Va o non va?
Da due settimane, quando vado a correre, mi sembra di avere un paio di gambe piene d’aria come delle zampogne e non c’è verso di… sgonfiarle. All’inizio ho pensato si trattasse degli effetti del caldo, che da metà giugno s’è fatto risentire e la conseguenza è la stanchezza, anche quando si tratta di sostenere una seduta di rigenerazione. Il mattino quando scendo dal letto la prima preoccupazione è l’ascolto delle gambe, perché dai primi passi capisco come sarà l’evoluzione della seduta che di lì a poco vado a sostenere. Ultimamente le gambe sono gonfie e pesanti, specialmente i polpacci e la parte anteriore delle cosce appena sopra il ginocchio.
In tali circostanze i dubbi su ciò che si sta facendo sono sempre numerosi: mi sto allenando troppo? Recupero in maniera inadeguata? Dormo poco? Sono scaduto di forza? Devo fare più allungamento? E chissà quali altre supposizioni ho fatto.
Di mezzo c’è stata la trasferta a Vieste per lo stage, e cambiando ambiente pensavo e speravo di trovare lo sblocco - soprattutto psicologico - di una situazione che giorno dopo giorno s’insinuava sempre più nel profondo del mio cervello.
Va o non va? Fintanto che si tratta/va di correre piano cercavo di compensare la perdita di efficienza fisica percorrendo più chilometri. Un circolo vizioso che però si dimostra una trappola perché più si corre più ci si sente pesanti. I saliscendi contribuiscono in questi casi a migliorare leggermente la situazione, perché la discesa conseguente alla salita appena percorsa permette alle gambe di rilassarsi un po’ ed il fiato di rientrare in un range più normale. Ma non appena le gambe ritrovano la pianura, la sensazione di gonfiore si ripresenta.
Ho provato ad attivare il circolo sanguineo inserendo qualche breve variazione di ritmo, ma anche in queste circostanze il miglioramento della situazione è stato momentaneo. All’indomani, sgambettando per rilassare i muscoli, speravo di sentirli meno gonfi. Accetto il mal di gambe per effetto della stanchezza relativa alla tirata del giorno precedente, ma sentire i muscoli dilatati come dei palloncini senza alcun motivo non mi è facile da mandar giù. Il gonfiore l’ho sempre sentito localizzato nelle cosce appena sopra il ginocchio e nei tibiali anteriori.
A Vieste ho avuto una leggera distorsione, e così ho approfittato di un paio di giorni di riposo, visto che avevo anche in programma il rientro a casa. Domenica scorsa, fiducioso che il riposo avesse contribuito a rilassare i muscoli, mi sono alzato con l’intenzione di fare un “medio”, anche perché il clima era davvero rinfrescato. Dopo 6km mi sono fermato: mi sentivo vuoto e pesante. E’ vero che ero partito troppo svelto, quasi di dieci secondi al chilometro, ma le gambe toccavano terra come dei palloni sgonfi e addio all’illusione di sentire le spinte reattive dei piedi.
Con le pive nel sacco sono rientrato a casa, non prima di aver fatto ancora qualche chilometro svelto per vedere se correndo nel range previsto la situazione migliorava. Ed in effetti qualche cosa di meglio l’ho avvertito. Ma nei due giorni successivi ancora gambe gonfie, anche se da lunedì avevo deciso di cambiare scarpe, ma sapevo già che dopo il cambio di calzature non avrei trovato soluzioni particolarmente incisive. Di solito mi servono un paio di settimane per adattare le scarpe a sentirle adatte al mio modo di correre.
Ieri mattina, sempre accompagnato dalle mie due mongolfiere, ho colto un segnale che nei giorni precedenti non avvertivo: avevo indolenzimenti ai fianchi, tanto da non riuscire a sollevare bene le ginocchia per portare avanti adeguatamente le gambe e correre con la sensazione di falcata tagliata. La situazione mi ha fatto riflettere: quadricipiti gonfi appena sopra le ginocchia, tibiali sempre indolenziti, e adesso anche il sartorio di entrambe le gambe indolenzito mi hanno fatto pensare che il mio peso gravava troppo in avanti.
Nel giro di qualche centinaio di metri mi sono fermato, ho slacciato le scarpe ed ho tolto dei rialzi che avevo sotto il tallone di entrambe le scarpe. Li avevo messi per scaricare il tendine d’Achille che mi aveva infastidito alcune settimane fa e da allora non li avevo tolti. A dire il vero ci avevo provato, ma dopo un paio di sedute avevo sentito ancora il tendine del piede sinistro un po’ indolenzito. Con le solette in mano ho percorso i tre chilometri che mi riportavano a casa ed in quel frangente speravo di aver trovato la soluzione: m’immaginavo che, come si sgonfia un palloncino, tolta la valvola l’aria esce libera, così sarebbe stato con la pesantezza delle mie gambe. In effetti un po’ meglio è andata in quel paio di chilometri percorsi per arrivare a casa, ma non potevo affermare di aver risolto definitivamente la situazione.
La risposta me l’avrebbe data la seduta di oggi. E così, sceso puntualmente dal letto, ho ascoltato le gambe. I muscoli erano sempre un filo indolenziti, ma ciò è praticamente nella norma, forse perché stanotte ho dormito più del solito (ieri sono crollato alle 9). Mi sono avviato al circuito per le ripetute, che temevo visto l’andamento degli ultimi 10-15 giorni, ma la giornata era ideale: leggera pioggia, cielo nuvoloso.
Era la prima volta che controllavo i ritmi ed ho corso con buon rendimento (3’30” al chilometro), leggermente meglio rispetto allo scorso autunno, quando avevo finito una mezza in poco meno di 1h20’.
Bella soddisfazione dopo un periodo in cui non capivo se le gambe seguivano me, o io loro.
Spero davvero di essere rimasto con in mano il petalo giusto della margherita che ho sfogliato in questo periodo.






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