Pechino 2008 - riflessioni sulla maratona maschile
Nonostante le poche ore di sonno perché avevo guardato la maratona olimpica in TV, alle 6.30 ero già a correre, e durante i quasi 20 chilometri che ho percorso nei suggestivi boschi dell’Altopiano di Asiago, il mio pensiero è andato spesso a fare delle riflessioni sull’ultima gara del programma di atletica.
L’evoluzione tattica della maratona mi ha sorpreso non poco, e faccio ancora fatica ad analizzare una gara a dir poco sorprendente. Visto che il clima, a detta di tutti i maratoneti, è stato particolarmente ostile a causa dell’elevata temperatura (molto prossima ai 30° con forte irraggiamento), l’impostazione tattica dei leader è stata molto aggressiva, oltre ogni logica, ed il responso cronometrico sorprendente.
Non avrei mai pensato che l’andatura impostata inizialmente sarebbe stata tenuta per tanti chilometri, e come me anche tanti altri quotati maratoneti hanno avuto lo stesso pensiero, visto che i favoriti non hanno mai pensato di accodarsi agli africani. Il responso cronometrico fa pensare che le gare siano state due: una per i corridori bionici, una per i maratoneti normali. Il problema è che tra i normali si annoverano quei corridori che avevano parte dei favori dei pronostici: Lel, Kibet, Hall, Goumri, Roetli ed anche Baldini il quale, seppur non in ottime condizioni di forma, ambiva ad un onorevole posto in classifica.
Già dalle prime battute si è capito che i favoriti la pensavano allo stesso modo: correre prudenti nella prima metà gara per recuperare tante posizioni strada facendo. Sono certo che al passaggio del 5° chilometro tanti favoriti attendisti avevano la forte convinzione che là davanti sarebbero saltati tutti. E come non pensarla allo stesso modo, visto che l’andatura era indiavolata anche per una competizione con condizioni climatiche ottimali?
Ma a Pechino faceva caldo, molto caldo. Ovviamente non tanto per gli africani, visto che sono stati loro a fare la gara. Quel che si è visto dopo la mezza maratona ha impressionato quanto la prima parte di gara, percorsa in 1h02’34”. Non si sbagliava a pensare che la seconda mezza maratona fosse più lenta della prima, ma fino ai 35 chilometri i cambi di ritmo del keniano Wanjiru e dell’etiope Merga erano sempre numerosi ed energici, e nella trappola c’è cascato il favorito numero 1, il keniano Mel, ma non l’esperto marocchino Gharib (che ha quasi il doppio degli anni di Wanjiru), il quale spesso si è defilato per non morire asfissiato.
E’ vero che a qualche chilometro dal traguardo il marocchino ha alzato bandiera bianca, ma è arrivato sul traguardo a pochi secondi dal primato personale. E’ logico pensare che con condizioni climatiche favorevoli avrebbe potuto correre più velocemente, ma quanto? Probabilmente tanto, sia per il marocchino sia per il keniano vincitore. Se si considera che tutti gli altri sono giunti sul traguardo con una tara enorme, almeno 3’ (ma anche 5) oltre il proprio primato, significa che i primi due hanno corso molto forte, per Wanjiru potenzialmente da primato mondiale.
Sono certo che i maratoneti che hanno corso la maratona olimpica di Pechino, ogni volta che leggeranno i tempi dei primi 2 classificati, avranno sempre il dubbio di aver fatto una competizione contro dei corridori bionici.
Pechino 2008 – Previsioni maratona maschile
Fare un pronostico per la vittoria della maratona olimpica può essere un azzardo, come avviene anche in tutte le altre maratone, perché le situazioni che possono condizionare il rendimento degli atleti sono numerose. Il maggior elemento che condiziona la resa di un corridore riguarda la termoregolazione, e quindi i pronostici sono in balìa delle condizioni climatiche. Se, oltre all’elevato tasso di umidità (che su Pechino raggiunge concentrazioni molto alte), farà particolarmente caldo, i giochi per la vittoria sono aperti a tanti corridori. Con situazioni ambientali sfavorevoli per le corse di resistenza la capacità di correre forte non fa più la differenza, e quindi può primeggiare anche l’atleta che non si trova nella massima condizione di forma. La selezione non la farà più l’esaurimento della “benzina”, come avviene in quelle gare nelle quali il ritmo di corsa è elevato sin da subito, ma sarà il minor deterioramento delle risorse mentali a favorire il massimo rendimento.
Se non farà molto caldo è probabile che si possa assistere ad una competizione nella quale il gruppo di testa sarà formato da 20 e più atleti che progressivamente, dal 25° chilometro in poi, si ridurrà fino a lasciare 5-10 atleti che si giocheranno la vittoria negli ultimi 5 chilometri. In questo caso il favorito d’obbligo sarà il keniano Lel, difficilmente attaccabile sul ritmo e praticamente imbattibile in volata. Il rivale per lui più minaccioso potrebbe essere il marocchino Goumri.
