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Proposta… NON indecente…

di Orlando (20/07/2007)

Di cose strane me ne sono capitate nel corso della mia carriera di podista: per esempio in due occasioni sono stato “invitato”, assieme ad altri colleghi, a non arrivare primo in gara, pena la decurtazione dell’ingaggio…

In un’altra occasione, dopo aver contrattato “l’ingaggio” di partecipazione ad una gara, sono stato ricontattato dal collaboratore dell’organizzazione per verificare se mi stava bene accettare un ingaggio più alto!!!

L’ultima strana proposta è di questi giorni.

Quando quasi due anni fa ero stato contattato per diventare direttore della rivista Correre, prima di accettare avevo posto delle condizioni: a) continuare a fare ciò che stavo facendo (stages e consulenze personalizzate per podisti amatori) - b) non andare a vivere a Milano - c) avere come braccio destro Daniele Menarini, attuale condirettore di Correre.

L’editore, a sua volta mi ha posto delle sue “condizioni”, vale a dire ridurre i miei interventi su riviste e siti internet. Gradatamente ho interrotto le posizioni che avevo in essere con giornali e riviste varie, ma non tutte. Nei mesi scorsi ancora scrivevo per una rivista del settore delle palestre proponendo articoli inerenti la corsa, ma l’editore di Correre voleva che smettessi di collaborare. Nelle scorse settimane, in occasione di un incontro di programmazione di Correre, mi aveva proposto di riconoscermi la stessa cifra che percepivo pur di non scrivere più per la rivista in questione.

Da ieri ho concluso la collaborazione con la rivista ed ora percepisco dei soldi senza lavorare!!!

Qualcun altro ha avuto di queste “interessanti e vantaggiose” proposte, o è disposto a propormene? Orlando

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Ho deciso: dopo un quarto di secolo non rinnovo più

di Orlando (27/06/2007)

In estate mi ritrovo, con piacere, a fare cose che sono solito fare solo in questo periodo dell’anno: una sorta di “revival”. Per esempio ascolto brani di musica dei Police, dei Dire Straits, dei Pink Floyd, degli U2 che in altri momenti dell’anno non m’ispirano. Mi guardo anche un paio di film in bianco e nero di Jacques Tati, che mi strappano sempre un sorriso. Mi leggo qualche brano di libri che hanno ispirato gli allenamenti e le gare dei miei anni giovanili, specialmente quello di James Fixx, nel quale ritrovo le sensazioni che avvisavo quando la corsa la praticavo con un entusiasmo particolare.

E particolare piacere provo a leggere articoli pubblicati dalla rivista americana Runner’s World che trattavano di vari argomenti della corsa. Di questa rivista ho tutti i numeri dal 1982: un abbonato di vecchia data quindi.

Provo particolare piacere rileggere i pezzi scritti da Brian Maxwell (“inventore” della Powerbar), di Jack Daniels, ottimo allenatore americano, come stimolanti erano gli articoli di Dave Martin (fisiologo di Atlanta) e i più esilaranti, anche se ovviamente meno tecnici, pezzi di Don Kardong (4° classificato alla maratona olimpica di Monaco di Baviera). Altri autori riportavano ottimi pezzi: mi riferisco a Sheen, Burfoot, Anderson, Higdon.

Molto interessanti e piacevoli erano anche i pezzi di Ed Eyestone, mio avversario in numerose maratone. Su RW non scriveva, purtroppo, un altro mio ex avversario, Pete Pfizinger e bravo giornalista; lui è stato ingaggiato dalla rivista Running Times, e non volendomi abbonare a due riviste americane, ho preferito quella più nota.

Ieri, dagli USA, mi è arrivato l’invito al rinnovo dell’abbonamento annuale per il 2008. Questa volta però non mi abbonerò, ed il motivo risiede nel fatto che della più letta rivista di podismo non trovo più nulla di interessante (a parte alcune foto). Da un decennio, quando l’editore aveva dato un taglio diverso alla rivista, puntando giustamente sui podisti che intendono avvicinarsi alla corsa, il giornale è progressivamente cambiato, regredendo nelle informazioni tecniche. Nei primi 5 anni leggevo ancora con interesse metà della rivista, specialmente i pezzi di Eyestone e di Burfoot, ma negli ultimi anni mi sono limitato a sfogliare la rivista, passando rapidamente a sovrapporla ai numeri già deposti in ripostiglio.

Mi dispiace vedere tecnicamente scaduti i pezzi scritti da Eyestone, che sono certo che di cose interessanti ne avrebbe da riportare, così come Burfoot; ma i tempi attuali non richiedono più che vengano trattati adeguatamente argomenti tecnici. Quando sfoglio RW avverto le stesse sensazioni di quando ascolto i telegiornali estivi che propinano i consigli su come affrontare il caldo: da non so da quanti anni ormai vengono ripetute le solite identiche cose!

Insomma, dopo alcuni anni di indecisione, sospendo il mio ultra venticinquennale abbonamento.

Anche un’altra rivista, la francese Jogging International, non è più all’altezza di quello che vado cercando, ma questa, rispetto all’americana, ha il vantaggio di dedicare particolare attenzione (circa il 50%) all’attività del trail running.

E’ovvio che il giudizio che riporto è personale, e poiché sono nel mondo del podismo da 35 anni, è difficile che riesca a trovare articoli che ancora mi stimolano e catturino il mio interesse, anche se riviste tecniche se ne possono ancora trovare.

Il podista “principiante” ricerca, forse, letture più leggere, limitandosi ad assorbire nozioni piuttosto semplici e molto elementari, e si sa che per chi inizia un’attività le informazioni di base sono sempre interessanti. Anch’io in un mio ambito sono un “principiante”: da un paio d’anni faccio il trader in Borsa e mi sono formato come autodidatta studiando l’analisi tecnica e fondamentale, ed ho raccolto le informazioni finanziarie ed economiche dalle riviste specifiche. Nei primi tempi ho consultato ed acquistato numerosi settimanali e mensili, ed inevitabilmente sono arrivato a selezionare quelli più specifici, scartando quelli che riportano sempre i soli dati, le stesse nozioni, che se inizialmente catturavano la mia attenzione, adesso le trovo superficiali.

Come i Police e i Dire Straits, anche le belle pagine di Runner’s World hanno fatto la loro storia.

Orlando

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