Toccarsi
“Smettila di toccarti” mi dice sempre Ilaria quando mi vede trafficare con le mani. Beh, non pensate che mi tocchi per scaramanzia. Questa parola non rientra nel mio vocabolario: non farei una piega neppure se un venerdì 17 mi attraversasse la strada una fila di gatti neri.
“Che gusto ci trovi a toccarti” m’incalza quando vede che insisto a maneggiare con bramosia. Lei non mi capisce; io avverto un senso di piacere e soddisfazione, specialmente quanto insisto sul punto critico.
“Tanto non risolvi nulla”.
Non c’è niente da fare. Fintanto che non smetto lei non mi lascia in pace. Ed allora mi tocco quando lei non mi vede.
Beh, spero non aver creato equivoci… So che ci vuole niente per pensare male.
Per fugare ogni dubbio, mi sto toccando l’interno coscia. La parte che continuo a palpare è vicino al ginocchio (non perché arriva fino a lì…). Tocco la parte distale dell’adduttore, facendo una digito pressione che serve a decontrarre il muscolo.
E’ da più di un mese che ho un fastidio di fianco al ginocchio sinistro, nella parte interna della coscia. Il fastidio l’ho avvertito in una fresca mattina di aprile mentre stavo finendo la terza prova da 5 minuti. Ho sentito una leggera fitta nella parte posteriore della coscia sinistra, in basso. Ho quindi preferito non insistere e così avevo finito l’allenamento correndo a passo tranquillo.
Dapprima ho pensato ad un leggero stiramento, vuoi per la temperatura particolarmente fresca – era la prima volta che correvo con i pantaloncini da podista – vuoi perché stavo correndo in leggerissima discesa, quella che t’invita a spingere e distendere bene la gamba, forse un po’ troppo. Il giorno successivo non sono andato ad allenarmi perché avvertivo un netto fastidio, anche maggiore rispetto al giorno precedente. Un paio di giorni di riposo ed avevo ripreso a correre avendo l’accortezza di non spingere. Quindi solo sedute di corsa lenta, mentre per gli allenamenti specifici avevo preferito spingere in salita, perché sul piano inclinato non distendevo la gamba e non avvertivo alcun fastidio. Niente discesa, nel modo più assoluto. Qualche volta avevo provato a spingere correndo in pianura, ma appena distendevo la gamba oltre un certo livello, sentivo la tensione appena dietro al ginocchio, proprio all’interno della coscia. Con qualche giorno di riposo ed un po’ di antinfiammatori il fastidio quasi spariva, ma bastava appunto il tentativo di una variazione di ritmo che subito si ripresentava.
La mia personale diagnosi variava da uno stiramento - ipotesi più probabile - ad una tendinite, anche se il trigger point non era proprio sul tendine ma qualche centimetro sopra, verso il corpo muscolare. Dapprima ho pensato fossero interessati gli adduttori, specialmente il gracile (ecco perché si chiama così), e ricordo che allo stage di Tirrenia avevo sentito una leggera fitta quando avevo fatto un esercizio di allungamento degli adduttori. Sono poi passato a pensare fosse il tendine del semimembranoso, oppure del semitendinoso, ma con poca convinzione. Insomma, qualche cosa mi dava fastidio ma non sapevo precisamente cosa. Sarebbe bastata un’ecografia per identificare la causa, ma non ero convinto che questo esame mi avrebbe dato una risposta certa.
Ad ogni allenamento ero sempre a pensare quale “alien” s’insinuasse tre le fibre dei muscoli non permettendomi di correre come avrei voluto e come mi sarebbe piaciuto. Ci sono stati allenamenti nei quali appena le gambe trovavano il giro giusto, quella sincronia nella quale fai più fatica a rallentare che non lasciarti portare come sospinto da un poderoso soffio di vento, dovevo rallentare perché sentivo il muscolo/tendine in tensione.
Negli ultimi giorni ho avuto però la sensazione che stessi pensando al mio problema in un’ottica opposta a quella che sarebbe potuta essere. Se invece di un eccessivo allungamento muscolare, la cui conseguenza poteva essere anche una tendinite, il fastidio fosse causato da una contrattura? Facile pensarlo. Ben altra cosa agire per risolverlo. E’ come chiamare i pompieri per un’emergenza e quando ti chiedono se si tratta di un incendio oppure di un allagamento, tu non sai cosa dirgli. Su di una contrattura s’interviene, infatti, all’opposto che con uno stiramento. Insomma, se davvero fosse stata una contrattura avrei dovuto intervenire con esercizi di stretching, ma se si trattava di uno stiramento/tendinite, un allungamento delle fibre muscolari sarebbe stato come buttare benzina sul fuoco.
