere ogni tensione fisica e trasformarsi da uno stato semi solido in una poltiglia semi liquida. Il pacchetto non era per me. Porca miseria! Tutta quella pioggia per… Ilaria.

Sarò stato fuori meno di un minuto e l’acqua già mi colava sul viso. Ho deciso di cambiarmi la maglietta e sono stato costretto ad asciugarmi i… capelli. Intanto ho appoggiato il pacchetto sul mobile. Nessuno mi ha prestato considerazione e, mentre mi strofinavo la testa, ho notato che il pacchetto veniva da Londra. Era stato inviato da un negozio di dischi ed audiovisivi. Non è mia abitudine indagare sui fatti altrui e senza commento ho sporto il pacchetto ad Ilaria. Lì per lì non c’è stata alcuna particolare reazione, e mentre scartava il cartoccio ho sbirciato il contenuto. Ha estratto una custodia, come quelle che contengono un DVD.

Si trattava di “Koyaanisqatsi”, un documentario che avevamo visto tanto tempo fa in televisione, ai tempi in cui Ilaria faceva la tesi sugli indiani d’America. Da allora c’era stata una ricerca della cassetta del film ma senza successo, anche a causa della poca convinzione. Questa volta la decisione era stata presa con successo.

Ma la confezione del DVD non era l’unica cosa presente nel pacchetto; non sarebbe stato in effetti così spesso. Oltre al video nell’involucro c’erano anche due CD musicali, e non ho avuto dubbi riguardo l’autore dei brani, ancora prima di ascoltarli.

La mania musicale del cantautore canadese Bryan Adams dilaga in (mezza) famiglia, tanto da contribuire ad aumentare le conoscenze musicali che fino a qualche tempo fa non c’erano.

E siccome la scorsa settimana le Poste Canadesi hanno emesso un francobollo proprio su B.A., se c’è qualcuno dal “paese degli aceri” che si prenderà la briga di inviare una cartolina affrancata con le effigi del cantautore canadese, sono certo che riceverà un’adeguata ricompensa.

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