Nel caso in cui le condizioni ambientali siano sfavorevoli, nessuno dei favoriti vorrà rischiare, ed è molto probabile che si adotterà una tattica attendista. In tal caso il gruppo in testa alla corsa sarà piuttosto consistente (30 maratoneti) e la selezione sarà determinata dal logoramento dell’efficienza conseguente ai disagi del clima, ma in questo caso si staccheranno solamente i meno efficienti. In lizza per la vittoria ci saranno invece i maratoneti più forti ed attenderanno che, presumibilmente dal 35° chilometro, qualcuno dei favoriti aumenti il ritmo di corsa per fare una netta e decisa selezione. A quel punto il gruppo si disintegrerà, e solo i più efficienti, non necessariamente i più veloci, saranno in grado di resistere agli attacchi. Quando il ritmo di corsa è decisamente inferiore a quello che i forti maratoneti sono abituati a tenere, succedono cose strane: i muscoli dei podisti si “addormentano” e non sono successivamente in grado di sostenere con efficienza il cambio netto di sollecitazione. Tali disagi contribuiscono a far saltare i meccanismi psicologici anche ad atleti ritenuti mentalmente forti, ma non in grado di reggere situazioni agonistiche atipiche come quelle che avvengono nelle competizioni nelle quali si corre non contro il cronometro ma per conquistare una medaglia.
I keniani questa volta sono presenti con una squadra molto agguerrita ed efficiente, contrariamente a tante altre competizioni internazionali, e quindi possono recitare un ruolo da protagonisti. Su tutti il favorito è Martin Lel, sia se si corre sul ritmo sia se si arriva in volata, ma anche Cheruyot è molto temibile, specie perché in grado di sostenere forti ed improvvise variazioni di ritmo. Assolutamente da non sottovalutare lo svizzero Roetli, forte sul ritmo e tatticamente molto accorto. Aggiungo anche la presenza dell’emergente talento americano Hall, ma vulnerabile in caso di gara tattica. Un gradino sotto pongo il keniano Wanjiru ed il rappresentante del Qatar (ma originariamente keniano) Shami.
Per i nostri rappresentanti le speranze sono molto ridotte visto che Baldini è in leggero ritardo di condizione e sofferente per un problema muscolare che, seppure leggero, non lo mette in uno stato d’animo di tranquillità necessario per sostenere una gara alla vigilia molto agguerrita. Andriani e Pertile, in buona condizione di forma ma non nella forma necessaria per stare con i favoriti, dovranno secondo me essere abili nell’interpretare la tattica di gara dei più forti, e diventare opportunisti quando l’evoluzione della competizione volgerà a loro favore. Nei 10 chilometri finali potranno risalire qualche decina di posizioni in classifica perché saranno in tanti a lasciarci le “penne”.
Maratona femminile e 100 metri maschili – Pechino 2008
Prima di salire ad Asiago di ritorno da Livigno sono passato per casa per caricare il materiale per l’ultimo ciclo di 2 settimane di stage. Passare per casa mi crea sempre un senso di disagio perché la trovo vuota, polverosa, un po’ disordinata, specialmente il giardino ed il senso di aria ferma. Non mi danno l’animo per risistemare le cose perché il transito dura poche ore, il tempo di un paio di lavatrici e che gli indumenti si asciughio prima di rimetterli in borsa.
Nonostante il poco tempo, non ho perso l’occasione per un’uscita di corsa rilassante ed in casa ho approfittato anche per assistere ad un paio di gare del programma olimpico: la più lunga e la più breve. Della maratona femminile ho visto solo i 10 chilometri finali perché alzarmi alle 1:30 era troppo presto. Di tale competizione mi ha impressionato il distacco che la vincitrice Tomescu aveva dato alle avversarie: non mi aspettavo che in una competizione così accesa, com’era prevista, le favorire lasciassero così tanto spazio ad un’avversaria che dopo tutto non era da sottovalutare visto che aveva conquistato il bronzo ai mondiali di Helsinki.
Inevitabilmente molto più impressionante è stata la gara dei 100 metri maschili. Il vincitore Bolt ha evidenziato una superiorità umiliante per gli avversari. Nell’assistere alla competizione ho avuto l’impressione che Bolt procedesse come attirato da una forza che agiva dal traguardo, mentre gli avversari spendevano le proprie energie per contrastare una forza che agiva dalla linea di partenza. L’impressione che avevo originava dalla sensazione che le spinte dei piedi di Bolt fossero nettamente maggiori di quelle degli avversari. Le falcate di Bolt erano lunghe praticamente 2,5 metri, e si poteva notare come lui fosse l’unico corridore in grado di distendere completamente la gamba in fase di spinta, con avanzamento del ginocchio altissimo, per non parlare di dove arrivavano i talloni nella fase di richiamo (molto al di sopra dei glutei). Tutti i suoi avversari invece non erano in grado di completare la distensione della gamba di spinta, con la conseguenza di procedere con una falcata più corta.
Due settimane fa, osservando una foto che ritraeva Bolt in allenamento mentre correva trainando un carico di 30 chili, mi ha impressionato la posizione del piede che, nel completamento della spinta, era in fase di distensione praticamente a 180°. Non avevo mai osservato nulla di simile in un corridore, e tale fatto non ha mancato d’impressionarmi quando ho assistito alla facilità di corsa del giamaicano nella finale dei 100 metri.
E sono certo che anche il primato del mondo dei 200 metri ha le ore contate; a meno che Bolt non preferisca riservare questo evento in un meeting privato. Il primato del mondo sarebbe ovviamente molto più pagato, e quando ci sono dei soldi in ballo è anche giusto saper fare dei conti.





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