Considerando il mio problema muscolare come una contrattura ho avvertito una sensazione particolare, già provata in altre poche occasioni nel corso della mia carriera, che mi ha portato a fare la scelta che ha risolto definitivamente il problema quando anche gli specialisti non arrivavano ad una conclusione perché per loro era tutto a posto. Ho sentito che dovevo abbandonare l’atteggiamento di eccessiva prudenza e puntare ad una terapia intensiva di stiramento. Beh, non che fossi certo al 100% che questa fosse la scelta migliore da compiere, ma quel fastidio nel muscolo, specialmente in occasione di un allenamento della scorsa settimana, mi aveva attivato sensazioni di quasi certezza sull’origine del problema. “E’ una contrattura” mi sono detto, e appena rientrato a casa da quella seduta mi sono disteso a terra iniziando la sequenza di esercizi di allungamento degli adduttori. La tensione dei muscoli era elevata e mi sono imposto di forzare la situazione, in maniera leggera e controllata ovviamente, com’è la regola dello stretching. “La va o la spacca” mi ripetevo quando sentivo la tensione vibrare lungo la parte interna delle cosce.
Durante la giornata ho ripetuto gli esercizi e sentivo, toccandomi con bramosia, che la tensione del muscolo era sempre presente, ma non era peggiore di prima. Insomma, anche se la situazione non stava migliorando, di certo non si era aggravata. All’indomani, quando mi sono alzato per andare a correre, ed ovviamente mi sono toccato, sentivo ancora il solito fastidio vicino al tendine. Le sensazioni delle prime falcate erano le stesse di sempre; ormai con la soglia del fastidio ci convivevo. Nell’allenamento di quella mattina volevo però una conferma se gli esercizi di allungamento avevano prodotto qualche effetto, positivo o negativo. Nella parte finale mi sono quindi impegnato in una progressione ed il fastidio si è presentato come sempre. Eppure le tensioni non erano peggiorate, neppure quando la falcata era piuttosto ampia. Nel corso della giornata mi sono ritoccato frequentemente ed ho abbandonato spesso l’ufficio per andare a distendermi sulla moquette della camera e ripetere la sequenza degli esercizi per gli adduttori.
All’indomani volevo fare un’altra prova di verifica, tirando un po’ di più del giorno precedente. Per strada mi sono incrociato casualmente con Ilaria che proveniva in senso opposto al mio ed aveva girato alla sua sinistra proseguendo su di un tratto pianeggiante perché stava facendo il test dei 7 minuti. Alla curva io ero leggermente attardato ed ho dovuto quindi accelerare per raggiungerla. Stava correndo un filo sotto 4’ al chilometro, e quell’andatura mi è servita per lanciarmi in un’altra progressione. Questa volta l’ho finita meglio del giorno prima, senza alcun fastidio, se non una subdola traccia di tensione.
Un’altra giornata di esercizi di allungamento e toccamenti mi ha permesso di cancellare, forse, le tensioni muscolari, tanto che mi sono già impegnato in una seduta di variazioni di ritmo, allenamento che non riuscivo a svolgere da più di un mese.
Ed il giorno dopo, sempre con parecchi allungamenti, ma senza toccamenti, ho anche completato un lunghissimo di un’ora e tre quarti sui colli faentini.
La tensione dei muscoli adduttori è praticamente allentata ma, nonostante ciò, gli esercizi di allungamento li continuo a fare regolarmente durante la giornata.
Toccarmi? E’ vero! E’ da un po’ che non lo faccio. Ecco. L’ultima volta. Ma questa per… scaramanzia.
