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Che bello correre fuori strada

di Orlando (21/04/2008)

Dal punto di vista podistico, a questo punto della stagione ho capito che le occasioni per prendere parte ad una competizione sono nulle, ed ovviamente non è facile mantenere alte le motivazioni per continuare ad allenarmi con un certo impegno. Da un mese a questa parte, pur svolgendo sedute finalizzate a migliorare la mia efficienza (allenamenti intervallati e corsa media) ed allenandomi la mattina presto, la concentrazione nei confronti della corsa con ambizioni agonistiche è fortemente calata.

Ho di conseguenza modificato l’assetto degli allenamenti: le uscite le svolgo praticamente tutte fuori strada e su percorsi ricchi di salite, ed ovviamente discese. Se queste ultime non le apprezzo molto perché mi sembra di svolgere un lavoro passivo, la corsa in salita è invece particolarmente stimolante. E da un po’ di tempo ho lasciato la strada asfaltata, o comunque ne percorro poca, per allenarmi invece nelle strade bianche e nei sentieri. In questa stagione trovo sia piacevole correre in mezzo alla natura, anche se il maltempo dei giorni scorsi ha reso il terreno viscido e quindi poco sicuro. Gli allenamenti che sostengo non hanno quindi nulla di tecnico, inteso come il rispetto di parametri specifici (ritmo, distanza, variazioni, eccetera), ma corro facendo riferimento alle mie sensazioni. In salita ovviamente spingo (pur ancora condizionato dalla preoccupazione che il piede possa farmi male, anche se in realtà tiene meglio di quanto pensassi), ed affronto anche tratti piuttosto impervi tali da farmi procedere a velocità molto ridotta. Quando devo correre in discesa evito di stare sui sentieri, specialmente quelli sassosi, per preferire invece strade ampie e poco irregolari.

Mi piace sostenere tali sedute, ma proprio perché non ho parametri di riferimento, non riesco a giudicare l’intensità della sollecitazione. Il giorno dopo gli allenamenti fuori strada avverto le gambe piuttosto indolenzite, specialmente i quadricipiti e i polpacci, e sono tali sensazioni a misurare lo sforzo sostenuto nella seduta. Non mi faccio però ingannare dai quadricipiti indolenziti, muscoli che lavorano essenzialmente in discesa; se invece avverto indolenzimenti ai polpacci capisco che ho sostenuto un valido stimolo, perché tali muscoli sono sollecitati in fase di spinta, e nel mio caso in salita.

Correre per sentieri non mi fa sentire un trail runner, specialità che in questo periodo va molto di moda, ma vivo quella piacevole sensazione di correre pensando solo ad affrontare e superare le difficoltà e gli ostacoli che la natura mi presenta. Inevitabilmente vado a cercare tracciati che presentano vari dislivelli, sia facili sia impegnativi, e che siano spesso differenziati: non mi piace per esempio la salita lunga e continua, anche se quando l’affronto la interpreto come una seduta di corsa media, e preferisco i percorsi dall’andamento diversificato. Nella mia zona, a ridosso delle montagne, non ho difficoltà a trovare percorsi di questo tipo, e percorrere i sentieri è anche un modo per scoprire zone che spesso ho evitato perché le ritenevo troppe rischiose, e quindi “dannose”, per i muscoli delle mie gambe. Orlando

 

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