Si torna a pedalare

Eccomi alla vigilia della stagione di maratone… da ciclista. Non nascondo il piacere di avere l’occasione di seguire in una posizione di favorito le gare delle prossime settimane. Sarò impegnato con le maratone di Carpi, Venezia, Milano e Firenze, ma sarò presente anche a quella di NY. Quest’ultima però non la posso seguire in bicicletta, e la telecronaca viene fatta dagli studi di Rai Corporation, nel quartiere di Tribeca (10 chilometri dall’arrivo del Central Park), da dove vengono fatti i collegamenti che si vedono nei telegiornali. Una serie di studi molto particolari (all’entrata c’è una gigantografia di Ruggero Orlando) e con un panorama particolarmente suggestivo sia verso la parte centrale di Manhattan (direttamente sull’Empire State Building) sia su Downtown.
Tra le maratone che commento in bici, la più affascinante per me è quella di Venezia, soprattutto quando si percorrono gli ultimi 5 chilometri, perché a causa dell’andamento del percorso, stretto e tortuoso per i tanti ponti e le relative passerelle, non ci sono mezzi motorizzati e resto solo con gli atleti. In questo contesto non sono disturbato dal rumore dei motori ed il contatto con gli atleti è migliore. E poi c’è un fascino particolare nell’attraversare il Canal Grande e transitare di fianco Piazza San Marco; qui mi concedo 2 secondi di distrazione per osservare uno scorcio incomparabile, ma dopo poco giù lo sguardo per terra perché devo affrontare il ponte della Paglia, quello che affianca il ponte dei Sospiri, che fino a 2 anni fa era l’unico che dovevo percorrere a piedi con bici in spalla.
Nel corso della telecronaca preferisco non mettere sulle orecchie entrambe le cuffie: anche se così non sono isolato dalla confusione che si crea attorno alla corsa (moto, elicotteri, auto, applausi ed altro) e posso concentrarmi meglio, mi piace avere un orecchio sulla corsa. Mi interessa ascoltare le battute dei corridori, oppure rispondere a qualche loro richiesta, ma anche poter fare loro qualche domanda.
Bella da commentare è anche la maratona di Firenze, anche se le strade strette mi creano qualche difficoltà nel cambiare traiettoria quando seguo la corsa dei primi.
La meno impegnativa è quella di Carpi, sia per la piacevole discesa iniziale (nei primi 10-12 chilometri pedalo solo ogni tanto e qualche volta anche freno), sia perché i lunghi rettilinei e le strade larghe mi consentono di andare avanti e indietro con facilità nel caso debba passare dai corridori di testa a quelli che seguono. L’aspetto critico di questa trasferta è la riunione tecnica che la regista vuole sempre fare: io ci devo essere, ma il mio intervento è passivo perché poco m’interessa di come si devono muovere la moto 1, la 2, la 3, di quando si alza un elicottero o l’altro, e quando scendono per fare rifornimento. A dire il vero è meglio che lo sappia perché ne approfitto per fermarmi a fare pipì, ma da anni è lo stesso identico posto (il 26°km… non aspettatemi al varco!). A me interessa invece quando parte la diretta, e specialmente quali sono i programmi in caso di nebbia.
Infine Milano, la meno coinvolgente perché avverto un senso di disattenzione e vuoto. E pensare che quando transito io la corsa di testa attira ancora attenzione, soprattutto perché il cast dei partenti è sempre di buon livello. Ma nell’attraversare i viali non c’è curiosità: gli spettatori che incontro li potrei contare facilmente, e anche tenere a mente.
Se passerò integro la serie di maratone, senza cadere dalla bici com’è successo a Roma la scorsa primavera, la stagione degli impegni con le 42 km si conclude per me a Reggio Emilia; la Rai non trasmette questa corsa, ma sarò presente perché è sponsorizzata da New Balance. La maratona di Reggio è per me un appuntamento particolare perché è l’ultima della stagione e poi inizieranno le mie ferie, quelle nelle quali la corsa sarà solo piacere e non più lavoro.






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