Mi dispiace lasciarla…
... indietro. Per evitare di far nascere eventuali dubbi sulla nostra unione familiare visti i precedenti, confermo che il feeling di coppia, in una scala fino a 100, attualmente fluttua tra 85 e 90 (parlo per me!). Io ed Ilaria, poco prima delle 6, ci avviamo assieme sul vialetto di casa per andare a correre. E’ un momento sempre un po’ particolare, specialmente adesso perché fa freddo, è buio, c’è molto silenzio e a volte la voglia di partire non è sempre entusiasmante. Sono questi i momenti nei quali è facile farsi condizionare dal tipico pensiero … “ma chi me lo fa fare”, anche se non si tratta della poca voglia di correre o tornare a letto, perché in quest’ultimo caso non ci starei di certo visto che avverto la voce della coscienza che mi vorrebbe impegnato verso il dovere (lavoro che cresce a dismisura), piuttosto che verso il piacere di … correre.
Ebbene sì, da 8 giorni ho ripreso a correre, e con buona regolarità visto che mi sono allenato sempre per tutta la scorsa settimana. Mi ero dato un ultimatum o, meglio, visto che il problema fisico persiste e che i miglioramenti della situazione fisica erano modesti, mi ero imposto di riprovare a correre dopo 2 settimane esatte di stop, e così mi sono ingegnato per trovare la soluzione che mi consentisse di riprendere con gli allenamenti.
La causa che mi ha impedito di continuare a correre regolarmente è semplice, quasi banale: sul tendine dell’estensore dell’alluce, quella “corda che si tende quando si tira la punta del dito del piede verso l’alto”, si è formato un piccolo nodulo. Dapprima non ci ho fatto caso più di tanto perché, dopo una seduta di ripetute in salita, avvertivo un indolenzimento anche lungo la parte mediale della tibia della gamba destra. Subito ho pensato ad una forte sollecitazione del tendine del muscolo peroneo posteriore, visto che nelle prove in salita avevo spinto in maniera energica. Il fastidio all’alluce era invece marginale rispetto a quello che avevo sentito lungo la tibia, ma mentre quest’ultimo dopo 2 giorni era scomparso, il primo invece era lì presente ad infastidirmi.
Non gli ho dato ulteriore peso perché dopo alcuni minuti di corsa quasi spariva, o piuttosto il disagio veniva “coperto” dalla concentrazione per lo sforzo degli allenamenti che avevo in programma. E siccome di lì a qualche giorno dovevo partire per la trasferta alla maratona di NY, ho soprasseduto pensando che il giorno di riposo in occasione del viaggio avrebbe fatto dissolvere ogni cosa. Purtroppo così non è stato e quando sono rientrato in Italia il fastidio era praticamente insopportabile, tanto che spesso mi dovevo fermare per togliere la scarpa.
In pratica, il piccolo nodulo era diventato più spesso e si comportava come un callo (e forse in qualche maniera lo è): il dolore (perché non era più un fastidio), aumentava in fase di flessione dei metatarsi perché il tendine dell’estensore dell’alluce andava a toccare la tomaia della scarpa. Insomma, come si suol dire, il callo si trovava “tra l’incudine ed il martello”, con il primo ad essere rappresentato dal tendine, ed il secondo dalla tomaia della scarpa, ed in modo specifico dalla cucitura della linguetta sulla scarpa.
Per risolvere la situazione ho pensato di eliminare il “martello” e così, per sperimentare l’efficacia della mia idea, ho recuperato le scarpe da corsa usate nelle settimane precedenti (ora destinate alle operazioni di giardinaggio della prossima primavera), ed ho iniziato a tagliare la tomaia nei punti critici per la pressione del tendine. Tolta la causa, passato il dolore, ed in effetti adesso corro senza problemi.
Ad essere onesto, corro perché i problemi ci sono eccome! Da una parte quelli correlati alla perdita di efficienza organica (caspita se faccio fatica di fiato!), e muscolari (caspita quanto dolgono i muscoli delle gambe!). Dall’altra il rischio che il piede ceda. Una calzatura alterata nella struttura come quella che indosso sul piede destro non garantisce tenuta all’arco anteriore del piede. Inoltre, siccome l’alluce destro tende leggermente al valgismo, una scarpa manipolata come la mia “accompagna” la testa del primo metatarso verso l’esterno, e ad ogni seduta ho il timore di sentire che qualche cosa possa peggiorare.
Per ora però mi godo la ripresa degli allenamenti, anche se qualcuno l’ho fatto sotto la pioggia. Anche per questo motivo non posso aspettare Ilaria, (ma ovviamente è anche l’incompatibilità dei ritmi di corsa a separarci), e sono certo che anche lei non mi vorrebbe.
