Il fascino della bufera
Le bufere fanno sempre un po’ impressione, ma sono affascinanti, in ogni caso. Sono eventi pieni di energia, distruttiva senza dubbio, ma che offrono anche l’opportunità di valutazione. Sull’altopiano di Asiago dove ho abitato per alcuni anni, dopo una forte nevicata che osservavo rintanato passivamente in casa, uscivo con un misto di meraviglia ed apprensione. La meraviglia per l’affascinante scenario della fitta coltre che ammorbidiva il paesaggio e lo rendeva soffice, tenero, delicato. L’apprensione invece nasceva dal timore di rilevare danni: le cime degli alberi rotti, il tetto del garage incrinato, i teli che coprivano l’orto che avevano ceduto. In ogni caso era piacevole sentire il disturbo del freddo sulla pelle.
Non tutte le sensazioni disagevoli sono negative. Ritengo che i fastidi siano stimolanti, così come le bufere non sono tutte negative. Passato il momento critico, all’orizzonte prima o poi ricompare il sole.
La tranquillità che si avverte durante la bufera è di avere sempre un tetto sulla testa, specialmente quando lo si condivide. In questo momento ho avuto modo di verificare quanti abitano sotto il mio tetto e che in qualche modo mi hanno trasmesso il loro calore mentre avvertivo i brividi.
Il mio ringraziamento va a tutti quelli che hanno vestito i miei panni. A quanti non sono riusciti ad indossarli, invito a riflettere su quanto ha scritto una volta un vecchio indiano: “Cammina almeno un miglio con le mie scarpe prima di giudicarmi.”
Dopo ogni nevicata per terra resta il residuo della bufera, ed in montagna si è consapevoli che non si deve attendere che sia il sole a sciogliere la neve. Spalarla è un modo per andare avanti, pur sapendo che ogni giorno potrebbe nevicare.
Ma questa è la vita.






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