Se dovessimo correre assieme, o staremmo in completo silenzio ognuno preso dai propri pensieri, oppure parleremmo ancora di corsa: corridori, maratone, maratonine, stages, eccetera. Eh no! Basta. E poi è anche giusto che ognuno di noi abbia il suo attimo privato, visto che passiamo insieme 22 ore al giorno!
Insomma, mia cara Ilaria, ognuno per la sua strada, e non temere perché, visti gli effetti delle prove in salita, per un po’ non andrò a fare le ripetute … dalla bionda.


Che triste vederla partire

Nei rapporti di coppia, la separazione è sempre un momento triste, specialmente quando a partire è lei. E così la si vede allontanare stando sull’uscio di casa con quel senso di tristezza e di disagio che nasce dalla consapevolezza che non la si può fermare, ne seguire. Ed una volta che lei ha percorso il vialetto e varcato il cancello, il mio sguardo si allunga per cercarla, per l’ultima volta, prima che lei venga avvolta dalle ombre della notte che ancora resistono alle timidissime luci del giorno. Ed è quando si resta veramente soli che si percepisce quel senso di grande vuoto, specialmente quando si ripensa ai bei tempi, a quando le cose andavano veramente per il meglio, ed eri felice, contento. Ed allora ripensi a dove hai sbagliato, a cos’hai fatto per trovarti in tale triste situazione che ti fa vedere la vita senza un futuro, con tutti i bei progetti che svaniscono, che se ne vanno in fumo. E più ci pensi e più vivi con rammarico, delusione, colpa. Sarà stata quella volta che sono tornato più tardi del solito, quel giorno quando ho trovato lei ad aspettarmi impaziente sull’uscio di casa, timorosa che mi fosse accaduto qualche cosa di grave. Vivo con forte rimorso quei momenti, e sento di averla tradita: le avevo detto che sarei stato via un’oretta e invece sono rientrato a casa dopo 2 ore, con quell’aria colpevole, ma caspita … strafelice per aver fatto 30km.
Come stavo bene! Le gambe giravano a meraviglia e non ho saputo tenerle a bada; ero euforico perché tenevo un ritmo molto più veloce del previsto ed è per questo che non ho saputo resistere. “Altro che una maratona in 3 ore” - mi sono detto - “questa volta vai sotto 2h50”. E via a pestare sull’asfalto con i polmoni che soffiano l’aria con impeto ma senza disagio; il cuore che martella nelle tempie ma con forza, potenza ed energia.
L’asfalto scorreva veloce, ed anche le cose che mi stavano attorno sembrano scorrere all’indietro diversamente dal solito, con tempi decisamente più rapidi di altre volte. E poi quel dolore al piede, percepito dapprima come disagio, ma che piano piano si è fatto sentire sempre di più. Avevo pensato che con alcuni giorni di riposo sarebbe passato, ed invece eccomi qui, in pantofole sull’uscio di casa a salutare lei, che può continuare a correre come sempre.
Non corro da 10 giorni e dopo un primo incontro con l’ortopedico, ieri sera ne ho avuto un altro. La causa del mio dolore al piede destro è diversa dall’idea che mi ero fatto. Durante la corsa, quando flettevo le dita del piede nella fase conclusiva della spinta, sentivo una fitta a livello dell’alluce. Con il passare del tempo, visto che ho continuato a correrci per un paio di settimane, si era formato un nodulo sul tendine dell’estensore dell’alluce. Avevo pensato che la causa fosse la compressione della tomaia proprio sul tendine, ed ero convinto che con un trattamento di mesoterapia sarebbe passato tutto. Durante la visita invece l’ortopedico mi ha riscontrato un’alterazione dell’articolazione del 1° metatarso dovuta ad una distorsione. A quel punto mi è venuto a mente il ricordo della forte distorsione proprio del primo metatarso che ho avuto nel corso della 1a tappa della 100km del Sahara, dopo la quale non ho più camminato bene per alcune settimane. L’elevato carico che ho svolto le passate settimane, specialmente con la corsa in salita, ha sollecitato un’articolazione non perfettamente efficiente. Ieri sera ho fatto il secondo trattamento antinfiammatorio ed ora, passato il conseguente gonfiore, sono in fiduciosa attesa di riprendere a correre regolarmente.
Per qualche giorno mi accontento di accompagnare Ilaria idealmente nella corsetta mattutina… e di aspettare il suo rientro a casa.








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